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Internet delle cose e social network geolocalizzati

In che modo è possibile sfruttare social network geolocalizzati come Foursquare per creare una internet delle cose fai-da-te e arricchire l’esperienza utente in luoghi fisici?

Questo è il tema che Francesca Fabbri (Mimulus), Andrea Resmini e io affronteremo nel nostro intervento a Better Software (Firenze, 27-28 giugno): Realtà aumentata e network geolocalizzati. Arricchire l’esperienza utente integrando atomi e bit.

Perché
Qual è il nesso fra internet delle cose e user experience

“O Giglio-Tigre” disse Alice, rivolgendosi a un fiore di quella specie che si lasciava mollemente dondolare nel vento. “Che bello sarebbe se tu potessi parlare!” (Carroll, Attraverso lo specchio).

Quante volte ci siamo smarriti in un ospedale cercando un ambulatorio? Quante volte ci sarebbe piaciuto visitare una città potendo scegliere un tema specifico? Per questi problemi sono state fornite nel tempo varie soluzioni, ma che succederebbe se oggetti e luoghi potessero parlare?

Fuoriuscito dallo spazio ristretto dello schermo, il web si sta diffondendo in un insieme sempre più ampio di oggetti quotidiani: la compenetrazione tra atomi e bit (augmented reality, ubiquitous computing) permette un’interazione arricchita con l’ambiente che ci circonda, dà voce alle nostre relazioni con i luoghi e gli oggetti che ci circondano, che divengono così storie documentabili e manipolabili in tempo reale.

Come
Creare una internet delle cose dal basso (senza RFId e simili)

Per creare una internet delle cose, si possono seguire due approcci.

  1. Un approccio top-down, che associa in modo sistematico a oggetti o luoghi identificatori elettronici univoci (QR code, RFId e simili) capaci di trasmettere o ricevere informazioni.
  2. Un approccio bottom-up, che sfrutta la cosiddetta ombra di informazione (Kuniavsky 2010) che oggetti e luoghi proiettano sul web attraverso l’attività spontanea degli utenti (le foto che carichiamo su Flickr, le schede dei libri su Amazon o aNobii, e più in generale tutte le tracce delle nostre interazioni con luoghi e persone che lasciamo in rete).

An enormous quantity of user-generated content exists on the Internet tied to nearly every product. Virtually everything made or grown has been reviewed, discussed, photographed, mocked, praised, prodded, measured, disassembled, and hacked. Until the Internet, little of this social life was available; now there is a flood.
The digitally accessible information about an object can be called its information shadow. Nearly all industrially created objects have rich information shadows, even if those shadows are invisible to their owners and users.
[…] Everyday objects have been separated for a long time from their information shadows, as Peter Pan was from his actual shadow. The complexity of finding, organizing, and accessing this information divided the world of objects and the world of information shadows. […] For consumers, ubiquitous computing attaches the information shadow to the object, like Wendy does to Peter Pan’s shadow (Kuniavsky 2010, pp. 71-73).

Il nostro progetto segue questa seconda logica. In modo simile ad applicazioni come Wikitude o Layar, i social network georeferenziati costituiscono uno strato informativo digitale che è possibile sovrapporre al mondo fisico per consentire un’interazione arricchita fra persone e ambiente. La geolocalizzazione è l’anello che permette di legare in modo univoco i luoghi e la loro relativa ombra digitale. Le persone fanno il resto.

As the information shadows become thicker, more substantial, the need for explicit metadata diminishes. Our cameras, our microphones, are becoming the eyes and ears of the Web, our motion sensors, proximity sensors its proprioception, GPS its sense of location. Indeed, the baby is growing up. We are meeting the internet, and it is us. [...] As more and more of our world is sensor-enabled, there will be surprising revelations in how much meaning – and value – can be extracted from their data streams. (O’Reilly & Battelle 2009).

Cosa
Un caso studio sul tema

Attraverso un caso studio relativo alla città di Bologna, mostreremo come sia possibile progettare esperienze aumentate sfruttando social network georeferenziati – nella fattispecie, Foursquare. Per esperienze aumentate intendiamo:

In questa prospettiva, Foursquare fornisce un framework già pronto all’uso per costruire un ecosistema fisico-digitale, con indubbi vantaggi:

Video e slide dell’intervento

Per approfondire

14 giugno 2011

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