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Architettura dell’informazione della città

Pervasive information architecture for the sentient city, l’intervento con Andrea Resmini al recente summit europeo di architettura dell’informazione è l’occasione per ripubblicare una versione aggiornata di quest’articolo.

a city processes information rather than merely moving it around
– Coward & Salingaros.

Pervasive information architecture for the sentient city

Di architettura dell’informazione della città ho parlato, insieme ad Andrea Resmini, al recente Summit europeo di architettura dell’informazione — EuroIA. I nuovi spunti nati dall’intervento e dalle discussioni con i colleghi sono l’occasione per ripubblicare una versione aggiornata di quest’articolo. Anzitutto, ecco qualche link sulla presentazione.

  1. Slide
  2. abstract
  3. note di Martin Belam.

La città come sistema complesso

Information networks provide a basis for understanding living cities [...] a city works less like an electronic computer, and more like the human brain. As a functionally complex system, it heuristically defines its own functionality by changing connections so as to optimize how components interact. [...] This analysis shifts the focus of understanding cities from their physical structure to the flow of information.

Così, Coward e Salingaros scrivono nel loro articolo The Information Architecture of Cities, articolo del 2004 che si rivela tuttavia attualissimo.

La città è un sistema complesso fatto di nodi e connessioni, di atomi e bit: in questo senso la città elabora informazioni piuttosto che farle semplicemente circolare — “a city processes information rather than merely moving it around”, scrivono ancora Coward e Salingaros.

I concetti di sistema ed ecosistema in connessione con quelli di architettura dell’informazione sono al centro anche della riflessione di Milan Guenther, la cui presentazione Architecting Information as the Enterprise DNA ha immediatamente preceduto la nostra proprio a EuroIA 2011. Milan non ha parlato specificamente di città, ma la suo concetto di enterprise ha molte affinità con quello di ecosistema, e il suo approccio si applica altrettanto bene al contesto urbano.

La città come testo, racconto, esperienza

Se l’architettura dell’informazione non riguarda soltanto il web ma tutti gli spazi informativi condivisi, allora anche la città può essere analizzata e progettata come un’architettura informativa. Leggere la città in questi termini permette appunto di focalizzarsi sull’idea di città come elaboratore di informazioni, esaltandone la dimensione relazionale e dinamica.

Come? Indagando i flussi di informazione che avvengono fra i nodi del grafo-città, quei “miliardi e miliardi di traiettorie” che per Sterling definiscono “le microstorie delle persone in relazione agli oggetti”. Rendere visibili queste microstorie significa comprendere le interazioni che avvengono nel tessuto urbano ai vari livelli di profondità.

Flessibilità – Resilience: un tema chiave

La flessibilità (resilience) è la capacità di un’architettura informativa di adattarsi a:

  1. differenti tipologie di pubblico
  2. differenti obiettivi
  3. differenti strategie di ricerca dell’informazione (information seeking behaviors).

Se la città è un sistema di nodi e connessioni (paths), allora possiamo agire soprattutto su questi ultimi per rendere la città flessibile. In realtà, anche i nodi (edifici, piazze ecc.) si modificano nel tempo, ma molto più lentamente rispetto ai percorsi — ci spiega la pace layering theory.

E quindi l’idea è quella di monitorare, registrare e sfruttare le interazioni fra l’uomo e la città (i paths, appunto) per consentire alla città stessa di rispondere, modellarsi in tempo reale sulla base di queste sollecitazioni (adattando i paths medesimi, o rendendone disponibili di alternativi). Le microstorie delle persone in relazione agli oggetti di cui parla Sterling diventano così il sistema nervoso della smart city, ciò che effettivamente la rende senziente (sentient). I modi per raccogliere queste storie possono essere vari: dall’internet of things tramite RFId o altro tipo di sensori al GPS, dai social network georeferenziati all’information shadow.

Ciò non significa abbandonare ogni altro sistema di pianificazione dall’alto di tipo più tradizionale in favore di automatismi governati interamente da algoritmi. Significa invece bilanciare, correggere e integrare gli schemi progettati dall’alto (top-down) sulle logiche spontanee (desire paths) che emergono dal basso (bottom-up). Significa in una parola co-design e flessibilità: la città si adatta e si autoripara come un tessuto vivo; da read-only environment evolve in read-write environment (Lessig).

We see our domain of operation as places where both the urban fabric as a whole, and discrete objects within it, have been endowed with the ability to gather, process, display, transmit, receive, store and take action on information (Urbanscale).

Progetti

Alla fine la lista dei progetti è più lunga di quanto pensassi. Ce ne sono certamente molti altri, difficile dar conto di tutti: qui ho cercato di indicare i più rappresentativi. Con l’intento di sottolineare anche la natura ibrida di queste iniziative, che spaziano dall’installazione artistica all’architettura in senso stretto, dall’urbanistica all’information design.

Libri

Articoli e siti web

Video

Architecture that senses and responds, Carlo Ratti, MIT SENSEable City Lab.

Finale letterario

Il Gran Kan possiede un atlante in cui sono raccolte le mappe di tutte le città [...] Nelle ultime carte dell’atlante si diluivano reticoli senza principio né fine, città a forma di Los Angeles, a forma di Kyoto-Osaka, senza forma (Calvino, Le città invisibili).

2 ottobre 2011

Commenti

Nikos Salingaros

Come autore dell’articolo, vorrei accennare al fatto che la Società Internazionale di Biourbanistica sta traducendo il libro in italiano, e dunque vi consiglio a chiederla per informazioni ulteriori sulla disponibilità di una versione italiana.

Saluti cordiali a tutti.

13 aprile 2011


Luca Rosati

Grazie della segnalazione Nikos e complimenti per la ricerca. Ci sono papers successivi che riprendono o ampliano il tema?

13 aprile 2011


Nikos Salingaros

Sì, alcuni qui in inglese:

A New Urban Philosophy

versione italiana pubblicata nel libro “No Alle Archistar”, LEF, Firenze, 2009.

Geospatial Analysis and Living Urban Geometry

Geometria y Vida del Espacio Urbano

con la versione italiana nello stesso libro,

e molti altri saggi.

Saluti cordiali.

14 aprile 2011


Architettura dell’informazione della città | information architecture | Scoop.it

[...] Architettura dell’informazione della città [...]

3 ottobre 2011


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