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Tag e classificazione a faccette
In che modo la classificazione a faccette può aiutare a taggare meglio una risorsa? O a estrarre da una congerie disordinata di tag strutture meglio organizzate e più intellegibili?
Questo pezzo è stato ispirato dall’articolo Using Tags to Increase Findability: la sua lettura ha innescato un cortocircuito con alcune riflessioni personali che stavo facendo in merito, producendo quanto segue.
Tags are flat — si dice spesso. Non è sempre vero, dato che ora si assiste anche a una gerarchizzazione dei tag fra loro o a una subordinazione di specifici tag a specifiche categorie. Anche nei sistemi di social bookmarking più diffusi si è assistito alla comparsa di strumenti che permettono il raggruppamento dei tag (ad es. le pile o stack di Delicious).
Il motivo è da ricercare nel fatto che i tag — specie quelli generati dagli utenti — tendono facilmente all’entropia, per cui l’integrazione con forme tassonomiche più tradizionali (le categorie o classi con le relative gerarchie) permette di arginare il disordine e migliorare la gestione da parte dell’utente. Tuttavia, la piattezza dei tag è sicuramente uno degli aspetti che ne rende veloce e comoda l’adozione e gestione, per cui una loro eccessiva gerarchizzazione rischia di ricreare i problemi che i tag cercano invece di risolvere. Come si sa, ogni sistema ha i suoi pro e i suoi contro.
Rispetto alle tassonomie tradizionali (gerarchico-enumerative), la classificazione a faccette possiede senza dubbio una maggiore flessibilità: e allora, mi sono chiesto, perché non usare quest’ultima per migliorare la performance dei tag? Insomma, se la comodità dei tag sta nella loro fluidità perché non abbinarli a forme di classificazione altrettanto fluide e scalabili come le faccette?
Immagino due possibili strategie di mutuo soccorso faccette-tag:
- l’impiego di schemi a faccette per taggare una risorsa
- l’impiego di schemi a faccette per estrarre e visualizzare i tag di un sistema.
Strategia 1: schemi a faccette per taggare
Come scegliere i tag più appropriati per classificare una risorsa? Il problema non è banale, perché da questo discende la trovabilità della risorsa stessa e la possibilità di aggregare ad essa altre risorse semanticamente correlate (mediante similarità di tag). Sia il papà della classificazione a faccette (Ranganathan) sia i suoi eredi (il Classification Reasearch Group) si sono posti tempo addietro un quesito simile: come individuare le faccette di una collezione? Esiste un metodo per evitare di ricominciare ogni volta da zero?
Per questo escogitarono uno schema generale — una sorta di canovaccio o prototipo — per derivare di volta in volta le faccette specifiche di un sistema:
- lo schema generale di Ranganathan è costutuito da 5 categorie fondamentali (sintetizzate nell’acronimo PMEST, dalle iniziali di ciascuna categoria)
- lo schema generale del Classification Reasearch Group ne prevede 13.
La mia proposta è usare uno di questi schemi come guida per attribuire i tag a una risorsa. Prendiamo ad es. quello di Ranganathan, e usiamolo come falsariga per ricavare i tag da attribuire a quest’articolo.
- Personalità — vale a dire l’oggetto di cui si parla: Siti web
- Materia — aspetti materiali o proprietà dell’oggetto: Architettura dell’informazione, Trovabilità, Faccette, Tag
- Energia — processi o azioni che interessano l’oggetto: Classificazione
- Spazio: non rilevante
- Tempo: non rilevante.
Grosso modo sono i metadati con cui quest’articolo è indicizzato, con alcuni distinguo: il tag Siti web è assente (ma forse andrebbe introdotto visto che esistono i tag Musei, Punto vendita, Retail); Classificazione e Architettura dell’informazione web sono categorie, dove la seconda accorpa aspetti della personalità (web) e della materia (architettura dell’informazione).
Strategie 2: schemi a faccette per estrarre e visualizzare i tag
Lo stesso schema generale (di Ranganathan o del CRG) potrebbe essere impiegato per estrarre e visualizzare i tag da una lista piatta (o comunque poco strutturata) e disordinata. Potrei in questo modo visualizzare solo i tag più pertinenti o rilevanti per gli obiettivi del momento (lasciando gli altri nell’ombra) e farlo secondo un ordine più conveniente (e intellegibile) rispetto al più comune elenco o alla nuvola di tag (tag cloud).
Prendiamo ancora ad esempio i tag e le categorie di questo blog e proviamo a riordinarli secondo lo schema generale di Ranganathan, con qualche adattamento.
- Personalità — gli oggetti di cui si parla in questo blog: Musei, Punti vendita, Siti web ecc.
- Materia — aree d’indagine, proprietà: Architettura dell’informazione, Usabilità, User experience ecc.
- Energia — processi o azioni che interessano l’oggetto: Analisi, Classificazione, Design partecipativo ecc.
- Spazio: non rilevante
- Tempo: non rilevante.
Ciascuna faccetta potrebbe essere resa come un menu a parte, scegliendo ovviamente come titolo un’etichetta più esplicativa rispetto alle originali: ad es. Oggetto, Settore d’indagine, Attività…
Probabilmente, per un’analisi e differenziazione più precisa dei vari concetti (tag e categorie), sarebbe più opportuno ricorrere in questo caso allo schema del CRG, che isolando un numero maggiore di categorie fondamentali permette una distinzione più raffinata.
Per approfondire
- Badaloni, F. Tag. Raccolta di articoli sul tema del tagging. Snodi.
- Belam, M.; Martin, P. Tags are magic – Part 1-4. Developer Blog – The Guardian.
- Johnson, T. Using Tags to Increase Findability. I’d Rather Be Writing.
- Quintarelli et al. FaceTag: Integrating bottom-up and top-down classification in a social tagging system.
16 gen 2012

Commenti
Tag e classificazione a faccette – Luca Rosati | information architecture | Scoop.it
In che modo la classificazione a faccette può aiutare a taggare meglio una risorsa? O a estrarre da una congerie disordinata di tag strutture meglio organizzate e più intellegibili?
16 gen 2012
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03 feb 2012
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