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Proto-personas: un approccio ‘lean’ ai personaggi

Le proto-personas (proto-personaggi, in italiano) permettono di cominciare ad abbozzare i personaggi anche con pochi dati sugli utenti, attraverso un metodo ciclico e incrementale tipico della ‘lean’ user experience.

Il problema

Alcuni progetti rischiano di trasformarsi in un incubo quando si ha a che fare con dimensioni abnormi (gruppi internazionali con sedi in più paesi e migliaia di dipendenti) o quando si ha difficoltà ad accedere alle persone (a fare cioè user research sul campo).

Le proto-personas (proto-personaggi, in italiano) rispondono proprio a questo problema: come creare personaggi quando si hanno pochi dati sugli utenti. I personaggi sono infatti astrazioni o archetipi, modelli fittizi di utenti basati però su dati reali raccolti sul campo. Se questi ultimi mancano, i personaggi perdono la loro utilità.

In un progetto recente per un gruppo internazionale di grandi dimensioni mi è capitato di dover cominciare ad abbozzare i personaggi senza avere ancora in mano dati sufficienti sugli utenti reali. Le proto-personas – che non conoscevo – mi sono venute in soccorso.

Come funzionano

Le proto-personas sono varianti delle personas tradizionali, con la differenza che inizialmente non sono basate su ricerche sugli utenti. Viceversa, esse derivano da workshop con gli stakeholder del progetto, che attraverso la loro conoscenza del dominio sono stimolati a isolare caratteristiche e motivazioni dell’audience di riferimento. I proto-personaggi forniscono così all’azienda un punto di partenza per cominciare a valutare i propri prodotti o servizi e creare alcune ipotesi di design. Ma soprattutto, aiutano a rendere maggiormente consapevoli gli stakeholder dell’importanza delle ricerche sugli utenti e di un approccio user-centered.

Le proto-personas servono cioè come ipotesi di lavoro grezze: una volta create è opportuno raffinarle e validarle attraverso un percorso incrementale ciclico il cui approdo è costituito dalle personas “canoniche”. Questo approccio ricalca quello dell’abduzione – in parole povere la tecnica usata da Sherlock Holmes. Ricorda anche molto da vicino l’approccio “up & down” suggerito da Donna Spencer per ricavare le categorie di una tassonomia – ibridando processi top-down (deduzione) e bottom-up (induzione).

Per maggiori dettagli sui proto-personaggi e su come svilupparli, rimando all’articolo di Jeff Gothelf, Using Proto-Personas for Executive Alignment.

proto-persona

Lean user experience

Non si tratta quindi di rinunciare alle ricerche sugli utenti, ma di farne comprendere l’importanza attraverso un percorso incrementale che metta d’accordo committenti e fornitori, e che consenta di avere ipotesi di lavoro e prototipi grezzi già nelle prime fasi del progetto anche in assenza di user research.

In uno scenario di complessità crescente, un approccio “lean” alla user experience è dal mio punto di vista sempre più necessario. Le proto-personas rientrano in questo quadro.

Per approfondire

  1. Using Proto-Personas for Executive Alignment
  2. Lean UX: Applying Lean Principles to Improve User Experience
  3. The User Experience Team of One: A Research and Design Survival Guide