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Architettura delle relazioni. Il mondo come informazione e relazione

Il futuro-presente dell’architettura dell’informazione, dello user experience design e del design più in generale visto attraverso la lente della fisica, della biologia e delle neuroscienze. Perché la società della convergenza richiede anche una convergenza dei saperi per essere compresa e progettata.

It from bit […] tutto è bit […] Il punto unificante sembra essere il fatto che la trama del mondo non viene dagli oggetti, ma dalle relazioni fra gli oggetti, e dai processi. […] Pensare il mondo come un insieme di oggetti sembra funzionare sempre meno. Un oggetto esiste come nodo di un insieme di interazioni, di relazioni, e queste possono essere descritte in termini di informazione relativa di sistemi (o processi): informazione che un sistema ha su un altro sistema (Carlo Rovelli, Ogni cosa è informata).

Le parole di Rovelli si applicano altrettanto bene all’architettura dell’informazione, allo user experience design, alla content strategy – cos’è una storia se non una relazione di elementi che trasforma informazione in conoscenza?

L’articolo fornisce così inaspettatamente un’introduzione perfetta al prossimo summit di architettura dell’informazione, il cui tema è appunto l’architettura delle relazioni. Dall’oggetto alle relazioni, insomma: perché la moltiplicazione degli schermi e dei dispositivi rende il documento, la pagina, lo stesso sito web oggetti sempre più fluidi, legati a contesti mutevoli; e quindi la progettazione si sta spostando dal singolo oggetto all’ecosistema, che altro non è se non una relazione di oggetti. Scenario ben sintetizzato da questo tweet di Federico Badaloni.

For a long time #IA has classified information so that we could find it. Now, its challenge is to correlate it to enable us to understand.

Persino i sistemi di content management più evoluti stanno andando in questa direzione. Ad esempio, Drupal 8 introduce il concetto di entità in modo da poter definire qualunque contenuto come insieme e relazione di entità. Non esiste più la pagina o una sua parte, il nodo, o altra categoria predefinita, inevitabilmente costrittiva; esiste invece un sistema elastico di elementi (entità), capace di volta in volta di adattarsi ai diversi dispositivi e canali (adaptive content). Il contenuto servito a uno specifico dispositivo o canale non sarà altro che una vista, un particolare sottoinsieme di relazioni del sistema – progettato una e una sola volta per tutti i canali e le esigenze. (Devo a Maurizio Cavalletti di Akabit la scoperta di queste nuove funzionalità di Drupal).

Per approfondire

  1. The Architecture of Information, di Andrea Resmini; soprattutto i tre case study: The Johannesburg Art Gallery, The Istituto degli Innocenti, The Personal Travel Manager
  2. Information Architecture: an infrastructure for organized thinking, di Federico Badaloni
  3. The Machineries of Context, di Andrew Hinton