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Beacon, proximity marketing e user experience

Fra esperienza e racconto c’è un legame intimo. Ogni nostra interazione con oggetti, luoghi e persone genera storie: beacon (e internet degli oggetti più in generale) documentano queste storie altrimenti destinate all’oblio.


Beacon, proximity marketing e user experience è il tema dei miei interventi a Web Marketing Expo (Padova, 26 settembre) e Appy Days (Todi, 27 settembre). Ne propongo qui una sintesi.

Il valore delle storie

“O Giglio-Tigre” disse Alice, rivolgendosi a un fiore di quella specie che si lasciava mollemente dondolare nel vento. “Che bello sarebbe se tu potessi parlare!”. “Certo che possiamo parlare!” rispose il Giglio-Tigre, “basta che ci sia qualcuno con il quale valga la pena di parlare” (Carroll, Attraverso lo specchio).

Fra esperienza e racconto c’è un legame intimo. Ogni nostra interazione con oggetti, luoghi e persone genera storie: si tratta però di storie effimere, destinate nella maggioranza dei casi all’oblio.

L’internet of things restituisce alle nostre storie quotidiane una voce, le trasforma in racconti documentabili in tempo reale e le sfrutta per costruire un’interazione arricchita con l’ambiente che ci circonda. I beacon, in particolare, forniscono ai luoghi una capacità potenziata di raccogliere, processare e rispondere all’informazione; i luoghi diventano così capaci di interagire – proprio come avviene nel mondo di Alice. Proximity marketing, storytelling ed engagement sono in questo senso strettamente connessi: luoghi, oggetti, percorsi, tutto potenzialmente diventa tracciabile e azionabile.

Engagement

Attraverso la precisa localizzazione di oggetti e persone anche in aree di piccolo raggio, i beacon creano un engagement mirato: nel contesto opportuno, al momento opportuno, al pubblico interessato. I beacon portano nel mondo fisico le logiche tipiche del digitale, fondendo il meglio dei due mondi: la sensorialità degli atomi e l’infinità dei bit. Le statistiche ci dicono che nonostante la diffusione del digitale le nostre esperienze trovano ancora nei luoghi fisici il punto di massimo coinvolgimento. I luoghi sollecitano tutti i nostri sensi restituendoci un’esperienza più immersiva: pensiamo ad esempio al punto vendita, al museo, alla città più in generale.

Il matrimonio di atomi e bit è un modo per “esperienzializzare” beni e servizi rendendoli resilienti, capaci cioè di rispondere alle esigenze di ciascuno modellandosi sui suoi obiettivi, strategie di ricerca, modalità di interazione e acquisto. In concreto, possiamo:

  • correlare a luoghi, oggetti e azioni contenuti digitali interattivi sul cloud
  • personalizzare percorsi e strategie di ricerca, e migliorare l’orientamento
  • suggerire correlazioni su misura (se ti interessa x potrebbe interessarti anche…)
  • monitorare in tempo reale il comportamento del pubblico.

L’obiettivo ultimo è per me quello di un design blended (misto), che consiste nel bilanciare meccaniche top-down (quelle elaborate dall’alto dall’azienda) con quelle bottom-up (il feedback che proviene dal comportamento spontaneo delle persone), mediante un processo di azione e retroazione.

Per approfondire

  1. Il museo come esperienza
  2. Mappa racconto e architettura dell’informazione
  3. 46% of Retailers Move to Beacons; 71% Learning Buying Patterns