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Bisettrici manichee e altri delitti (della scrittura)

Un bel libro rovinato da esibizionismi linguistici che rischiano un effetto comico. Un’occasione in più per riflettere sull’usabilità della scrittura.

Ritagliata in losanghe cangianti, la luce tenta di mimare le zone di luce e di ombra, che proiettano le identità dei personaggi. Nell’universo noir, la doppiezza regna incontrastata; e la bisettrice manichea è scalzata da confini mobili e sfrangiati fra bene e male.

Questo leggo a p. 61 del saggio Album Tabucchi di Thea Rimini (i grassetti sono miei).

Perché rovinare così un libro? Questo saggio è infatti una bella analisi del rapporto scrittura-immagine (cinema, pittura e fotografia) in Tabucchi. Ma trovate linguistiche come quella citata, che di tanto in tanto fanno capolino nel testo, sono macchie che rischiano di offuscare l’intero lavoro. E l’effetto non è colto, ma comico.

Tecnicismo vs tecnico, fumo vs arrosto

Purismi, cultismi, accademismi… gli -ismi sono sempre negativi, qualunque ne sia l’origine. Mi viene in mente in questo senso la distinzione termine tecnico vs tecnicismo di Carofiglio citato da Luisa Carrada.

Gli pseudotecnicismi sono parole o locuzioni dall’apparenza specialistica, ma in realtà prive di un’autentica necessità concettuale. Esse vengono utilizzate per pigrizia, per conformismo, e per conferire ai testi una parvenza di formalità se non, addirittura, di sacralità. Diversamente dallo pseudotecnicismo, il termine tecnico è indispensabile per indicare un concetto o una categoria esistente solo in un determinato settore del sapere.

Il ricorso agli pseudotecnicismi è un vezzo particolarmente diffuso non solo nella pubblica amministrazione o nel settore aziendale – il burocratese, l’aziendalese ecc.; ma anche in certo ambiente accademico – ed ecco l’accademichese. Che è nei casi peggiori un modo per dare parvenza d’arrosto a qualcosa che è in realtà soltanto fumo; nei casi migliori un modo per complicare inutilmente ciò che si potrebbe dire molto più semplicemente. E semplicità non significa povertà.

Ecco qualche altro esempio.

Laddove lo scrittore italiano, sulla scorta di Ejzenstejn, sovverte la frigida realtà delle cose […]

Ancor prima di conoscersi, Tabucchi e Angelopulos si fanno, negli stessi anni, aedi brechtiani dell’Italia e della Grecia. Dal loro canto nasce un dolente montaggio (pp. 33, 35, grassetti miei).

Finale cinematografico

Ecco, ma chi scrive queste cose, non è che la sera, magari prima di addormentarsi, ha un momento di rimorso? (Nanni Moretti, Caro diario).