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Sinsemia: la scrittura in formato paesaggio

Sinsemia è la disposizione consapevole di elementi di scrittura nello spazio con lo scopo di comunicare attraverso le relazioni spaziali stesse (rapporto fra parola e immagine, testo e paratesto). Questa pratica molto antica torna alla ribalta grazie all’importanza che la scrittura non lineare assume nuovamente nel nostro tempo.

 Il web, i giochi, l’ubiquitous computing e l’internet delle cose, l’infografica, l’ebook sono tutti fenomeni che privilegiano una scrittura in cui la disposizione spaziale dei segni supera spesso quella sequenziale, e dove la sintesi fra parola e immagine comunica nella sua totalità.

A questo è dedicato il sito Synsemia.org coordinato da Luciano Perondi e Leonardo Romei. Il blog contiene molti esempi e analisi di testi sinsemici. Eccone alcuni:

Perché è importante

Roba da semiologi o storici della scrittura, ti dirai forse leggendo queste righe. Nient’affatto. La sinsemia è una scuola formidabile per tutti i designer di oggi: information designer, architetti dell’informazione, grafici; ma anche giornalisti, editori, scrittori (non solo produttori di contenuti ma oggi sempre più anche progettisti di flussi informativi).

Oggi i nostri spazi informativi sia digitali (siti web, ebook, applicazioni) sia fisici (città, negozi, musei) sono sempre più una commistione complessa di parole e immagini: parole da guardare e immagini da leggere. Da una parte, grazie alla internet delle cose, alla realtà aumentata e alla nuove frontiere delle arti performative, la parola invade sempre di più spazi fisici originariamente non suoi; dall’altra, un movimento uguale e contrario porta l’immagine e il segno grafico a invadere gli spazi propri della scrittura. Il risultato è una scrittura che si fa paesaggio, sintesi, trama e ordito.

Viviamo immersi in un mondo sinsemico anche se forse, proprio perché ci siamo dentro, non ce ne accorgiamo.

Lineare e non lineare

In realtà, anche nei casi di scrittura prevalentemente o totalmente testuale, l’aspetto sequenziale della scrittura è solo una faccia della medaglia.

Qualunque ordine si scelga, le informazioni si succedono in modo sequenziale, dall’inizio alla fine del testo.

Ma se lavoriamo bene sui microcontenuti e la formattazione possiamo aggiungere un altro ordine, quello visivo, e arricchire così il nostro testo. Titolo e sottotitoli, parole in grassetto o in un colore diverso, testi dei link e didascalie sono i segnali testuali che ad apertura di pagina si tende a leggere per primi. Soprattutto sul web, ma anche sulla carta.

Così la dimensione verticale sequenziale si intreccia con quella orizzontale visiva, proprio come la trama e l’ordito in un tessuto (Luisa Carrada).

La linearità della scrittura è un’eredità dei greci e dei romani. Ma accanto a questa tradizione ne è esistita un’altra, non lineare, che con una fortuna e diffusione variabile ha attraversato tutta la storia della testualità giungendo fino a noi.

In altre parole, se gli aztechi (e non solo loro) potevano fare uso di una scrittura non lineare, come mai noi siamo talmente vincolati alla dimensione lineare e sequenziale della scrittura da fare persino fatica a concepire qualcosa che sia insieme scrittura e comunicazione non lineare? Benché vi siano tracce di sinsemia sia nel passato che nel presente, non percepiamo certo questo modo di organizzare la scrittura come normale.

[…] siccome i Greci scrivevano soltanto per memorizzare meglio quello che essi vivevano esclusivamente attraverso la parola orale, concepirono sempre la scrittura come semplice supporto mnemonico della voce – e mai come un sistema di significazione autonomo. Per questo, nell’antica Grecia, la lettura era un’attività che si svolgeva esclusivamente ad alta voce.

I Romani impararono tutto dai Greci, almeno in questo campo, e la consuetudine della lettura ad alta voce proseguì ininterrotta sino ai primi secoli dopo il Mille. C’è un bel libro di Ivan Illich (Nella vigna del testo. Per un’etologia della lettura, Raffaello Cortina 1994) dove si racconta come la diffusione della filosofia scolastica sconvolse le modalità di lettura (e anche di scrittura), rendendo necessaria una più rapida scansione dei testi, incompatibile con la vocalizzazione. Nasce così la lettura moderna, interiore, quella in cui tutti noi siamo ormai abilissimi (Daniele Barbieri).

Quindi non è tanto la stampa quanto la nascita stessa dell’alfabeto a decretare in Occidente la natura lineare della scrittura. Quella non lineare (sinsemica) tipica del Medio Oriente rifiorisce anche da noi dopo il Mille grazie alla filosofia scolastica che rivaluta l’iconicità del testo. Con l’invenzione della stampa la linearità del testo torna ad avere il sopravvento (anche per una questione di tempi e costi), ma senza scalzare mai del tutto l’altro filone. Fino ad oggi, dove lineare e non lineare sembrano tornare a convivere con pari dignità.

Per inciso, anche i fumetti sono un esempio di sinsemia, e tutte quelle forme di pittura che lo anticipano, come i cicli giotteschi nella basilica di S. Francesco ad Assisi o nella Cappella degli Scrovegni a Padova.

Per approfondire