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Architettura delle relazioni #2. Lezioni per l’architettura dell’informazione dalla fisica

Relazione, interazione, sistema di sistemi: il mondo raccontato da Rovelli in ‘Sette brevi lezioni di fisica’ fornisce una chiave di lettura inaspettata anche per l’architettura dell’informazione e il design in genere.

Ho scoperto Rovelli leggendo un suo articolo su la Domenica de Il Sole 24 ore. Ne sono rimasto subito affascinato e gli ho dedicato il post Architettura delle relazioni. Il mondo come informazione e relazione. Le parole di Rovelli erano la migliore introduzione al Summit di architettura dell’informazione del 2014, che si sarebbe svolto di lì a poco e che aveva come titolo Architettura delle relazioni.

Così, il libro di Rovelli, Sette brevi lezioni di fisica, mi è sembrato una lettura importante. Rovelli riesce nell’impresa difficilissima di raccontare argomenti estremamente complessi con una scrittura essenziale, ridotta all’osso ma allo stesso tempo altamente emotiva. Più che lezioni sono racconti, che forse non ci restituiscono una comprensione piena delle teorie esposte, ma riescono sicuramente nell’intento di farci comprendere la loro essenza e farci venire voglia di studiarle (mi sono infatti appena procurato una versione divulgativa della relatività).

Visione: il mondo come relazione

Ma soprattutto, il libro amplifica quell’idea del mondo come sistema e relazione che già mi aveva colpito nell’articolo.

Un oggetto esiste come nodo di un insieme di interazioni, di relazioni, e queste possono essere descritte in termini di informazione relativa di sistemi […] informazione che un sistema ha su un altro sistema (Rovelli, Ogni cosa è informata).

Sono molto affezionato a quest’idea, cruciale anche per l’architettura dell’informazione, e probabilmente per il design in genere. Che oggi evolvono da progettazione di artefatti a regia di sistemi di relazioni. Se in questa cornice il systems thinking diviene centrale, allora anche le parole di Rovelli acquistano una portata molto più ampia, che dalla fisica sconfina verso il design, i media studies, l’epistemologia e la cultura in genere.

Ecco alcuni dei passaggi del libro che ho sottolineato.

È passato un secolo, e siamo allo stesso punto. Le equazioni della meccanica quantistica e le loro conseguenze vengono usate quotidianamente da fisici, ingegneri, chimici e biologi, nei campi più svariati. […] Eppure restano misteriose: non descrivono cosa succede a un sistema fisico, ma solo come un sistema fisico viene percepito da un altro sistema fisico. Che significa? Significa che la realtà essenziale di un sistema è indescrivibile? […] O significa, come a me sembra, che dobbiamo accettare l’idea che la realtà sia solo interazione? (Lezione 2. I quanti).

[…] il mondo sembra essere relazione, prima che oggetti. […] Come sparisce l’idea dello spazio continuo che contiene le cose, così sparisce anche l’idea di un «tempo» elementare e primitivo che scorre indipendentemente dalle cose. […] la danza della natura non si svolge al ritmo del bastone di un singolo direttore d’orchestra, di un singolo tempo: ogni processo danza indipendentemente con i vicini, seguendo un ritmo proprio (Lezione 5. Grani di spazio).

Siamo nodi di una rete di scambi […] del mondo che vediamo siamo anche parte integrante, non siamo osservatori esterni. Siamo situati in esso […] Le cose del mondo interagiscono in continuazione l’una con l’altra, e nel fare ciò lo stato di ciascuna porta traccia dello stato delle altre con cui ha interagito: in questo senso esse si scambiano di continuo informazione le une sulle altre. L’informazione che un sistema fisico ha su un altro sistema (In chiusura: noi).

Stile

Per concludere, un assaggio dello stile emotivo di Rovelli.

Ci sono capolavori assoluti che ci emozionano intensamente, il Requiem di Mozart, l’Odissea, la Cappella Sistina, Re Lear… Coglierne lo splendore può richiedere un percorso di apprendistato. Ma il premio è la pura bellezza. E non solo: anche l’aprirsi ai nostri occhi di uno sguardo nuovo sul mondo. La Relatività Generale, il gioiello di Albert Einstein, è uno di questi.

Ricordo l’emozione quando cominciai a capirne qualcosa. Era estate. Ero su una spiaggia della Calabria, a Condofuri, immerso nel sole della grecità mediterranea, al tempo dell’ultimo anno di università. I periodi di vacanza sono quelli in cui si studia meglio, perché non si è distratti dalla scuola. Studiavo su un libro con i margini rosicchiati dai topi, perché l’avevo usato per chiudere le tane di queste povere bestiole, di notte, nella casa malandata un po’ hippy nella collina umbra dove andavo a rifugiarmi dalla noia delle lezioni universitarie di Bologna. Ogni tanto alzavo gli occhi dal libro per guardare lo scintillio del mare: mi sembrava di vedere l’incurvarsi dello spazio e del tempo immaginati da Einstein (Lezione 1. La più bella delle teorie).

Per approfondire