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L’ordine del tempo. Anatomia di un capolavoro

Rovelli riesce ad affrontare temi di estrema complessità con una grazia rara, ricorrendo più al racconto e alla poesia che al modo argomentativo del trattato. Una lezione di stile per scrittori, comunicatori, designer.

Dio non ha disegnato il mondo con linee continue: lo ha tratteggiato a puntini con mano leggera come faceva Seurat (p. 76).

Così procede anche la scrittura di Rovelli. A tratti, a piccole pennellate, luminosa come un quadro impressionista. Quando deve spiegare concetti complessi, Rovelli non ricorre allo stile argomentativo del trattato ma alla poesia, all’arte, alla musica. Questo gli permette di parlare di fenomeni e teorie di estrema complessità con la leggerezza e la semplicità dei bambini.

Rovelli, L'ordine del tempo

Poesia

Con i versi, quelli delle Odi di Orazio per lo più, si apre ogni capitolo del libro. La ragione di questa scelta è che per Rovelli fra poesia e scienza esiste una radice profonda: entrambe cercano di “vedere al di là del visibile” (p. 28). (Anche i filosofi della scienza Popper e Kuhn sostenevano che molte teorie scientifiche hanno le proprie radici in una visione del mondo metafisica: Copernico non possedeva molti più dati sperimentali di Tolomeo; sono la mutata cornice culturale e una diversa concezione delle cose che lo portano a elaborare la teoria eliocentrica).

La scrittura di Rovelli è così molto più vicina alla poesia che alla prosa, procede lieve, con periodi brevi, a volte per ellissi che conferiscono al libro una levità rara. Capace di sintetizzare in poche pagine argomenti difficili senza ridurne la complessità, anzi entrandoci dentro fino in fondo. Attraverso questo stile vivido la complessità diventa percorribile, comprensibile.

Oltre che scienziato e filosofo della scienza, Rovelli si rivela uno scrittore raffinatissimo, che può entrare di diritto nella storia della letteratura al pari di altri grandi scrittori-trattatisti come Galileo, Longhi, Contini. Tra i poeti, invece, l’associazione più spontanea che mi suscita è con i simbolisti, con Pascoli, Campana.

In ogni luogo, il tempo ha un ritmo diverso, un diverso andare. Intrecciano danze a ritmi diversi, le cose del mondo. Se il mondo è retto da Siva danzante, di Siva danzanti ce ne devono essere diecimila, una grande danza comune, come un quadro di Matisse… (p. 25).

Esattezza

Le nostre parole sono spesso prive di significato. Ciò accade perché le abbiamo consumate, estenuate, svuotate con un uso eccessivo e soprattutto inconsapevole, le abbiamo rese bozzoli vuoti. Per raccontare, dobbiamo rigenerare le nostre parole. Dobbiamo restituire loro senso, consistenza, colore, suono, odore. E per fare questo dobbiamo farle a pezzi e poi ricostruirle.

Nei nostri seminari chiamiamo “manomissione” questa operazione di rottura e ricostruzione. La parola manomissione ha due significati, in apparenza molto diversi. Nel primo significato essa è sinonimo di alterazione, violazione, danneggiamento. Nel secondo, che discende direttamente dall’antico diritto romano (manomissione era la cerimonia con cui uno schiavo veniva liberato), essa è sinonimo di liberazione, riscatto, emancipazione (Carofiglio, La manomissione delle parole).

L’ordine del tempo rifugge sicuramente al primo tipo di manomissione, per abbracciare invece pienamente il secondo. Niente accademismi né tanto meno tecnicismi: pochi anche i termini tecnici, solo quando strettamente necessari e sempre introdotti con grazia. Ma soprattutto esattezza: precisione chirurgica sia nella scelta del lessico sia nella combinazione delle parole – mai scontate e per questo capaci di generare ricchezza.

Gli aspetti caratteristici del tempo, uno dopo l’altro, sono risultati essere approssimazioni, abbagli dovuti alla prospettiva, come la piattezza della Terra o il girare del sole. […] La prima parte del libro è il racconto di questo sfaldarsi del tempo.

La seconda parte descrive quello che resta alla fine. Un paesaggio vuoto e ventoso che sembra aver perso quasi traccia di temporalità. Un mondo strano, alieno; ma il nostro mondo. […] Un mondo essenziale che riluce di una bellezza arida, tersa e inquietante. La fisica su cui lavoro, la gravità quantistica, è lo sforzo di comprendere e dare senso coerente a questo paesaggio estremo e bellissimo: il mondo senza tempo (pp. 15-16).

Sfaldarsi, paesaggio ventoso, bellezza tersa.

Sfocatura

Sfocatura, sfocato sono termini ricorrenti in questo libro. Sfocato è usato sia per definire la nostra percezione errata del tempo, sia anche per indicare la capacità della fisica di guardare oltre – sfocare per vedere “diversamente” come facevano gli impressionisti.

L’estetica della sfocatura è comune nella storia dell’arte, a partire dai dipinti impressionisti di Monet […] Tutti i migliori designer strizzano gli occhi […] per vedere oltre i dettagli, per trovare l’equilibrio tra il tutto e i particolari. Strizza gli occhi anche tu guardando il mondo. Vedrai di più vedendo di meno” (Maeda, Le leggi della semplicità).

Questa è la conclusione sconcertante che emerge dal lavoro di Boltzmann: la differenza fra passato e futuro si riferisce alla nostra visione sfocata del mondo. […] Più avanti mi avventurerò nel tentativo di guardare dentro il mistero di questa sfocatura […] Qui mi fermo al fatto strabiliante che l’entropia – questo ha capito Boltzmann – non è null’altro che il numero degli stati microscopici che la nostra sfocata visione del mondo non distingue (pp. 36-37).

Tempo della fisica e tempo del web

Al rapporto fra questo libro, il digitale (anzi il post-digitale) e lo user experience design dedicherò la prossima puntata.