Home > Blog > La cura del contenuto

La cura del contenuto

Dalla produzione alla cura del contenuto: le varie forme della scrittura – tweet, blog, libri – sono nodi di un medesimo ecosistema che si autoalimenta per circolarità virtuosa e sposta il valore dalla produzione alla cura.

Micro-blogging

Comincio spesso con un tweet, scritto da me, preferito o re-tweettato: è il modo più immediato per salvare una risorsa di interesse. A questo possono poi seguire altri conguettii e sollecitazioni varie, e è facile che tutto ciò diventi il nucleo di una riflessione più ampia.

Blogging

È così che molto spesso nasce un post nel mio blog. Il post, per quanto breve, ha un respiro più ampio e permette di unire i puntini, di aggregare cioè micro-storie isolate (tweet, mail, letture di vario genere) in storie più ampie.

Social, blog, libri sono strati diversi di una storia, tutti validi perché concorrono in momenti e con finalità diverse alla costruzione della storia stessa.

Articoli, libri e altro

I post del blog possono evolvere a loro volta, e i fili di post dare origine a qualcosa di più strutturato ancora, come l’articolo di rivista, il capitolo o il libro. I tempi e la struttura dei prodotti più tradizionali della scrittura sono un modo per dare sistematicità a quanto iniziato altrove, per fissarlo in qualche modo. Anzitutto per me stesso, prima ancora che per gli altri.

La lentezza delle forme tradizionali non si oppone alla velocità del web: queste forme si prestano a interagire, sono modi diversi per raccontare una storia, o per cominciare a comporla.

Ora mescolate il tutto

Ma non è tutto così semplice – e proprio questo è il bello. Il percorso che ho descritto, infatti, non è lineare. Nel senso che i vari stadi del percorso possono intrecciarsi fra loro in modo imprevisto: più che i punti di una sequenza, questi vari artefatti costituiscono i nodi di una rete; la simultaneità prevale molto spesso sulla successione.

Abbiamo contenuti che precedono altri contenuti (anche se di diversa specie e granularità) ma anche (e soprattutto) contenuti che modificano altri contenuti secondo una circolarità virtuosa. Facendo il verso a Piero Sraffa, potremmo dire: “produzione di contenuti a mezzo di contenuti”.

Dalla produzione alla cura

Così, sotto la spinta di un tweet, un post o un libro, mi trovo a riprendere in mano contenuti esistenti e a modificarli.

I post del mio blog non sono oggetti scritti una volta per tutte, che si depositano per accumulazione: sempre più spesso mi capita di buttarne alcuni (perché decisamente obsoleti), editarne altri per produrne una versione aggiornata, o aggregare fra loro in forma più strutturata post originariamente isolati. Ovviamente con le opportune attenzioni in termini di architettura dell’informazione (reindirizzamenti, rimandi ecc.).

Insomma, l’opzione di conservare e archiviare tutto mi sembra nel mio caso meno valida rispetto a quella dell’evoluzione progressiva. La memoria non è conservare tutto: è una questione di rapporto segnale/rumore.

Per approfondire

Queste riflessioni devono molto a Luisa Carrada (pro-seguono per l’appunto le sue):

Sul tema aggregazione vs cura: