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Incidenti e architettura dell’informazione

Quanto può costare una cattiva architettura dell’informazione? E in particolare una errata o mancata connessione delle informazioni?

Due tragedie recenti dimostrano in modo eclatante la necessità di abbattere i silos informativi: quelli fra i reparti di una stessa azienda, ma anche quelli fra azienda e azienda e fra paese e paese.

I fatti a cui mi riferisco sono:

In entrambi i casi il motivo conduttore è lo stesso: un sistema di gestione non dialoga con gli altri, e ignora cosa avviene al di fuori di sé.

  • Nel primo caso, Trenitalia ha dichiarato di non essere responsabile perché il vagone deragliato non apparteneva alle Ferrovie dello stato, le quali pertanto non avevano alcun controllo sulla sua manutenzione.
  • Nel secondo, si è saputo che il velivolo precipitato era stato interdetto al volo nei cieli francesi (per ragioni di sicurezza). Come è stato possibile allora che i passeggeri partiti da Parigi e diretti alle Comore siano finiti su quell’aereo? Semplice: l’aereo partito da Parigi era in regola; ma nello scalo a Sanaa i passeggeri sono stati fatti salire su un altro mezzo, quello incriminato.

Questi episodi non sono isolati.

Nel suo libro Organising Knowledge: Taxonomies, Knowledge and Organisational Effectiveness, Patick Lambe riporta diversi casi di tragedie simili.

A incrementare la lista di sciagure legate a un cattiva trovabilità contribuisce anche lo studio di Susan Feldman The high cost of not finding information.