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	<title>Luca Rosati</title>
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	<description>Architettura dell&#039;informazione</description>
	<lastBuildDate>Tue, 31 Jan 2012 18:13:08 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Tag e classificazione a faccette</title>
		<link>http://lucarosati.it/blog/tag-e-faccette</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 00:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura dell'informazione web]]></category>
		<category><![CDATA[Classificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Classificazione a faccette]]></category>
		<category><![CDATA[Metodi]]></category>
		<category><![CDATA[Tagging]]></category>
		<category><![CDATA[Trovabilità]]></category>

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		<description><![CDATA[In che modo la classificazione a faccette può aiutare a taggare meglio una risorsa? O a estrarre da una congerie disordinata di tag strutture meglio organizzate e più intellegibili?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo pezzo è stato ispirato dall&#8217;articolo <a href="http://idratherbewriting.com/2011/12/26/using-tags-to-increase-findability/">Using Tags to Increase Findability</a>: la sua lettura ha innescato un cortocircuito con alcune riflessioni personali che stavo facendo in merito, producendo quanto segue.</p>
<p><em>Tags are flat</em> &#8212; si dice spesso. Non è sempre vero, dato che ora si assiste anche a una <strong>gerarchizzazione dei tag</strong> fra loro o a una subordinazione di specifici tag a specifiche categorie. Anche nei sistemi di social bookmarking più diffusi si è assistito alla comparsa di strumenti che permettono il raggruppamento dei tag (ad es. le pile o stack di Delicious).</p>
<p>Il motivo è da ricercare nel fatto che i tag &#8212; specie quelli generati dagli utenti &#8212; tendono facilmente all&#8217;entropia, per cui l&#8217;integrazione con forme tassonomiche più tradizionali (le categorie o classi con le relative gerarchie) permette di <strong>arginare il disordine</strong> e migliorare la gestione da parte dell&#8217;utente. Tuttavia, la piattezza dei tag è sicuramente uno degli aspetti che ne rende veloce e comoda l&#8217;adozione e gestione, per cui una loro eccessiva gerarchizzazione rischia di ricreare i problemi che i tag cercano invece di risolvere. Come si sa, ogni sistema ha i suoi pro e i suoi contro.</p>
<p>Rispetto alle tassonomie tradizionali (gerarchico-enumerative), la <strong>classificazione a faccette</strong> possiede senza dubbio una maggiore flessibilità: e allora, mi sono chiesto, perché non usare quest&#8217;ultima per migliorare la performance dei tag? Insomma, se la comodità dei tag sta nella loro fluidità perché non abbinarli a forme di classificazione altrettanto fluide e scalabili come le faccette?</p>
<p>Immagino due possibili strategie di mutuo soccorso faccette-tag:</p>
<ol>
<li>l&#8217;impiego di schemi a faccette per taggare una risorsa</li>
<li>l&#8217;impiego di schemi a faccette per estrarre e visualizzare i tag di un sistema.</li>
</ol>
<h2>Strategia 1: schemi a faccette per taggare</h2>
<p>Come scegliere i tag più appropriati per classificare una risorsa? Il problema non è banale, perché da questo discende la trovabilità della risorsa stessa e la possibilità di aggregare ad essa altre risorse semanticamente correlate (mediante similarità di tag). Sia il papà della classificazione a faccette (Ranganathan) sia i suoi eredi (il Classification Reasearch Group) si sono posti tempo addietro un quesito simile: come individuare le faccette di una collezione? Esiste un metodo per evitare di ricominciare ogni volta da zero?</p>
<p>Per questo escogitarono uno schema generale &#8212; una sorta di canovaccio o prototipo &#8212; per derivare di volta in volta le faccette specifiche di un sistema:</p>
<ul>
<li>lo <a title="La Colon classification: Struttura, radici filosofiche e diffusione" href="http://www.aib.it/aib/contr/lavazza1.htm">schema generale di Ranganathan</a> è costutuito da 5 categorie fondamentali (sintetizzate nell&#8217;acronimo PMEST, dalle iniziali di ciascuna categoria)</li>
<li>lo <a title="Categorie standard della Classificazione bibliografica Bliss" href="http://www.aib.it/aib/contr/broughton1.htm#2.3">schema generale del Classification Reasearch Group</a> ne prevede 13.</li>
</ul>
<p>La mia proposta è usare uno di questi schemi come guida per attribuire i tag a una risorsa. Prendiamo ad es. quello di Ranganathan, e usiamolo come falsariga per ricavare i tag da attribuire a quest&#8217;articolo.</p>
<ul>
<li>Personalità &#8212; vale a dire l&#8217;oggetto di cui si parla: <em>Siti web</em></li>
<li>Materia &#8212; aspetti materiali o proprietà dell&#8217;oggetto: <em>Architettura dell&#8217;informazione, <em>Trovabilità,</em> <em>Faccette, Tag</em><br />
</em></li>
<li>Energia &#8212; processi o azioni che interessano l&#8217;oggetto: <em>Classificazione</em></li>
<li>Spazio: non rilevante</li>
<li>Tempo: non rilevante.</li>
</ul>
<p>Grosso modo sono i metadati con cui quest&#8217;articolo è indicizzato, con alcuni distinguo: il tag <em>Siti web</em> è assente (ma forse andrebbe introdotto visto che esistono i tag <em>Musei, Punto vendita</em>, <em>Retail</em>); <em>Classificazione</em> e <em>Architettura dell&#8217;informazione web</em> sono categorie, dove la seconda accorpa aspetti della personalità (<em>web</em>) e della materia (<em>architettura dell&#8217;informazione</em>).</p>
<h2>Strategie 2: schemi a faccette per estrarre e visualizzare i tag</h2>
<p>Lo stesso schema generale (di Ranganathan o del CRG) potrebbe essere impiegato per estrarre e visualizzare i tag da una lista piatta (o comunque poco strutturata) e disordinata. Potrei in questo modo visualizzare solo i tag più pertinenti o rilevanti per gli obiettivi del momento (lasciando gli altri nell&#8217;ombra) e farlo secondo un ordine più conveniente (e intellegibile) rispetto al più comune elenco o alla nuvola di tag (tag cloud).</p>
<p>Prendiamo ancora ad esempio <a href="http://lucarosati.it/blog">i tag e le categorie di questo blog</a> e proviamo a riordinarli secondo lo schema generale di Ranganathan, con qualche adattamento.</p>
<ul>
<li>Personalità &#8212; gli oggetti di cui si parla in questo blog: <em>Musei, Punti vendita, Siti web </em>ecc<em>.<br />
</em></li>
<li>Materia &#8212; aree d&#8217;indagine, proprietà: <em>Architettura dell&#8217;informazione, Usabilità, User experience </em>ecc.</li>
<li>Energia &#8212; processi o azioni che interessano l&#8217;oggetto: <em>Analisi, Classificazione, Design partecipativo </em>ecc.<em><br />
</em></li>
<li>Spazio: non rilevante</li>
<li>Tempo: non rilevante.</li>
</ul>
<p>Ciascuna faccetta potrebbe essere resa come un menu a parte, scegliendo ovviamente come titolo un&#8217;etichetta più esplicativa rispetto alle originali: ad es. <em>Oggetto, Settore d&#8217;indagine, Attività&#8230;</em></p>
<p>Probabilmente, per un&#8217;analisi e differenziazione più precisa dei vari concetti (tag e categorie), sarebbe più opportuno ricorrere in questo caso allo schema del CRG, che isolando un numero maggiore di categorie fondamentali permette una distinzione più raffinata.</p>
<h2>Per approfondire</h2>
<ol class="references">
<li>Badaloni, F. <a title="Snodi - articoli sul tagging" href="http://federicobadaloni.blog.kataweb.it/snodi/00tag/tag">Tag</a>. Raccolta di articoli sul tema del tagging. <em>Snodi</em>.</li>
<li>Belam, M.; Martin, P. <a href="http://www.guardian.co.uk/info/developer-blog+series/tags-are-magic">Tags are magic &#8211; Part 1-4</a>. <em>Developer Blog &#8211; The Guardian</em>.</li>
<li>Johnson, T. <a href="http://idratherbewriting.com/2011/12/26/using-tags-to-increase-findability/">Using Tags to Increase Findability</a>. <em>I&#8217;d Rather Be Writing</em>.</li>
<li>Quintarelli et al. <a href="http://www.facetag.org/">FaceTag: Integrating bottom-up and top-down classification in a social tagging system</a>.</li>
</ol>
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		</item>
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		<title>Ecosistemi e design sistemico</title>
		<link>http://lucarosati.it/blog/ecosistemi</link>
		<comments>http://lucarosati.it/blog/ecosistemi#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 00:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura dell'informazione pervasiva]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura dell'informazione web]]></category>
		<category><![CDATA[Casi studio]]></category>
		<category><![CDATA[Cross-channel]]></category>
		<category><![CDATA[Cross-media]]></category>
		<category><![CDATA[Ecosistemi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecologie, ecosistemi sono parole sempre più ricorrenti, in molti ambiti, per descrivere la complessità crescente dello scenario attuale. Che cosa significa per la progettazione pensare in termini sistemici?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ovvero, che ripercussioni ha l&#8217;intreccio fra media eterogenei, fra mondo fisico e mondo digitale nell&#8217;architettura dell&#8217;informazione, nella user experience e nel design più in generale?</p>
<p>Vista l&#8217;importanza crescente di questo tema, e lo spazio che gli ho dedicato in questo stesso blog, ho deciso di raccogliere qui il materiale più rappresentativo (vecchio e nuovo) su ecosistema e design sistemico.</p>
<div class="references">
<h2>Articoli</h2>
<ol>
<li>Badaloni, F. 2010. <a href="http://trovabile.org/articoli/architettura-informazione-giornalismo">Architettura dell’informazione giornalismo e cross-medialità. Dal giornale-cattedrale all’universo liquido</a>. <em>Trovabile</em>, 15 novembre.</li>
<li>Badaloni, F. 2011. <a href="http://federicobadaloni.blog.kataweb.it/snodi/001428/come-abbiamo-progettato-il-sito-di-le-scienze.html" rel="bookmark">Come abbiamo progettato il sito di Le Scienze</a>. <em>Snodi</em>, 30 dicembre.</li>
<li>Media Mutations 3. 2011. <a title="Opens internal link in current window" href="http://mediamutations.org/home/mm3/">Ecosistemi narrativi: spazi, strumenti, modelli</a>. Università di Bologna, 24-25 maggio.</li>
<li>Rosati, L. 2011. <a href="http://www.slideshare.net/lucarosati/architettura-informazione-pervasiva">Ecosistemi. Dalla Flatlandia alla Spacelandia: Progettare ecosistemi</a>. Handout di seminari tenuti nel corso del 2011 su architettura dell&#8217;informazione pervasiva e design sistemico.</li>
<li><a title="Articoli del blog con tag Ecosistemi" href="http://lucarosati.it/blog/tag/ecosistemi">Tag: Ecosistemi</a>. Tutti gli articoli di questo blog sul tema.</li>
</ol>
<h2>Libri</h2>
<ol>
<li>Guenther, M. In prep. <a title="Sito del libro" href="http://www.intersectionbook.com/">Intersection: How Enterprise Design Bridges the Gap Between Business, Technology and People</a>. Morgan Kaufmann.</li>
<li>Maistrello, S. 2011. <a title="Scheda nel sito dell'editore " href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850314157/scheda">Io editore tu Rete: Grammatica essenziale per chi produce contenuti</a>. Apogeo.</li>
<li>Resmini, A.; Rosati, L. 2011. <a href="http://pervasiveia.com/">Pervasive Information Architecture: Designing Cross-Channel User Experiences</a>. Morgan Kaufmann.</li>
</ol>
</div>
<h2>Un po&#8217; di teoria</h2>
<p>Si parla spesso in questa cornice di un&#8217;evoluzione dall&#8217;artefatto al <strong>servizio</strong> &#8212; e mai come ora il termine &#8220;service design&#8221; abbonda nei blog e nelle conferenze di settore; ecco, il servizio è per definizione qualcosa di <strong>distribuito, fluido, non predicibile</strong> interamente.</p>
<blockquote><p>Service design can be both tangible and intangible. It can involve artifacts and other things including communication, environment and behaviours.</p>
<p>Several authors [...] though, emphasize that, unlike products, which are created and &#8220;exist&#8221; before being purchased and used, service come to existence at the same moment they are being provided and used. While a designer can prescribe the exact configuration of a product, s/he cannot prescribe in the same way the result of the interaction between customers and service providers, nor can s/he prescribe the form and characteristics of any emotional value produced by the service (Wikipedia, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Service_design">Service Design</a>).</p></blockquote>
<p>Allo stesso modo si parla di un&#8217;evoluzione dal singolo item all&#8217;insieme (l&#8217;ecosistema, appunto), dal prodotto all&#8217;<strong>esperienza</strong>; e l&#8217;esperienza è (per definizione) un processo che evolve nel tempo e nello spazio. E che condivide quindi col servizio lo stesso carattere di <strong>fluidità e impredicibilità</strong> (o parziale predicibilità).</p>
<h2>In pratica</h2>
<p>Cosa tutto ciò significhi concretamente per un progetto (web ma non solo) lo spiega bene Federico Badaloni &#8212; citando i casi di Repubblica.it e Le Scienze web:</p>
<blockquote><p>Lo scopo dell&#8217;operazione su Le Scienze era quello di <strong>ripensare l&#8217;ecosistema informativo della testata</strong>, fino a quel momento coincidente con la rivista cartacea [...] In altre parole, il nostro desiderio era quello di costruire un flusso continuo di esperienza dell&#8217;informazione fra la carta, l&#8217;archivio storico della rivista e il web. Un flusso in grado di generare valore in ogni passaggio: condivisione e collaborazione rispetto ai contenuti, aumento degli utenti del sito, aumento dei lettori e degli abbonati alla rivista (Badaloni, <a href="http://federicobadaloni.blog.kataweb.it/snodi/001428/come-abbiamo-progettato-il-sito-di-le-scienze.html" rel="bookmark">Come abbiamo progettato il sito di Le Scienze</a>).</p></blockquote>
<p>Significa, in sostanza, abbracciare una logica sistemica (<a title="voce Wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Systems_thinking">systems thinking</a>).</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Pervasive Information Architecture: presentazione del libro</title>
		<link>http://lucarosati.it/blog/pervasive-information-architecture</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 21:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura dell'informazione pervasiva]]></category>
		<category><![CDATA[Conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Cross-channel]]></category>
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		<category><![CDATA[Ecosistemi]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[La presentazione del libro «Pervasive Information Architecture: Designing Cross-Channel User Experiences» è l'occasione per riflettere sull'intreccio fra architettura dell'informazione, ubiquitous computing, cross-medialità / cross-canalità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<ol class="references">
<li><a title="Architettura dell'informazione pervasiva" href="http://www.slideshare.net/lucarosati/architettura-informazione-pervasiva-10622454">Slide su Slideshare</a> (solo slide), <a title="Architettura dell'informazione pervasiva" href="http://itunes.apple.com/itunes-u/seminari-di-informatica-umanistica/id426146844">slide su iTunes U</a> (con audio)</li>
<li><a title="Architettura dell'informazione pervasiva: Ecosistemi" href="http://www.slideshare.net/lucarosati/architettura-informazione-pervasiva">Handout</a> &#8211; sintesi dei temi principali del libro</li>
<li><a title="Euristiche per l’architettura dell’informazione (pervasiva)" href="http://lucarosati.it/blog/euristiche-architettura-informazione">Euristiche</a> contenute nel libro</li>
</ol>
<h2>Perché</h2>
<p><a title="Scarica la locandina" href="http://lucarosati.it/cms/wp-content/uploads/2011/11/pervasive.pdf"><img class="alignleft size-medium wp-image-3672" src="http://lucarosati.it/cms/wp-content/uploads/2011/11/pervasive-300x427.jpg" alt="" width="300" height="427" /></a></p>
<p>Lo scenario attuale vede una compenetrazione sempre più fitta fra media e ambienti eterogenei. Narrazioni e prodotti migrano da un medium all&#8217;altro, contaminano il cinema con i videogame, la carta stampata con i social network, il design con la fiction. Gli stessi confini tra mondo fisico e mondo digitale si assottigliano fino a scomparire.</p>
<p><a title="La cross-medialità e il remix delle esperienze" href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/16/la-cross-medialita-e-il-remix-delle-esperienze">Cross-medialità</a>, ubiquitous computing e internet degli oggetti hanno importanti ripercussioni sul design e la comunicazione. Oggi qualunque prodotto o servizio è sempre più un <a title="Molto più di un prodotto: un’intera esperienza" href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/10/26/molto-piu-di-un-prodotto-unintera-esperienza">ecosistema</a>, un flusso, un dialogo che abbraccia molteplici sfere. Anche il pubblico si trasforma: da utente finale a intermediario capace di influenzare il processo stesso di design.</p>
<p>Ne sono un esempio le serie come <em>Lost </em>(con tutte le loro estensioni extra-televisive), l&#8217;applicazione delle dinamiche del gioco a prodotti e servizi quotidiani (<em>gamification</em>), i nuovi dispositivi mobili basati sull&#8217;ecosistema dispositivo-computer-applicazioni.</p>
<h2>Chi</h2>
<p>Sono intervenuti:</p>
<ul>
<li>Federico Badaloni, gruppo Repubblica L&#8217;Espresso (responsabile architettura dell&#8217;informazione) sul <a title="Architettura dell’informazione giornalismo e cross-medialità. Dal giornale-cattedrale all’universo liquido" href="http://trovabile.org/articoli/architettura-informazione-giornalismo">rapporto fra architettura dell&#8217;informazione pervasiva e giornalismo</a></li>
<li>Gianni Bellisario e Chiara Ferrigno, Rai (direzione palinsesto), sul <a title="User Experience e televisione del futuro" href="http://www.iasummit.it/2010/papers/ferrigno-bellisario.pdf">palinsesto cross-mediale</a></li>
<li>Francesca Fabbri e Roberto Cobianchi, Mimulus, su <a title="Realtà aumentata e network geolocalizzati. Arricchire l’esperienza utente integrando atomi e bit" href="http://www.bettersoftware.it/conference/talks/realta-aumentata-e-network-geolocalizzati-arricchire-lesperienza-utente-integrando-atomi-e-bit">architettura dell&#8217;informazione pervasiva e geolocalizzazione</a></li>
<li>Guglielmo Pescatore e Veronica Innocenti, Università di Bologna, su <a title="Architettura dell'informazione del serial televisivo" href="http://www.iasummit.it/2011/architettura-dell-informazione-del-serial-televisivo/">architettura dell&#8217;informazione e serial televisivo</a></li>
<li>il team dello <a title="Pagina Linkedin del club" href="http://www.linkedin.com/groups/Rome-UX-Book-Club-2376365">UX book club di Roma</a>.</li>
</ul>
<p>Un ringraziamento particolare a chi ha reso possibile questi incontri:</p>
<p>Luciano Perondi (ISIA Urbino), Antonio Catolfi e Dianella Gambini (Università per Stranieri di Perugia), Maria Simi ed Enrica Salvatori (Università di Pisa), Cristiano Siri (UX book club di Roma), Guglielmo Pescatore e Veronica Innocenti (Università di Bologna).</p>
<h2>Dove e quando</h2>
<ol>
<li>Urbino, 6 aprile, ISIA &#8211; ciclo di conferenze <a href="http://www.isiaurbino.net/home/?p=2390">Disponibile di carattere &#8211; grafiche ed editorie in trasformazione</a></li>
<li>Perugia, 16 novembre, Università per Stranieri di Perugia</li>
<li>Pisa, 7 dicembre, Università di Pisa &#8211; ciclo di <a title="Pagina iTunes dei seminari" href="http://itunes.apple.com/itunes-u/seminari-di-informatica-umanistica/id426146844">Seminari di cultura digitale</a></li>
<li>Roma, 12 dicembre, Roma, UX book club</li>
<li>Bologna, 15 dicembre, Università di Bologna, Dams</li>
</ol>
<h2>Il libro</h2>
<p><a title="Sito web del libro" href="http://pervasiveia.com/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3675" src="http://lucarosati.it/cms/wp-content/uploads/2011/11/pervasive-information-architecture-300x370.jpg" alt="Pervasive Information Architecture: Designing Cross-Channel User Experiences" width="300" height="370" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Euristiche per l&#8217;architettura dell&#8217;informazione (pervasiva)</title>
		<link>http://lucarosati.it/blog/euristiche-architettura-informazione</link>
		<comments>http://lucarosati.it/blog/euristiche-architettura-informazione#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 23:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura dell'informazione pervasiva]]></category>
		<category><![CDATA[Cross-channel]]></category>
		<category><![CDATA[Ecosistemi]]></category>
		<category><![CDATA[Euristiche]]></category>
		<category><![CDATA[Metodi]]></category>

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		<description><![CDATA[La particolarità di queste linee guida è la loro trasversalità: vale a dire che possono essere applicate non solo ai siti web, ma anche al design di servizi e luoghi (come punti vendita, musei, ospedali), o a ecosistemi che vedano l’impiego combinato di più canali. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono quindi euristiche per un&#8217;<a title="Apple, IKEA e l’architettura dell’informazione pervasiva" href="http://lucarosati.it/blog/apple-ikea-ai-pervasiva">architettura dell&#8217;informazione pervasiva</a>, intesa come progettazione di qualunque spazio informativo condiviso (e non solo di ambienti web). I fenomeni della <a title="Cross-channel, Cross-media, Multi-channel: Where's the Difference" href="http://pervasiveia.com/blog/cross-channel-definition">cross-medialità e cross-canalità</a>, e quelli dell&#8217;ubiquitous computing e dell&#8217;internet degli oggetti rendono infatti sempre più urgente e necessario un <strong>approccio pervasivo</strong> (cioè integrato) alla progettazione e all’analisi dei sistemi informativi.</p>
<p>Queste linee guida sono state elaborate da me e Andrea Resmini attraverso l&#8217;esperienza sul campo, spinti dalla necessità di avere uno <strong>strumento sia di analisi sia di progettazione</strong> applicabile a qualunque contesto, fisico digitale o misto.</p>
<p>Esplorate in modo approfondito nei libri <a title="Architettura dell’informazione: Trovabiltà dagli oggetti quotidiani al Web" href="http://lucarosati.it/blog/architettura-informazione-trovabilita">Architettura dell’informazione: Trovabiltà dagli oggetti quotidiani al Web</a> e <a title="Pervasive Information Architecture Designing Cross-Channel User Experiences" href="http://pervasiveia.com/">Pervasive Information Architecture: Designing Cross-Channel User Experiences</a>, le proponiamo qui in una versione distillata: slide e slidecast (slide + audio) di <strong>corsi e seminari</strong>. Arricchite magari da quel giusto affinamento che il tempo (che le separa dai libri) può dare.</p>
<div class="references">
<p>Panoramica: <a href="http://www.slideshare.net/lucarosati/architettura-informazione-linee-guida">Architettura dell’informazione: linee guida</a> (comprende solo alcune euristiche)</p>
<ol>
<li><a title="The Art and Craft of Being Elsewhere" href="http://www.slideshare.net/resmini/the-art-and-craft-of-being-elsewhere">Place-making</a> – <a href="http://lucarosati.it/blog/tag/place-making">Place-making: esempi e casi studio</a></li>
<li><a href="http://www.slideshare.net/lucarosati/coerenza">Coerenza</a> (Consistency) – <a href="http://lucarosati.it/blog/tag/coerenza">Coerenza: esempi e casi studio</a></li>
<li><a href="http://www.slideshare.net/lucarosati/flessibilita">Flessibilità</a> (Resilience) – <a title="Articoli sulla Flessibilità" href="http://lucarosati.it/blog/tag/flessibilita">Flessibilità: esempi e casi studio</a></li>
<li><a title="La felicità è una scelta facile: Progettare menu interfacce e sistemi stress-free" href="http://www.slideshare.net/lucarosati/scelta-choosability">Scelta</a> (Reduction) – <a href="http://lucarosati.it/blog/tag/scelta">Scelta: esempi e casi studio</a></li>
<li>Correlazione (già contenuta in parte nella panoramica) – <a href="http://lucarosati.it/blog/tag/correlazione">Correlazione: esempi e casi studio</a>.</li>
</ol>
</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Scelta e architettura dell&#8217;informazione: linee guida</title>
		<link>http://lucarosati.it/blog/scelta-architettura-informazione</link>
		<comments>http://lucarosati.it/blog/scelta-architettura-informazione#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 22:03:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura dell'informazione pervasiva]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura dell'informazione web]]></category>
		<category><![CDATA[Euristiche]]></category>
		<category><![CDATA[Legge di Hick]]></category>
		<category><![CDATA[Scelta]]></category>

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		<description><![CDATA[In che modo l'architettura dell'informazione può agevolare la scelta in un menu, nei risultati di una pagina di ricerca, in un catalogo o uno scaffale?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/9775510" width="425" height="355"></iframe></p>
<h2>In breve</h2>
<p>Molti studi dimostrano che il tempo e lo stress da scelta non dipendono tanto dal numero delle opzioni disponibili, ma soprattutto dal <strong>modo in cui le scelte sono organizzate</strong> e presentate. Il paradosso della scelta è quindi un problema di qualità più che di<strong> </strong>quantità che investe direttamente l&#8217;architettura dell&#8217;informazione.</p>
<p>Il mercato attuale, dominato dal modello della coda lunga, vede un aumento crescente della varietà di prodotti, servizi e informazioni disponibili, sia nel mondo fisico sia nel web. E se da una parte questa disponibilità è una ricchezza a cui difficilmente rinunceremmo, è anche vero che l&#8217;eccesso di scelta rischia di tramutarsi in stress; e lo stress, a sua volta, in non-scelta o mancato acquisto. È il cosiddetto <strong>paradosso della scelta</strong>.</p>
<h2>Linee guida (euristiche)</h2>
<p>L&#8217;intervento a Smau (Milano, 19 ottobre) con <a href="http://www.bussolon.it/">Stefano Bussolon</a> e <a href="http://andrearesmini.com/">Andrea Resmini</a> è stata l&#8217;occasione per fare una sintesi sul rapporto fra architettura dell&#8217;informazione e scelta e proporre alcune linee guida operative (o euristiche).</p>
<ol>
<li>Progettare per le diverse <a title="Un modello integrato di interazione uomo-informazione" href="http://trovabile.org/articoli/un-modello-integrato-di-interazione-uomo-informazione">strategie di information seeking</a>.<br />
Obiettivi, stati e contesti diversi determinano diverse strategie di ricerca dell&#8217;informazione. Molto spesso, le persone non sono chiaramente consapevoli di cosa hanno bisogno o non cercano direttamente o attivamente qualcosa. Non esiste quindi una risposta univoca al problema della scelta: occorre invece far sì che un sistema possa adattarsi agli eterogenei bisogni e modalità di ricerca dell&#8217;informazione. Tenendo presente che le persone sono pigre e nella maggioranza dei casi aspettano che sia l&#8217;informazione a raggiungere loro anziché viceversa.</li>
<li>Coerenza e ordine conveniente.<br />
Organizzare ed elencare le scelte secondo un ordine conveniente &#8212; utile cioè all&#8217;utilizzatore, ed evitando di mescolare più criteri logici contemporaneamente &#8212; è un modo per favorire la scelta. Sono diversi i modelli che suggeriscono questo approccio: fra questi, il principio della <a title="Ranganathan's Prolegomena to Library Classification" href="http://www.miskatonic.org/library/prolegomena.html">helpful sequence</a> di Ranganathan (Prolegomena to Library Classification, General Canons, 143).</li>
<li>Profumo dell&#8217;informazione.<br />
Questo concetto rimanda alla teoria dell&#8217;<a title="Information Foraging Theory: Adaptive Interaction with Information" href="http://www.amazon.com/dp/0195173325">information foraging</a>, e in particolare al lavoro di Peter Pirolli. Il <a title="Information foraging " href="http://en.wikipedia.org/wiki/Information_foraging#Information_scent">profumo dell&#8217;informazione</a> è la capacità di un&#8217;etichetta (categoria, voce di menu, link) di suggerire il contenuto che questa contiene &#8212; nel caso del web, ciò che si troverà cliccando su di essa.</li>
</ol>
<h2>From findability to choosability?</h2>
<p>Siamo tutti <strong>informavori</strong>. Ogni animale ha bisogno di informazioni per sopravvivere, ma raccogliere informazioni ha un costo &#8212; cognitivo, anzitutto &#8212; ci spiega l&#8217;information foraging. L&#8217;architettura dell’informazione, in questo senso, ha l&#8217;obiettivo di massimizzare la quantità e qualità dell&#8217;informazione e minimizzare il costo e lo sforzo per trovarla.</p>
<p>Tuttavia, trovare non basta. In effetti, l&#8217;obiettivo dell&#8217;architettura dell&#8217;informazione è aiutarci a <strong>trovare l&#8217;informazione giusta</strong>. Quella che risponde cioè ai nostri bisogni, e questo ha a che fare con la <strong>scelta</strong>. La stessa azione di cercare comporta continuamente delle scelte: cosa cercare, come, con quali strumenti? Fra l&#8217;altro, spesso, neppure siamo consapevoli di cosa abbiamo precisamente bisogno, o perché non sappiamo o non ricordiamo il nome dell&#8217;oggetto cercato, o perché non sappiamo dove cercarlo o con quali strumenti, o infine perché il nostro stesso bisogno è sfocato. Quindi trovabilità e scelta vanno sempre insieme: la <strong>findability</strong> presuppone e porta inevitabilmente con sé la <strong>choosability</strong>.</p>
<h2>Per un riepilogo sul tema</h2>
<p><a title="Articoli con tag Scelta" href="http://lucarosati.it/blog/tag/paradosso-scelta">Articoli sulla scelta</a> pubblicati via via in questo blog.</p>
<h2>Per approfondire</h2>
<ul>
<li>Ariely, D. 2010. <a href="http://www.amazon.com/dp/0061353248/">Predictably Irrational: The Hidden Forces That Shape Our Decisions</a>. Harper Perennial.</li>
<li>Iyengar, S. 2011. <a href="http://www.amazon.com/dp/0446504114/">The Art of Choosing</a>. Twelve.</li>
<li>Resmini &amp; Rosati. 2011. <a href="http://pervasiveia.com/">Pervasive Information Architecture: Designing Cross-Channel User Experiences</a>. Morgan Kaufmann. <em>Ch. 7. Reduction</em>.</li>
<li>Rosati, L. 2007. <a href="http://lucarosati.it/blog/architettura-informazione-trovabilita">Architettura dell’informazione: Trovabiltà dagli oggetti quotidiani al Web</a>. Apogeo. <em>Cap. 5. Quando il troppo stroppia. Il paradosso della scelta</em>.</li>
<li>Schwartz, B. 2005. <a href="http://www.amazon.com/dp/0060005696/">The Paradox of Choice: Why More Is Less</a>. Harper Perennial.</li>
</ul>
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		</item>
		<item>
		<title>Architettura dell&#8217;informazione della città</title>
		<link>http://lucarosati.it/blog/architettura-informazione-citta</link>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 17:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura dell'informazione pervasiva]]></category>
		<category><![CDATA[Citta]]></category>
		<category><![CDATA[Ecosistemi]]></category>
		<category><![CDATA[Flessibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi]]></category>

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		<description><![CDATA[Pervasive information architecture for the sentient city, l'intervento con Andrea Resmini al recente summit europeo di architettura dell'informazione è l'occasione per ripubblicare una versione aggiornata di quest'articolo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>a city processes information rather than merely moving it around<br />
– Coward &amp; Salingaros.</p></blockquote>
<h2>Pervasive information architecture for the sentient city</h2>
<p>Di architettura dell&#8217;informazione della città ho parlato, insieme ad Andrea Resmini, al recente Summit europeo di architettura dell&#8217;informazione &#8212; EuroIA. I nuovi spunti nati dall&#8217;intervento e dalle discussioni con i colleghi sono l&#8217;occasione per ripubblicare una versione aggiornata di quest&#8217;articolo. Anzitutto, ecco qualche link sulla presentazione.</p>
<ol class="references">
<li><a title="Pervasive information architecture for the sentient city" href="http://www.slideshare.net/resmini/pervasive-ia-for-the-sentient-city">Slide</a></li>
<li><a title="Pervasive information architecture for the sentient city" href="http://pervasiveia.com/blog/sentient-city">abstract</a></li>
<li><a href="http://www.currybet.net/cbet_blog/2011/09/euroia-andrea-luca.php">note di Martin Belam</a>.</li>
</ol>
<h2>La città come sistema complesso</h2>
<blockquote><p>Information networks provide a basis for understanding living cities [...] a city works less like an electronic computer, and more like the human brain. As a functionally complex system, it heuristically defines its own functionality by changing connections so as to optimize how components interact. [...] This analysis shifts the focus of understanding cities from their physical structure to the flow of information.</p></blockquote>
<p>Così, Coward e Salingaros scrivono nel loro articolo <a href="http://zeta.math.utsa.edu/~yxk833/InfoCities.html">The Information Architecture of Cities</a>, articolo del 2004 che si rivela tuttavia attualissimo.</p>
<p>La città è un sistema complesso fatto di <strong>nodi e connessioni</strong>, di <strong>atomi e bit</strong>: in questo senso la città elabora informazioni piuttosto che farle semplicemente circolare &#8212; &#8220;a city <em>processes</em> information rather than merely moving it around&#8221;, scrivono ancora Coward e Salingaros.</p>
<p>I concetti di sistema ed <strong>ecosistema</strong> in connessione con quelli di architettura dell&#8217;informazione sono al centro anche della riflessione di Milan Guenther, la cui presentazione <a href="http://www.slideshare.net/eda.c/architecting-information-as-the-enterprise-dna-euroia-2011">Architecting Information as the Enterprise DNA</a> ha immediatamente preceduto la nostra proprio a EuroIA 2011. Milan non ha parlato specificamente di città, ma la suo concetto di <em>enterprise</em> ha molte affinità con quello di ecosistema, e il suo approccio si applica altrettanto bene al contesto urbano.</p>
<h2>La città come testo, racconto, esperienza</h2>
<p>Se l&#8217;architettura dell&#8217;informazione non riguarda soltanto il web ma tutti gli <a title="Definizione di architettura dell'informazione secondo lo Information Architecture Institute" href="http://iainstitute.org/en/learn/resources/what_is_ia.php">spazi informativi condivisi</a>, allora anche la città può essere analizzata e progettata come un&#8217;architettura informativa. Leggere la città in questi termini permette appunto di focalizzarsi sull&#8217;idea di <strong>città come elaboratore di informazioni</strong>, esaltandone la dimensione relazionale e dinamica.</p>
<p>Come? Indagando i flussi di informazione che avvengono fra i nodi del grafo-città, quei &#8220;miliardi e miliardi di traiettorie&#8221; che per <a title="Dal design partecipativo all’oggetto partecipato. La forma del futuro di Bruce Sterling" href="../../blog/la-forma-del-futuro">Sterling</a> definiscono &#8220;le microstorie delle persone in relazione agli oggetti&#8221;. Rendere visibili queste microstorie significa comprendere le interazioni che avvengono nel tessuto urbano ai vari livelli di profondità.</p>
<h2>Flessibilità &#8211; Resilience: un tema chiave</h2>
<p>La flessibilità (<em>resilience</em>) è la capacità di un&#8217;architettura informativa di adattarsi a:</p>
<ol>
<li>differenti tipologie di pubblico</li>
<li>differenti obiettivi</li>
<li>differenti strategie di ricerca dell&#8217;informazione (<em>information seeking behaviors</em>).</li>
</ol>
<p>Se la città è un sistema di nodi e connessioni (<em>paths</em>), allora possiamo agire soprattutto su questi ultimi per rendere la città flessibile. In realtà, anche i nodi (edifici, piazze ecc.) si modificano nel tempo, ma molto più lentamente rispetto ai percorsi &#8212; ci spiega la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Shearing_layers">pace layering theory</a>.</p>
<p>E quindi l&#8217;idea è quella di monitorare, registrare e sfruttare le interazioni fra l&#8217;uomo e la città (i paths, appunto) per consentire alla città stessa di rispondere, modellarsi in tempo reale sulla base di queste sollecitazioni (adattando i paths medesimi, o rendendone disponibili di alternativi). Le microstorie delle persone in relazione agli oggetti di cui parla Sterling diventano così il sistema nervoso della <strong>smart city</strong>, ciò che effettivamente la rende senziente (<em>sentient</em>). I modi per raccogliere queste storie possono essere vari: dall&#8217;internet of things tramite RFId o altro tipo di sensori al GPS, dai social network georeferenziati all&#8217;<a title="Internet delle cose e social network georeferenziati" href="http://lucarosati.it/blog/geolocalizzazione">information shadow</a>.</p>
<p>Ciò non significa abbandonare ogni altro sistema di pianificazione dall&#8217;alto di tipo più tradizionale in favore di automatismi governati interamente da algoritmi. Significa invece bilanciare, correggere e integrare gli schemi progettati dall&#8217;alto (<strong>top-down</strong>) sulle logiche spontanee (<a title="Un articolo di Merholz sui desire paths o disire lines" href="http://www.adaptivepath.com/ideas/desire-lines-the-metaphor-that-keeps-on-giving">desire paths</a>) che emergono dal basso (<strong>bottom-up</strong>). Significa in una parola <strong>co-design e flessibilità</strong>: la città si adatta e si autoripara come un tessuto vivo; da read-only environment evolve in <strong>read-write environment</strong> (<a title="Il libro Remix di Lessig" href="http://remix.lessig.org/">Lessig</a>).</p>
<blockquote><p>We see our domain of operation as places where both the urban fabric as a whole, and discrete objects within it, have been endowed with the <strong>ability to gather, process, display</strong>, transmit, receive, store <strong>and take action on information</strong> (<a href="http://urbanscale.org/2011/03/21/beyond-the-smart-city-part-ii/">Urbanscale</a>).</p></blockquote>
<h2>Progetti</h2>
<ul>
<li>Il <a href="http://senseable.mit.edu/">SENSEable City Laboratory</a> del Massachusetts Institute of Technology è una delle iniziative di sentient city di più lungo corso: dal 2004 ad oggi ha prodotto molti progetti fra cui <a href="http://senseable.mit.edu/realtimerome/">Real Time Rome</a>, <a href="http://senseable.mit.edu/realtimecopenhagen/">Real Time Copenhagen</a>, <a href="http://senseable.mit.edu/livesingapore/">Live Singapore</a>.</li>
<li><a href="http://www.stanza.co.uk/">Stanza</a>, che si muove fra arte e urbanistica, &#8220;creates a visual artworks informed by critical analysis of city spaces&#8221;; fra i progetti che più mi piacciono c&#8217;è <a href="http://www.stanza.co.uk/sensity/">Sensity</a>.</li>
<li><a href="http://citycrawlers.eu/berlin/">City Crawlers</a> &#8220;is a project that tries to tell new stories about Berlin using information and data visualizations&#8221;.</li>
<li>Un progetto per il <a title="Slide della presentazione" href="http://www.slideshare.net/resmini/a-case-in-public-transport">sistema dei trasporti di Goteborg</a> è stato presentato da <a href="http://andrearesmini.com/">Andrea Resmini</a> allo ASIS&amp;T Information Architecture Summit di Denver (30 marzo &#8211; 3 aprile 2011).</li>
<li><a href="http://www.surfincity.it/">Surfin&#8217;City</a>, progetto degli italianissimi di <a href="http://www.mimulus.it/">Mimulus</a>, sfrutta il servizio di geolocalizzazione di network come Foursquare per costruire percorsi guidati all’interno di un’area geograficamente circoscritta, realizzare guide tematiche permanenti o itinerari di gioco.</li>
<li><a href="http://urbinowalkinprogress.wordpress.com/">Urbino Walk in Progress</a> è un progetto di ricerca e una mostra sviluppati dall&#8217;Isia di Urbino sotto la guida di <a href="http://www.molotro.com/">Luciano Perondi</a>; il focus è sulla rappresentazione e percezione della città e sul tema del wayfinding.</li>
</ul>
<p>Alla fine la lista dei progetti è più lunga di quanto pensassi. Ce ne sono certamente molti altri, difficile dar conto di tutti: qui ho cercato di indicare i più rappresentativi. Con l&#8217;intento di sottolineare anche la natura ibrida di queste iniziative, che spaziano dall&#8217;installazione artistica all&#8217;architettura in senso stretto, dall&#8217;urbanistica all&#8217;information design.</p>
<h2>Libri</h2>
<ul>
<li>Dekker et al. (forthcoming). <a href="http://citycrawlers.eu/berlin/the-book/">City Crawlers Berlin</a>.</li>
<li>Greenfield, A. (forthcoming). <a href="http://speedbird.wordpress.com/pre-order-the-city/">The City Is Here For You To Use</a>.</li>
<li>Guenther, M. (forthcoming). <a href="http://www.intersectionbook.com/">Intersection: How Enterprise Design Bridges the Gap Between Business, Technology and People</a>.</li>
<li>Khan et al. 2007-. <a href="http://www.situatedtechnologies.net/?q=node/75">Situated Technologies</a>.</li>
<li>McCullough, M. 2005. <a href="http://mitpress.mit.edu/catalog/item/default.asp?ttype=2&amp;tid=10716">Digital Ground</a>.</li>
<li>Mitchell, W.J. 1996. <a href="http://www.amazon.com/City-Bits-Space-Infobahn-Architecture/dp/0262631768/">City of Bits: Space, Place, and the Infobahn</a>.</li>
<li>Mitchell, W.J. 2004. <a href="http://www.amazon.com/Me-Cyborg-Self-Networked-City/dp/0262633132/">Me++ The Cyborg Self and the Networked City</a>.</li>
</ul>
<h2>Articoli e siti web</h2>
<ul>
<li>Coward &amp; Salingaros. 2004. <a href="http://zeta.math.utsa.edu/%7Eyxk833/InfoCities.html">The Information Architecture of Cities</a>.</li>
<li>Guenther, M. 2011. <a href="http://www.slideshare.net/eda.c/architecting-information-as-the-enterprise-dna-euroia-2011">Architecting Information as the Enterprise DNA</a>.</li>
<li>Institute For The Future. 2010a. <a href="http://www.iftf.org/inclusion">The Future of Cities, Information, and Inclusion.</a></li>
<li>Institute For The Future. 2010b. <a title="5. SR1292_IFTF2010TYF_CitiesInTransitionForecast.pdf" type="application/pdf; length=8847730" href="http://www.iftf.org/system/files/deliverable/5.%20SR1292_IFTF2010TYF_CitiesInTransitionForecast.pdf">Cities in Transition Forecast &amp; Scenarios</a>.</li>
<li>Monteverdi, A. 2010. <a href="http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1725">Ipersuperfici e mediafacciate</a>.</li>
<li>Salingaros, N. 2005. <a href="http://utsa.academia.edu/NikosSalingaros/Papers/106333/Towards_a_New_Urban_Philosophy">Towards a New Urban Philosophy</a>.</li>
<li>Scalzi e Scalzi. 2005. <a href="http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=93">Tra architettura e interaction design</a>.</li>
<li><a href="http://urbanscale.org/">Urbanscale</a>.</li>
<li><a href="http://www.urbanexperience.it/">Urban Experience</a>.</li>
</ul>
<h2>Video</h2>
<p><a href="http://www.ted.com/talks/carlo_ratti_architecture_that_senses_and_responds.html">Architecture that senses and responds</a>, Carlo Ratti, MIT SENSEable City Lab.</p>
<h2>Finale letterario</h2>
<blockquote><p>Il Gran Kan possiede un atlante in cui sono raccolte le mappe di tutte le città [...] Nelle ultime carte dell&#8217;atlante si diluivano reticoli senza principio né fine, città a forma di Los Angeles, a forma di Kyoto-Osaka, senza forma (Calvino, Le città invisibili).</p></blockquote>
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		</item>
		<item>
		<title>Cross-channel, cross-media, multi-channel: quale differenza?</title>
		<link>http://lucarosati.it/blog/cross-channel</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 03:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura dell'informazione pervasiva]]></category>
		<category><![CDATA[User experience]]></category>
		<category><![CDATA[Cross-channel]]></category>
		<category><![CDATA[Cross-media]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche se usati spesso come sinonimi, questi termini designano in realtà fenomeni differenti: una differenza sottile ma cruciale anche per la user experience e l'architettura dell'informazione pervasiva.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il libro di Jenkins, <em>Cultura convergente</em>, il termine cross-media (o trans-media) e le sue varie declinazioni sono divenuti assai popolari anche fra i non addetti. Parallelamente, nell&#8217;ambito della user experience e dell&#8217;architettura dell&#8217;informazione si è cominciato a parlare sempre più di cross-canalità (cross-channel design). Quali sono le differenze?</p>
<p>E quali quelle fra cross-channel, cross-media da un lato, e multi-canalità (multi-channel) dall&#8217;altro?</p>
<p>Un articolo fa il punto su questi aspetti e propone alcune definizioni. In due varianti:</p>
<ol>
<li>breve: <a title="Cross-channel, Cross-media, Multi-channel: Where’s the Difference" href="http://pervasiveia.com/blog/cross-channel-definition">Cross-channel, Cross-media, Multi-channel: Where’s the Difference</a></li>
<li>(poco più) lunga: <a title="What is Cross-channel" href="http://andrearesmini.com/blog/what-is-cross-channel">What is Cross-channel</a>.</li>
</ol>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Architettura dell&#8217;informazione e musei</title>
		<link>http://lucarosati.it/blog/architettura-informazione-musei</link>
		<comments>http://lucarosati.it/blog/architettura-informazione-musei#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 02 Jul 2011 08:18:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura dell'informazione pervasiva]]></category>
		<category><![CDATA[Internet of things]]></category>
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		<category><![CDATA[Cross-channel]]></category>
		<category><![CDATA[Cross-media]]></category>
		<category><![CDATA[Ecosistemi]]></category>
		<category><![CDATA[Flessibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Musei]]></category>

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		<description><![CDATA[Il museo è un luogo in cui si vive un'esperienza, e un ambiente informativo condiviso: ecco quindi che il museo può essere letto e progettato anche come architettura informativa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un articolo sul Tafter Journal esplora i nessi fra architettura dell&#8217;informazione e design museale. L&#8217;articolo è un lavoro a più mani di <a title="Pagina di Elisa Mandelli su Linkedin" href="http://www.linkedin.com/pub/elisa-mandelli/b/4aa/472">Elisa Mandelli</a>, Andrea Resmini e chi scrive.</p>
<h2>Indice</h2>
<ol>
<li>Cos&#8217;è l&#8217;architettura dell’informazione</li>
<li>Il problema della flessibilità: personalizzare l&#8217;esperienza di visita</li>
<li>Atomi e bit: due facce della stessa medaglia</li>
<li>Il museo come &#8220;palinsesto mnemonico&#8221;</li>
<li>&#8220;L&#8217;ombra d&#8217;informazione&#8221;</li>
<li>Conclusioni: co-design in un mondo scrivibile</li>
</ol>
<h2>L&#8217;articolo completo</h2>
<p class="references">Mandelli, E., Resmini, A., Rosati, L. 2011. <a href="http://www.tafterjournal.it/2011/07/01/architettura-dell’informazione-e-design-museale/">Architettura dell’informazione e design museale</a>. Tafter Journal, 37 (luglio 2011).</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Google la rosa e l&#8217;ornitorinco</title>
		<link>http://lucarosati.it/blog/oltre-google</link>
		<comments>http://lucarosati.it/blog/oltre-google#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 22:03:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura dell'informazione web]]></category>
		<category><![CDATA[Information seeking]]></category>
		<category><![CDATA[Search]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lucarosati.it/?p=2597</guid>
		<description><![CDATA[Massimo Marchiori, papà dell'algoritmo di Google, spiega come sia necessario oggi andare oltre: creando motori dialogici che mettano maggiormente al centro le persone.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Tutto comincia nel 1997, a Santa Clara, quando durante la sesta   conferenza internazionale del World Wide Web scrive una pagina nella   storia di internet, facendo vedere il suo motore di ricerca, battezzato   Hyper Search. Dal palco, riesce a incantare la platea con due semplici   parole: rosa e ornitorinco.</p></blockquote>
<p>In quella celebre conferenza, Massimo Marchiori mostrò l&#8217;algoritmo che è diventato poi la base di quello usato da Google. Lo racconta Antonio Larizza nell&#8217;articolo-intervista <a title="L'intervista a Marchiori di A. Larizza" href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-06-17/voglio-inventare-google-seconda-175352.shtml">Voglio inventare Google per la seconda volta</a>, apparso su Nòva 24 di domenica. Cos&#8217;è cambiato oggi?</p>
<blockquote><p>«Al pari di tutti i motori &#8211; spiega [Marchiori] &#8212; [Google] è come l&#8217;oracolo di Delfi: a domanda, risponde». E la sua risposta è considerata quella giusta. L&#8217;oracolo dovrebbe invece &#8216;aprirsi&#8217;, e la risposta nascere dal dialogo. Così, oggi Marchiori è alle prese con un nuovo algoritmo. «Per sviluppare &#8212; spiega &#8212; il motore di ricerca di terza generazione, basato sull&#8217;interazione delle persone con il sistema».</p>
<p>[...] «Da tecnologo, mi sto trasformando in sociologo. Obbligato dal web, che diventa sempre più sociale: presto persone e informazioni, online, saranno la stessa cosa».</p></blockquote>
<h2>Dall&#8217;algoritmo all&#8217;uomo</h2>
<p>È un tema di cui si dibatte molto in questi ultimi tempi, soprattutto con l&#8217;avvento dei social network e con la convergenza fisico-digitale. I network rappresentano oggi un patrimonio informativo inestimabile, la vera finestra sul comportamento e le preferenze degli utenti, e spesso punto di partenza di gran parte delle nostre navigazioni quotidiane. Ce lo ha ricordato di recente <strong>Paolo Bottazzini</strong> nel suo intervento <a title="Abstract dell'intervento" href="http://mediamutations.org/fileadmin/user_upload/documents/MM3_abstract_Bottazzini.pdf">Google: paradigmi e cronologie digitali</a>, durante la terza edizione del convegno <a title="Sito del convegno Media Muatations" href="http://www.mediamutations.org/">Media Mutations 3. Ecosistemi narrativi: spazi, strumenti, modelli</a>.</p>
<p>Come integrare allora questa dimensione sociale nella ricerca? E basta un&#8217;integrazione oppure occorre ripensare radicalmente la ricerca stessa?</p>
<p>Il tutto mi fa venire in mente un articolo di <strong>Gary Marchionini</strong> (non recente ma attualissimo) <a title="Articolo in pdf" href="http://ils.unc.edu/~march/ECIR.pdf">From information retrieval to information interaction</a>. Nell&#8217;articolo (a cui sono molto affezionato) Marchionini scrive:</p>
<blockquote><p>Additionally, the system may save increasingly detailed traces of  fleeting ephemeral states arising in online transactions—perhaps as  extreme as client-side mouse movements as well as clicks. Thus, our objects acquire histories, annotations, and linkages that may strongly influence retrieval and use.</p>
<p>[...] there are increasing efforts in the IR research community to <strong>incorporate people into the retrieval problem</strong>. [...] thus, the problem shifts from the system optimizing matching to put burden on the human information seeker to engage in an ongoing process. In such a user-centered paradigm, people have responsibilities and capabilities (pp. 3, 4).</p></blockquote>
<p>E ancora, mi viene in mente <strong>Marcia Bates</strong>, quando parla di modello classico o ingenuo e di modello evolutivo o reale di information retrieval: quest&#8217;ultimo, noto come <strong>raccolta delle bacche</strong> (berrypicking) è un tipo di ricerca che presuppone un aggiustamento progressivo del tiro (sulla base di molteplici fattori e stimoli), e quindi anche un dialogo fra uomo e informazione.</p>
<p>Insomma, Google e buona parte dei motori di ricerca più diffusi corrispondono ancora al modello classico &#8212; quello in stile <strong>oracolo</strong>, come lo chiama Marchiori &#8212; che potrebbe essere riassunto così: bisogno &gt; formulazione della query &gt; scatola magica &gt; risultati. Dove il problema non è tanto nella scatola magica (l&#8217;algoritmo) ma negli interstizi di ogni passaggio!</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 538px"><a href="http://gseis.ucla.edu/faculty/bates/berrypicking.html"><img class="   " title="Vai all'articolo originale: The design of browsing and berrypicking techniques for the online search interface" src="http://gseis.ucla.edu/faculty/bates/images/berrypicking-image002.gif" alt="The design of browsing and berrypicking techniques for the online search interface" width="528" height="189" /></a><p class="wp-caption-text">Modello classico o ingenuo di information retrieval (fonte: Bates 1989).</p></div>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 558px"><a href="http://gseis.ucla.edu/faculty/bates/berrypicking.html"><img class=" " title="Vai all'articolo originale: The design of browsing and berrypicking techniques for the online search interface" src="http://gseis.ucla.edu/faculty/bates/images/berrypicking-image004.gif" alt=" " width="548" height="308" /></a><p class="wp-caption-text">Modello evolutivo o reale di information retrieval (fonte: Bates 1989).</p></div>
<h2>A proposito di ornitorinchi</h2>
<p>Non è un caso che l&#8217;ornitorinco sia anche un animale molto caro agli architetti dell&#8217;informazione. Per saperne di più:</p>
<ul>
<li><a title="Le faccette, il web semantico e l'ornitorinco" href="http://trovabile.org/articoli/faccette_web_semantico_ornitorinco">Le faccette, il web semantico e l&#8217;ornitorinco</a></li>
<li><a title="Vertigine della lista" href="http://lucarosati.it/blog/vertigine-della-lista">Vertigine della lista</a>.</li>
</ul>
<h2>Massimo Marchiori si racconta</h2>
<p>Per finire, due istruttivi e divertenti video di Marchiori.</p>
<ul>
<li><a href="http://www.youtube.com/watch?v=5XJVnGW6J_4">Massimo Marchiori si racconta 1</a></li>
<li><a href="http://www.youtube.com/watch?v=SCPTLXyqEjU">Massimo Marchiori si racconta 2</a></li>
</ul>
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		<title>Internet delle cose e social network georeferenziati</title>
		<link>http://lucarosati.it/blog/geolocalizzazione</link>
		<comments>http://lucarosati.it/blog/geolocalizzazione#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 09:29:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura dell'informazione pervasiva]]></category>
		<category><![CDATA[Internet of things]]></category>
		<category><![CDATA[User experience]]></category>
		<category><![CDATA[Citta]]></category>
		<category><![CDATA[Conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Cross-channel]]></category>
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		<category><![CDATA[Metodi]]></category>

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		<description><![CDATA[In che modo è possibile sfruttare social network georeferenziati come Foursquare per creare una internet delle cose fai-da-te e arricchire l'esperienza utente in luoghi fisici?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è il tema che <a href="http://www.mimulus.it/chi/francesca-fabbri/">Francesca Fabbri</a> (Mimulus), <a href="http://andrearesmini.com/">Andrea Resmini</a> e io affronteremo nel nostro intervento a Better Software (Firenze, 27-28 giugno): <a href="http://www.bettersoftware.it/conference/talks/realta-aumentata-e-network-geolocalizzati-arricchire-lesperienza-utente-integrando-atomi-e-bit">Realtà aumentata e network geolocalizzati. Arricchire l’esperienza utente integrando atomi e bit</a>.</p>
<h2>Perché<br />
Qual è il nesso fra internet delle cose e user experience<em></em></h2>
<blockquote><p>&#8220;O Giglio-Tigre&#8221; disse Alice, rivolgendosi a un fiore di quella specie che si lasciava mollemente dondolare nel vento. &#8220;Che bello sarebbe se tu potessi parlare!&#8221; (Carroll, <em>Attraverso lo specchio).</em></p></blockquote>
<p>Quante volte ci siamo smarriti in un ospedale cercando un ambulatorio? Quante volte ci sarebbe piaciuto visitare una città potendo scegliere un tema specifico? Per questi problemi sono state fornite nel tempo varie soluzioni, ma che succederebbe se oggetti e luoghi potessero parlare?</p>
<p>Fuoriuscito dallo spazio ristretto dello schermo, il web si sta diffondendo in un insieme sempre più ampio di oggetti quotidiani: la <strong>compenetrazione tra atomi e bit</strong> (<em>augmented reality, ubiquitous computing</em>) permette un’<strong>interazione arricchita</strong> con l’ambiente che ci circonda, dà voce alle nostre relazioni con i luoghi e gli oggetti che ci circondano, che divengono così storie documentabili e manipolabili in tempo reale.</p>
<h2>Come<br />
Creare una internet delle cose dal basso (senza RFId e simili)</h2>
<p>Per creare una internet delle cose, si possono seguire due approcci.</p>
<ol>
<li>Un approccio <strong>top-down</strong>, che associa in modo sistematico a oggetti o luoghi identificatori elettronici univoci (QR code, RFId e simili) capaci di trasmettere o ricevere informazioni.</li>
<li>Un approccio <strong>bottom-up</strong>, che sfrutta la cosiddetta <strong>ombra di informazione</strong> (Kuniavsky 2010) che oggetti e luoghi proiettano sul web attraverso l’attività spontanea degli utenti (le foto che carichiamo su Flickr, le schede dei libri su Amazon o aNobii, e più in generale tutte le tracce delle nostre interazioni con luoghi e persone che lasciamo in rete).</li>
</ol>
<blockquote><p>An enormous quantity of user-generated content exists on the Internet tied to nearly every product. Virtually everything made or grown has been reviewed, discussed, photographed, mocked, praised, prodded, measured, disassembled, and hacked. Until the Internet, little of this social life was available; now there is a flood.<br />
The digitally accessible information about an object can be called its information shadow. Nearly all industrially created objects have rich information shadows, even if those shadows are invisible to their owners and users.<br />
[…] Everyday objects have been separated for a long time from their information shadows, as Peter Pan was from his actual shadow. The complexity of finding, organizing, and accessing this information divided the world of objects and the world of information shadows. […] For consumers, ubiquitous computing attaches the information shadow to the object, like Wendy does to Peter Pan’s shadow (<a title="Smart Things: Chapter 6, Information Shadows" href="http://www.orangecone.com/archives/2010/06/smart_things_ch_9.html">Kuniavsky 2010</a>, pp. 71-73).</p></blockquote>
<p>Il nostro progetto segue questa seconda logica. In modo simile ad applicazioni come Wikitude o Layar, i social network georeferenziati costituiscono uno strato informativo digitale che è possibile sovrapporre al mondo fisico per consentire un’interazione arricchita fra persone e ambiente. La <strong>geolocalizzazione</strong> è l’anello che permette di legare in modo univoco i luoghi e la loro relativa ombra digitale. Le persone fanno il resto.</p>
<blockquote><p>As the information shadows become thicker, more substantial, the need for explicit metadata diminishes. Our cameras, our microphones, are becoming the eyes and ears of the Web, our motion sensors, proximity sensors its proprioception, GPS its sense of location. Indeed, the baby is growing up. We are meeting the internet, and it is us. [...] As more and more of our world is sensor-enabled, there will be surprising revelations in how much meaning – and value – can be extracted from their data streams. (<a title="Web Squared: Web 2.0 Five Years On" href="http://www.web2summit.com/web2009/public/schedule/detail/10194">O’Reilly &amp; Battelle 2009</a>).</p></blockquote>
<h2>Cosa<br />
Un caso studio sul tema</h2>
<p>Attraverso un <a title="#4sqday a Bologna: la community esplora la città" href="http://www.foursquareitalia.org/2011/04/19/4sqday-a-bologna-la-community-esplora-la-citta/">caso studio</a> relativo alla città di Bologna, mostreremo come sia possibile progettare esperienze aumentate sfruttando <strong>social network georeferenziati</strong> – nella fattispecie, <strong>Foursquare</strong>. Per esperienze aumentate intendiamo:</p>
<ul>
<li>ricevere o costruire percorsi su misura (ad es. guide tematiche alla città, tour enogastronomici, itinerari in base al tempo disponibile)</li>
<li>ottenere approfondimenti su luoghi, edifici, monumenti</li>
<li>ricevere suggerimenti su misura (es. se ti interessa <em>x</em> allora ti può interessare anche&#8230;; altri edifici dello stesso periodo o artista o appartenenti allo stesso percorso tematico ecc.).</li>
</ul>
<p>In questa prospettiva, Foursquare fornisce un framework già pronto all’uso per costruire un ecosistema fisico-digitale, con indubbi vantaggi:</p>
<ul>
<li>molte persone sono già presenti nel social network</li>
<li>non occorrono dispositivi o applicazioni ad hoc (se non il proprio telefono)</li>
<li>bassi costi (quelli della personalizzazione di una piattaforma gratuita già esistente).</li>
</ul>
<h2>Video e slide dell&#8217;intervento</h2>
<ul class="references">
<li><a title="Realtà aumentata e network geolocalizzati. Arricchire l’esperienza utente integrando atomi e bit" href="http://www.bettersoftware.it/conference/talks/realta-aumentata-e-network-geolocalizzati-arricchire-lesperienza-utente-integrando-atomi-e-bit">Video</a></li>
<li><a title="Realtà aumentata e network georeferenziati: Arricchire l'esperienza utente integrando atomi e bit" href="http://www.slideshare.net/francescafabbri/realt-aumentata-e-network-georeferenziati-arricchire-lesperienza-utente-integrando-atomi-e-bit">Slide</a></li>
</ul>
<h2>Per approfondire</h2>
<ul class="references">
<li>Kuniawsky, M. 2010. <a title="Scheda del libro su Amazon" href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0123748992/">Smart Things: Ubiquitous Computing User Experience Design</a>. Morgan Kaufmann. (<a href="http://www.orangecone.com/archives/2010/06/smart_things_ch_9.html">Pre-print draft</a> di alcuni capitoli nel blog dell&#8217;autore).</li>
<li>Mimulus. 2010. <a title="Foursquare Italia: L'Osservatorio italiano su Foursquare" href="http://www.foursquareitalia.org/">Foursquare Italia: L&#8217;Osservatorio italiano su Foursquare</a>.</li>
<li>MIT (Massachusetts Institute of Technology). <a title="MIT SENSEable City Laboratory" href="http://senseable.mit.edu/">Senseable City Laboratory</a>.</li>
<li>O&#8217;Reilly, T.; Battelle, J. 2009. <a title="Web Squared: Web 2.0 Five Years On" href="http://www.web2summit.com/web2009/public/schedule/detail/10194">Web squared: Web 2.0 five years on</a>. <em>Web 2.0 Summit</em>.</li>
<li>Resmini, A.; Rosati, L. 2011. <a title="Sito del libro" href="http://pervasiveia.com/">Pervasive Information Architecture: Designing Cross-Channel User Experiences</a>. Morgan Kaufmann.</li>
</ul>
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