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	<title>Commenti a: Architettura dell&#8217;informazione e luoghi</title>
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	<description>Architettura dell&#039;informazione</description>
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		<title>Di: Luca Rosati</title>
		<link>http://lucarosati.it/blog/architettura-informazione-luoghi#comment-49</link>
		<dc:creator>Luca Rosati</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2009 17:04:09 +0000</pubDate>
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		<description>Hai ragione! Anche io tendo comunque a ragionare più in termini di integrazione che di sostituzione. Il MIT ha mostrato un aggeggio carino (6th Sense) alla TED conference:
http://www.ted.com/index.php/talks/pattie_maes_demos_the_sixth_sense.html

Tuttavia, se il cellulare è ormai qualcosa che ci appartiene altri dispositivi come questo potrebbero essere ancora percepiti come &quot;estranei&quot;.

Ecco perché penso a qualcosa di contestuale, integrato nell&#039;ambiente, il più possibile &quot;invisibile&quot; (alla Norman).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Hai ragione! Anche io tendo comunque a ragionare più in termini di integrazione che di sostituzione. Il MIT ha mostrato un aggeggio carino (6th Sense) alla TED conference:<br />
<a href="http://www.ted.com/index.php/talks/pattie_maes_demos_the_sixth_sense.html" rel="nofollow">http://www.ted.com/index.php/talks/pattie_maes_demos_the_sixth_sense.html</a></p>
<p>Tuttavia, se il cellulare è ormai qualcosa che ci appartiene altri dispositivi come questo potrebbero essere ancora percepiti come &#8220;estranei&#8221;.</p>
<p>Ecco perché penso a qualcosa di contestuale, integrato nell&#8217;ambiente, il più possibile &#8220;invisibile&#8221; (alla Norman).</p>
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		<title>Di: Luigi Spagnolo</title>
		<link>http://lucarosati.it/blog/architettura-informazione-luoghi#comment-48</link>
		<dc:creator>Luigi Spagnolo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2009 16:01:02 +0000</pubDate>
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		<description>Trasferire gran parte dell&#039;informazione, compresa quella prossemica, su un dispositivo mobile potrebbe comportare il rischio di distrarre l&#039;utente dall&#039;esperienza fisica. 

La soluzione potrebbe essere quella dell&#039;augmented reality: il device mobile - uno schermo o magari un paio di occhiali - mostrano l&#039;ambiente fisico così come ci appare davanti ma &quot;arricchito&quot; di informazioni &quot;personalizzate&quot;: basta uno schermo translucente o anche la fotocamera di uno smartphone che riprende l&#039;ambiente circostante e lo proietta con le informazioni aggiuntive in sovrinpressione. 

A pensarci è come se il dispositivo mobile fosse una sorta di versione tecnologica della lente di ingrandimento (che non a caso è l&#039;icona che simboleggia di solito la ricerca).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Trasferire gran parte dell&#8217;informazione, compresa quella prossemica, su un dispositivo mobile potrebbe comportare il rischio di distrarre l&#8217;utente dall&#8217;esperienza fisica. </p>
<p>La soluzione potrebbe essere quella dell&#8217;augmented reality: il device mobile &#8211; uno schermo o magari un paio di occhiali &#8211; mostrano l&#8217;ambiente fisico così come ci appare davanti ma &#8220;arricchito&#8221; di informazioni &#8220;personalizzate&#8221;: basta uno schermo translucente o anche la fotocamera di uno smartphone che riprende l&#8217;ambiente circostante e lo proietta con le informazioni aggiuntive in sovrinpressione. </p>
<p>A pensarci è come se il dispositivo mobile fosse una sorta di versione tecnologica della lente di ingrandimento (che non a caso è l&#8217;icona che simboleggia di solito la ricerca).</p>
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		<title>Di: Luca Rosati</title>
		<link>http://lucarosati.it/blog/architettura-informazione-luoghi#comment-46</link>
		<dc:creator>Luca Rosati</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 14:25:07 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Luigi, concordo con la tua osservazione e con la rilevanza del searching.

Per quanto riguarda i &quot;vincoli fisici&quot; una possibilità è quella di aggiungere informazione ai prodotti svincolandola dal prodotto fisico stesso, veicolandola attraverso dispositivi mobili, schermi ecc.

Si potrebbe avere un punto vendita in stile Ikea dove i prodotti sono solo visti e consultati, mentre il ritiro della merce avviene dal magazzino. Certo, non so in termini di marketing che impatto può avere sul consumatore, e certo non si adatta a tutti i prodotti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Luigi, concordo con la tua osservazione e con la rilevanza del searching.</p>
<p>Per quanto riguarda i &#8220;vincoli fisici&#8221; una possibilità è quella di aggiungere informazione ai prodotti svincolandola dal prodotto fisico stesso, veicolandola attraverso dispositivi mobili, schermi ecc.</p>
<p>Si potrebbe avere un punto vendita in stile Ikea dove i prodotti sono solo visti e consultati, mentre il ritiro della merce avviene dal magazzino. Certo, non so in termini di marketing che impatto può avere sul consumatore, e certo non si adatta a tutti i prodotti.</p>
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		<title>Di: Luigi Spagnolo</title>
		<link>http://lucarosati.it/blog/architettura-informazione-luoghi#comment-45</link>
		<dc:creator>Luigi Spagnolo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 14:14:43 +0000</pubDate>
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		<description>Un aspetto particolarmente interessante potrebbe essere quello di applicare il concetto di search anche agli spazi fisici, laddove invece, per ovvi motivi, l&#039;interazione tipica è il browsing più o meno &quot;sequenziale&quot;. 

Sullo spazio di Morville su Flickr c&#039;è l&#039;esempio di WineM (http://thingm.com/products/winem.html) che è una cantinetta per vini che, facendo uso di tag rfid e luci colorate, può essere &quot;interrogata&quot; con le modalità tipiche della faceted search. 
Sarebbe carino un museo strutturato allo stesso modo, con tag rfid e luci colorate che guidano il visitatore lungo un percorso ad hoc ricavato in base alle sue preferenze e alle sue &quot;query&quot;. Anche se la cosa si scontra poi con i vincoli fisici: il rack per vini di cui sopra, così come i siti web, sono progettati per una esplorazione/ricerca da parte di un singolo utente alla volta. 
Invece negli spazi fisici abbiamo più utenti per volta, ciascuno con i suoi personali obiettivi, magari anche in contrasto fra loro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un aspetto particolarmente interessante potrebbe essere quello di applicare il concetto di search anche agli spazi fisici, laddove invece, per ovvi motivi, l&#8217;interazione tipica è il browsing più o meno &#8220;sequenziale&#8221;. </p>
<p>Sullo spazio di Morville su Flickr c&#8217;è l&#8217;esempio di WineM (<a href="http://thingm.com/products/winem.html" rel="nofollow">http://thingm.com/products/winem.html</a>) che è una cantinetta per vini che, facendo uso di tag rfid e luci colorate, può essere &#8220;interrogata&#8221; con le modalità tipiche della faceted search.<br />
Sarebbe carino un museo strutturato allo stesso modo, con tag rfid e luci colorate che guidano il visitatore lungo un percorso ad hoc ricavato in base alle sue preferenze e alle sue &#8220;query&#8221;. Anche se la cosa si scontra poi con i vincoli fisici: il rack per vini di cui sopra, così come i siti web, sono progettati per una esplorazione/ricerca da parte di un singolo utente alla volta.<br />
Invece negli spazi fisici abbiamo più utenti per volta, ciascuno con i suoi personali obiettivi, magari anche in contrasto fra loro.</p>
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	<item>
		<title>Di: Architettura dell’informazione e luoghi &#124; 24 Blog News</title>
		<link>http://lucarosati.it/blog/architettura-informazione-luoghi#comment-42</link>
		<dc:creator>Architettura dell’informazione e luoghi &#124; 24 Blog News</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 23:47:05 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Architettura dell’informazione e luoghi [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Architettura dell’informazione e luoghi [...]</p>
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