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Scelta e architettura dell’informazione: progettare architetture per scelte senza sforzo

L’architettura dell’informazione può influenzare fortemente la scelta in un menu, nei risultati di una pagina di ricerca, in un catalogo: ecco alcune linee guida aggiornate sul tema.

Al tema del rapporto fra architettura dell’informazione e scelta ho dedicato via via diversi articoli. Ho deciso di offrire qui un riepilogo completo sull’argomento, riepilogo favorito

In breve

In un mercato dominato dal modello della coda lunga, con un aumento crescente della varietà di prodotti e informazioni disponibili, ci troviamo costantemente a scegliere fra un numero elevato di opzioni, non solo nel web ma anche nel mondo fisico. Se da una parte questa disponibilità è una ricchezza a cui difficilmente rinunceremmo, è anche vero che l’eccesso di scelta rischia di tramutarsi in stress; e lo stress, a sua volta, in non-scelta o mancato acquisto. È il cosiddetto paradosso della scelta.

In realtà, alcuni studi dimostrano che il tempo e lo stress da scelta non dipendono tanto dal numero delle opzioni disponibili, ma soprattutto dal modo in cui queste sono organizzate e presentate. Il paradosso della scelta è quindi un problema di qualità più che di quantità. E ha quindi molto a che fare con l’architettura dell’informazione.

L’articolo illustra alcune linee guida pratiche (euristiche) per progettare o ri-progettare interfacce in grado di favorire scelte senza sforzo. La peculiarità di queste linee guida è quella di essere cross-canali: esse si applicano altrettanto bene sia all’ambiente digitale sia a quello fisico. (Per chi ha fretta, le linee guida sono in fondo).

Coda lunga e stress da scelta

Se il modello della coda lunga ha concorso ad aumentare le possibilità di scelta in tutti i settori della nostra vita quotidiana, è un equivoco pensare che questo fenomeno sia di per sé la causa del paradosso della scelta. Il modello della coda lunga non implica infatti una scelta infinita per tutti, ma una maggiore scelta solo nelle nicchie di interesse.

Despite the detriments associated with choice overload, consumers want choice and they want a lot of it. The benefits that stem from choice, however, come not from the options themselves, but rather from the process of choosing. By allowing choosers to perceive themselves as volitional agents having successfully constructed their preference and ultimate selection outcomes during the choosing task, the importance of choice is reinstated. Consider the request in Forbes’ recent ‘I’m Pro-Choice’ article: ‘Offer customers abundant choices, but also help them search.’ We now know how. (Mogilner, Rudicki & Iyengar, cit. da Anderson 2006, 172).

La legge di Hick e l’ordine conveniente di Ranganathan

La legge di Hick e il principio di ordine conveniente (Canon of Helpful Sequence) di Ranganathan forniscono entrambi, da punti di vista diversi, la spiegazione a quanto sopra. E cioè che il tempo e lo stress da scelta non dipendono tanto dal numero delle opzioni disponibili (quantità) quanto dal modo in cui queste sono presentate (qualità). Il paradosso della scelta è quindi più un problema di qualità che di quantità.

In particolare, la legge di Hick mostra che la relazione fra il tempo di scelta e il numero di scelte possibili è logaritmica (cioè non lineare): non esiste una proporzionalità diretta fra numero di scelte e tempo necessario a scegliere. Questo si può spiegare con il fatto che, al momento di effettuare una scelta, non consideriamo una per una ogni singola opzione (compito che richiederebbe un tempo lineare), ma tendiamo a raggruppare la lista di opzioni in categorie, scartandone progressivamente una parte.

Ovviamente, questo è possibile se e solo se le opzioni sono presentate secondo un ordine riconoscibile e significativo rispetto agli obiettivi dell’utente. Che è in fondo ciò che sostiene il Canon of Helpful Sequence di Ranganathan. Viceversa, la legge di Hick perde di significato e il tempo di scelta torna ad essere lineare.

E se non c’è modo di rispettare la coerenza?

Cosa fare se l’intrinseca complessità delle opzioni o vincoli di altri tipo non permettono di organizzare le scelte secondo un ordine conveniente? Propongo tre strategie:

  1. scomponi – distribuzione delle opzioni su più livelli; ciò permette di creare gruppi di elementi fra loro più omogenei (coerenti) e ripristinare le condizioni per quel processo di raggruppamento mentale presupposto dalla legge di Hick
  2. personalizza – personalizzazione della scelta mostrando solo una parte delle opzioni possibili, secondo criteri di popolarità, similarità ecc.
  3. diffondi il profumo dell’informazione – mostrare un’anteprima degli elementi contenuti in una categoria (ad es. quelli più rappresentativi o popolari) consente di migliorare la performance.

Linee guida

In estrema sintesi:

  1. elencare le opzioni in modo coerente (i.e. secondo un ordine conveniente per l’utente) riduce il tempo di scelta
  2. strutture larghe e poco profonde sono preferibili a strutture strette e profonde (per effetto della legge di Hick) – ma se e solo se è rispettata la coerenza!
  3. altrimenti, scomponi, personalizza o usa il profumo dell’informazione.

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How to design interfaces for choice: Hick-Hyman law and classification for information architecture.

Per approfondire

10 dic 2013

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