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Card sorting collaborativo

Il card sorting collaborativo è una variante più veloce ed economica del card sorting tradizionale: si colloca fra i metodi agili o lean dello user experience design, e è particolarmente adatto a progetti o contesti caratterizzati da rapido mutamento, dove il fattore tempo è cruciale.

Ricerche rimaste sulla carta

“La più grande bugia del software è la fase 2” – scrivono Gothelf e Seiden in Lean UX. Così come molti progetti rimangono sulla carta, anche molte ricerche con gli utenti fanno la stessa fine. Molte non partono neppure. I motivi sono vari, ma un problema ricorrente è quello del fattore tempo: ricerche e test spesso non si accordano con i ritmi frenetici di molte aziende e organizzazioni, in cui i cambiamenti sono repentini.

Il rischio è allora che i test – soprattutto quelli più elaborati come il card sorting – siano percepiti come inadeguati; o che i risultati siano già vecchi prima ancora di produrre cambiamenti. È questo il motivo della convergenza fra user experience design e modelli semplificati di sviluppo: agile, lean, sprint ecc. (Uso agile come termine ombrello per individuare approcci snelli al progetto, al di là delle specifiche differenze fra una corrente e l’altra).

Molto spesso negli ultimi due-tre anni mi sono trovato in situazioni apparentemente contraddittorie: da un lato la richiesta di fare ricerche e test con utenti, dall’altro un contesto complesso in continuo mutamento. È in queste situazioni che l’approccio leggero (lean) allo user experience design si rivela vincente: poco e spesso anziché tanto una volta sola. Prima ancora che i termini agile o lean diventassero popolari, Steve Krug già dal 2000 è stato un promotore di questo approccio, con la sua ricetta di test a basso costo (di tempo e di denaro) e iterativi.

card sorting

Il Delphi card sorting

In uno scenario di questo tipo ho sperimentato per la prima volta una variante collaborativa del card sorting, il cosiddetto Delphi card sorting messo a punto da Celeste Lyn Paul. Anziché far eseguire il card sorting a ogni soggetto separatamente, e poi analizzare i risultati, questo metodo fa collaborare fra loro più persone (ca. 8-10) per giungere a un output condiviso.

Il gruppo non parte da una tabula rasa ma da un’architettura preesistente (i cartoncini sono cioè già organizzati); l’architettura di partenza può essere frutto di un card sorting precedente, elaborata da un utente o da un esperto.

Al primo partecipante, quindi, viene chiesto di modificare la struttura di partenza fintanto che non sia soddisfatto del risultato. Ad ogni partecipante successivo viene chiesto di modificare la struttura modificata dal partecipante precedente. La modifica può riguardare:

  • l’ordine dei cartoncini
  • i nomi dei cartoncini o delle classi in cui i cartoncini sono raggruppati
  • l’esclusione di alcuni cartoncini.

La tecnica – scrive Paul – è simile al principio hegeliano di tesi, antitesi, sintesi: a un argomento segue un contro-argomento finché non viene raggiunto un consenso.

Il card sorting collaborativo (ovvero il Delphi card sorting modificato da me)

A mia volta ho introdotto due piccole varianti al Delphi card sorting, con l’obiettivo di avere una maggiore velocità e praticità da un lato, e una maggiore interazione verbale fra i partecipanti dall’altro.

  1. La prima variante riguarda l’architettura di partenza. Anziché realizzare una struttura ad hoc, ho pensato di usare come base l’architettura oggetto di re-design. Questo elimina il problema dei partecipanti-zero o degli esperti (seed participants) a cui far elaborare il primo card sorting.
  2. La seconda variante è quella di far lavorare i partecipanti due o tre alla volta, anziché uno alla volta, in modo da stimolare l’interazione a voce e aumentare la dose di co-design.

In alcuni workshop di co-design ho notato che l’interazione contemporanea di troppe persone può generare paralisi, fenomeni di leadership o di abbandono; mantenendo invece basso il numero di persone che operano contemporaneamente su un artefatto, il problema si riduce drasticamente.

Ovviamente non ho alcuna evidenza scientifica a riscontro del mio metodo; dal punto di vista empirico mi sembra che abbia dato i suoi risultati, mi ritengo soddisfatto e lo sperimenterò ancora (sia nella versione Delphi originale sia in quella modificata).

Vantaggi

La ricerca di Celeste Lyn Paul presenta diversi vantaggi del Delphi card sorting rispetto al card sorting classico; per i dettagli rimando all’articolo A Modified Delphi Approach to a New Card Sorting Methodology, par. Methodology.

In generale, questa tecnica costituisce una variante più abbordabile ed economica (soprattutto in termini di tempo) rispetto al card sorting classico (aperto o chiuso che sia). Può essere perciò impiegato più volte, in maniera iterativa, a partire già dalle prime fasi del processo di (re-)design. È facile da realizzare e richiede un basso numero di partecipanti.

Altro merito del metodo Delphi è quello di far interagire fra loro le persone non direttamente ma attraverso gli artefatti (le architetture) che ciascuno elabora: l’output prodotto da un partecipante diviene l’input per il partecipante successivo.

Per approfondire

Su card sorting e lean user experience design.

  1. Paul, A Modified Delphi Approach to a New Card Sorting Methodology
  2. Follett, Integrating Agile and UX design

Su card sorting in generale.

  1. Spencer, Card sorting: a definitive guide
  2. Usability.gov, Card Sorting