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Architettura dell’informazione convergenza cross-media

Quello che appare su un media viene ricercato in un altro. Proprio per questo i progetti di comunicazione stanno cominciando a essere crossmediali. In un simile scenario di convergenza e complementarità, non solo fra i media ma anche fra i vari contesti fisici e digitali, l’architettura dell’informazione è chiamata a ripensare il proprio ruolo.

Nel numero di Nòva 24 di giovedì 1 novembre 2007, p. 1, Luca Tremolada scrive:

Tuttavia, è proprio il comportamento crossmediale dei consumatori che sta ribaltando le gerarchie. Sempre più spesso […] televisione e carta stampata stimolano le ricerche su internet. Il 65% degli italiani che usano un motore di ricerca ha approfondito su internet un prodotto o un servizio visto in uno spot televisivo o radiofonico oppure in una pubblicità su un quotidiano. Insomma, quello che appare su un media viene ricercato in un altro. Proprio per questo i progetti di comunicazione stanno cominciando a essere crossmediali (Tremolada).

In un simile scenario di convergenza e complementarità, non solo fra i media ma anche fra i vari contesti fisici e digitali, anche l’architettura dell’informazione è chiamata a ripensare il proprio ruolo, espandendo il proprio raggio d’azione.

Poiché l’architettura dell’informazione – e l’organizzazione della conoscenza in generale – sono relativamente indipendenti dal mezzo a cui si applicano, queste discipline possono svolgere il ruolo di collante fra i differenti contesti coinvolti da una stessa strategia di comunicazione o da un medesimo servizio.

Se i contesti o i mezzi variano, i modelli di architettura informativa e di interazione soggiacenti possono (dovrebbero) rimanere costanti: ciò assicura una unità e continuità fra tali contesti, rendendone riconoscibile la matrice comune, ed evitando al pubblico di dover apprendere ogni volta un modello diverso.

In questo senso si muove anche il keynote di Andrei Herasimchuk per la Design by Fire Conference 2007, Think from the Center – Design for the Edge (v. in particolare le slide 43 e sgg.). Il “centro” (center) di cui parla Herasimchuk è proprio la struttura, il “content”, l’architettura informativa di un progetto (sia esso un artefatto o – a maggior ragione – un servizio); i “margini” (edge) i differenti mezzi/contesti in cui tale architettura si declina. Un’unica architettura, più dispositivi; un unico servizio/strategia, più mezzi/contesti.