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	<title>Luca Rosati</title>
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	<description>Architettura dell&#039;informazione</description>
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		<title>Cross-channel design</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 23:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura dell'informazione pervasiva]]></category>
		<category><![CDATA[Casi studio]]></category>
		<category><![CDATA[Citta]]></category>
		<category><![CDATA[Conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Cross-channel]]></category>
		<category><![CDATA[Esperienza-ponte]]></category>
		<category><![CDATA[Musei]]></category>
		<category><![CDATA[Thesaurus]]></category>

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		<description><![CDATA[L'architettura dell'informazione come collante fra i diversi canali di un'azienda o ente, e come ponte tra fisico e digitale, atomi e bit: il caso dell'Istituto degli Innocenti raccontato al Summit di architettura dell'informazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Dall&#8217;archivio al sito web al museo: Cross-channel design all&#8217;Istituto degli Innocenti di Firenze</h2>
<p>L’intervento mostrerà come un importante ente culturale e di ricerca italiano, l’Istituto degli Innocenti di Firenze, stia abbracciando un approccio sistemico per collegare insieme le diverse realtà e fonti di conoscenza sull’infanzia e l’adolescenza che possiede e gestisce:</p>
<ul>
<li>l’archivio storico e di deposito dell’ente</li>
<li>la Biblioteca <em>Innocenti Library</em> (specializzata a livello internazionale sui diritti dei bambini)</li>
<li>il <em>Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza</em> che svolge attività per conto del governo italiano e della Regione Toscana</li>
<li>il <em>Museo degli Innocenti</em> (MUDI).</li>
</ul>
<p class="references"><a title="Dall'archivio al sito web al museo - Cross-channel design all'Istituto degli Innocenti di Firenze" href="http://www.iasummit.it/2012/dallarchivio-al-sito-web-al-museo">Abstract completo dell&#8217;intervento</a> nel sito del Summit italiano di architettura dell&#8217;informazione – Milano, 10-11 maggio 2012.</p>
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		<title>Centro e periferia: scrittura, usabilità e SEO</title>
		<link>http://lucarosati.it/blog/centro-periferia</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 00:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Information design]]></category>
		<category><![CDATA[Usabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi della semplicità / Laws of Semplicity]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>

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		<description><![CDATA[Come migliorare la comunicazione e il posizionamento nei motori di ricerca  bilanciando l'ordine delle parole fra centro e periferia, ombra e luce.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trasformare in grafica alcune parole di Luisa Carrada, ed evidenziarne alcune correlazioni: ecco l&#8217;idea di questo post.</p>
<h2>L&#8217;infografica</h2>
<p><a href="http://lucarosati.it/cms/wp-content/uploads/2012/04/centro-periferia.png"><img class="alignnone size-large wp-image-3949" title="Centro e periferia" src="http://lucarosati.it/cms/wp-content/uploads/2012/04/centro-periferia-500x375.png" alt="Enfatizzare le parole chiave spostandole all'inizio o alla fine del capoverso (periferia)" width="500" height="375" /></a></p>
<h2>La massima</h2>
<p>Mi è venuto in mente di rappresentare così questa raccomandazione di <a title="Nella giusta luce, quella naturale" href="http://blog.mestierediscrivere.com/2012/03/05/nella-giusta-luce-quella-naturale/">Luisa Carrada</a>.</p>
<blockquote><p>In un laboratorio di scrittura che ho tenuto la scorsa settimana in una grande banca italiana analizzando i testi dell’intranet non abbiamo fatto altro che togliere grassetti.</p>
<p>Le parole in rilievo che venivano verso di noi erano talmente tante che i nostri poveri occhi non sapevano più dove guardare. È una cosa che succede spesso: è più facile evidenziare dando fondo a tutte le risorse della formattazione <em>dopo</em> che costruire bene il testo <em>prima</em>, scegliendo le parole giuste e mettendole nel giusto ordine.</p>
<p>[...] Il più delle volte la soluzione è semplice: basta <strong>mettere le parole chiave all’inizio o alla fine del capoverso</strong>, o farne le voci di un elenco se il contenuto e l’obiettivo comunicativo si prestano. Insomma, collocarle più vicino allo spazio, all’aria, invece che soffocarle tra tante altre parole. Come metterle vicino alla finestra, alla luce naturale (Luisa Carrada, grassetto mio).</p></blockquote>
<h2>Leggi della semplicità</h2>
<p>Le parole di Luisa Carrada hanno subito scatenato l&#8217;associazione con altre linee guida.</p>
<p>Trovo molti nessi con <a title="Laws of Simplicity" href="http://lawsofsimplicity.com/tag/laws">Le leggi della semplicità</a> di Maeda. Dovendone scegliere una, la più rappresentativa mi pare questa.</p>
<blockquote><p><a href="http://lawsofsimplicity.com/tag/laws"><img class="alignnone" title=" " src="http://getfile3.posterous.com/getfile/files.posterous.com/import-oram/FrFadyrrqkryhDeugJbnirCiFdFkBFhagrswJJejfonflHlbHiJutGhGtGJf/media_httplawsofsimpl_xxhHt.gif.scaled500.gif" alt=" " width="120" height="120" /></a></p>
<p>Legge 6: Contesto – Ciò che sta alla periferia della semplicità non è assolutamente periferico (John Maeda).</p></blockquote>
<p>Rimando a un mio precedente post per maggiori dettagli e qualche <a title="Semplicità Complessità" href="http://lucarosati.it/blog/semplicita-complessita">esempio di questa legge</a>.</p>
<h2>Ordine della frase</h2>
<p>L&#8217;altra associazione è con principi più strettamente linguistici. La lingua ci offre almeno due strumenti principali per posizionare parole chiave all&#8217;inizio o al termine di un periodo (e quindi anche di un capoverso):</p>
<ol>
<li>l&#8217;<a title="Passive Voice Is Redeemed For Web Headings" href="http://www.useit.com/alertbox/passive-voice.html">uso del passivo</a></li>
<li>la <a title="Dislocazione (linguistica)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dislocazione_(linguistica)">dislocazione a sinistra o a destra</a>.</li>
</ol>
<p>Per una scrittura semplice e chiara, si consiglia spesso di evitare il passivo perché appesantisce la sintassi e quindi la comprensibilità (pensiamo ad es. al burocratese), e ricorrere viceversa alle forme attive e dirette. Tuttavia la forma passiva può tornare utile proprio quando vogliamo enfatizzare e portare in prima posizione ciò che nella forma attiva corrispondente sarebbe il complemento oggetto; ad es. la forma: <em>A è stato X-to da B</em> consente di portare in testa l&#8217;elemento <em>A</em> che nella forma attiva sarebbe in coda: <em>B ha X-to A</em>.</p>
<p>La dislocazione a sinistra o a destra consiste nell&#8217;anteporre (spostare a sinistra) o posporre (spostare a destra) un componente della frase rispetto alla posizione che occuperebbe normalmente. La frase di apertura di questo articolo (v. in cima) è un esempio di dislocazione a sinistra.</p>
<p>Entrambe le strategie, passivo e dislocazione a sinistra, sono chiaramente molto utili in ottica SEO.</p>
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		<title>Mappa racconto e architettura dell&#8217;informazione</title>
		<link>http://lucarosati.it/blog/mappa-racconto-architettura-informazione</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 00:14:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura dell'informazione pervasiva]]></category>
		<category><![CDATA[Citta]]></category>
		<category><![CDATA[Correlazione]]></category>
		<category><![CDATA[Mappe]]></category>
		<category><![CDATA[Place-making]]></category>

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		<description><![CDATA[L'analogia tra mappa e racconto è fortissima: il processo che porta alla produzione di una mappa è il medesimo che porta alla scrittura di un romanzo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>La mappa come racconto</h2>
<blockquote><p>L&#8217;analogia tra mappa e racconto è fortissima. [...] il processo che porta alla produzione di una mappa è il medesimo che porta alla scrittura di un romanzo. [...] Ogni romanzo genera la mappa di un mondo condiviso da autore e lettore. Allo stesso tempo ogni mappa produce un racconto sul territorio, una serie di significati, che una volta condivisi dall&#8217;osservatore divengono vettori di senso (<a title="Mappe come romanzi - Urbino walk in progress" href="http://urbinowalkinprogress.wordpress.com/2011/04/27/mappe-come-romanzi/">Luigi Farrauto</a>).</p></blockquote>
<p>Il progetto <em>Urbino walk in progress</em> ruota proprio attorno a questa idea: la mappa come storia, quella degli abitanti che vivono la città e quella della città inevitabilmente (ri)plasmata dal vissuto degli abitanti medesimi.</p>
<h2>Storytelling e architettura dell&#8217;informazione</h2>
<p>Che nesso ha tutto ciò con l&#8217;architettura dell&#8217;informazione? Pensando soprattutto all&#8217;applicazione al contesto urbano, mi viene in mente che il ruolo dell&#8217;architettura dell&#8217;informazione pervasiva è in definitiva lo storytelling, <strong>creare storie o rendere visibili quelle che già esistono</strong>. Mi spiego meglio:</p>
<ol>
<li>rendere visibili informazioni o servizi relativi a luoghi o edifici (per migliorare o arricchire la nostra interazione con essi) è raccontare qualcosa di quegli elementi</li>
<li>stabilire percorsi &#8212; correlare fra loro dal punto di vista informativo differenti nodi della città secondo criteri tematici, di utilità ecc. &#8212; è una forma di narrazione ancora più forte</li>
<li>stabilire correlazioni a più livelli &#8212; fra luoghi e oggetti della città, il loro stato (traffico, orari ecc.) e item che appartengono ad altri contesti (media o canali) oltre lo spazio architettonico (documenti, contesto sociale ecc.) &#8212; è un tipo di narrazione ancora più complessa perché si svolge su più dimensioni.</li>
</ol>
<p>In tutti i casi possiamo immaginare una generazione di storie secondo una duplice direzione:</p>
<ul>
<li>top-down, ovvero storie-correlazioni fra oggetti e informazioni stabilite centralmente da qualcuno (l&#8217;amministrazione, il progettista ecc.)</li>
<li>bottom-up, ovvero storie-relazioni create dal basso dai cittadini stessi.</li>
</ul>
<h2>Gli abilitatori narrativi</h2>
<p>Internet delle cose, social network, sistemi di georeferenziazione sono le penne e il supporto che permettono oggi a queste storie di materializzarsi e depositarsi sugli oggetti. In questo senso, trovo azzeccatissima la definizione di Giulio Lughi dei nuovi gadget digitali come <strong>abilitatori narrativi</strong>:</p>
<blockquote><p>Complessivamente i gadget new-mediali stanno dunque assumendo il ruolo di gestori narrativi ed emozionali della presenza dei soggetti negli ecosistemi di comunicazione che costituiscono lo spazio sociale: attraverso i gadget i soggetti sociali sono contemporaneamente narratori [... ed] elementi di una macronarrazione (o metanarrazione) che deriva dal loro esserci sul territorio e dall&#8217;ininterrotto scambio di dati (in input e output) che il semplice fatto di tener acceso un telefono cellulare comporta (<a title="Gadget emozionali: oggetti narrativi fra comunicazione e tecnologia" href="http://www.mediamutations.org/fileadmin/user_upload/documents/MM3_abstract_Lughi.pdf">Giulio Lughi</a>).</p></blockquote>
<p>Raccontare queste storie significa alla fine <strong>rendere visibili</strong> &#8220;le microstorie delle persone in relazione agli oggetti&#8221;, come le chiama Sterling. A cui fa eco l&#8217;Institute For The Future che nel suo report <em>Cities in Transition Forecast &amp; Scenarios</em> scrive:</p>
<blockquote><p>Turn the city into a futures gameboard. Find ways to make alternative visions of the city visible. [...] a new experience of 4D cities: urban landscapes that can be navigated not only in the three familiar spatial dimensions, but also in a data dimension, both historical and future (<a title="Cities in Transition Forecast &amp; Scenarios" href="http://www.iftf.org/system/files/deliverable/5.%20SR1292_IFTF2010TYF_CitiesInTransitionForecast.pdf">Institute for The Future</a>).</p></blockquote>
<p>Il video del progetto <a href="http://vimeo.com/26030147">Ubrbanflow Helsinki</a> (di Nordkapp e Urbanscale) fornisce un&#8217;ottima sintesi di tutto questo.</p>
<p>    <iframe src="http://player.vimeo.com/video/26030147" width="500" height="281" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe></p>
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		<title>Tag e classificazione a faccette</title>
		<link>http://lucarosati.it/blog/tag-e-faccette</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 00:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura dell'informazione web]]></category>
		<category><![CDATA[Classificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Classificazione a faccette]]></category>
		<category><![CDATA[Metodi]]></category>
		<category><![CDATA[Tagging]]></category>
		<category><![CDATA[Trovabilità]]></category>

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		<description><![CDATA[In che modo la classificazione a faccette può aiutare a taggare meglio una risorsa? O a estrarre da una congerie disordinata di tag strutture meglio organizzate e più intellegibili?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo pezzo è stato ispirato dall&#8217;articolo <a href="http://idratherbewriting.com/2011/12/26/using-tags-to-increase-findability/">Using Tags to Increase Findability</a>: la sua lettura ha innescato un cortocircuito con alcune riflessioni personali che stavo facendo in merito, producendo quanto segue.</p>
<p><em>Tags are flat</em> &#8212; si dice spesso. Non è sempre vero, dato che ora si assiste anche a una <strong>gerarchizzazione dei tag</strong> fra loro o a una subordinazione di specifici tag a specifiche categorie. Anche nei sistemi di social bookmarking più diffusi si è assistito alla comparsa di strumenti che permettono il raggruppamento dei tag (ad es. le pile o stack di Delicious).</p>
<p>Il motivo è da ricercare nel fatto che i tag &#8212; specie quelli generati dagli utenti &#8212; tendono facilmente all&#8217;entropia, per cui l&#8217;integrazione con forme tassonomiche più tradizionali (le categorie o classi con le relative gerarchie) permette di <strong>arginare il disordine</strong> e migliorare la gestione da parte dell&#8217;utente. Tuttavia, la piattezza dei tag è sicuramente uno degli aspetti che ne rende veloce e comoda l&#8217;adozione e gestione, per cui una loro eccessiva gerarchizzazione rischia di ricreare i problemi che i tag cercano invece di risolvere. Come si sa, ogni sistema ha i suoi pro e i suoi contro.</p>
<p>Rispetto alle tassonomie tradizionali (gerarchico-enumerative), la <strong>classificazione a faccette</strong> possiede senza dubbio una maggiore flessibilità: e allora, mi sono chiesto, perché non usare quest&#8217;ultima per migliorare la performance dei tag? Insomma, se la comodità dei tag sta nella loro fluidità perché non abbinarli a forme di classificazione altrettanto fluide e scalabili come le faccette?</p>
<p>Immagino due possibili strategie di mutuo soccorso faccette-tag:</p>
<ol>
<li>l&#8217;impiego di schemi a faccette per taggare una risorsa</li>
<li>l&#8217;impiego di schemi a faccette per estrarre e visualizzare i tag di un sistema.</li>
</ol>
<h2>Strategia 1: schemi a faccette per taggare</h2>
<p>Come scegliere i tag più appropriati per classificare una risorsa? Il problema non è banale, perché da questo discende la trovabilità della risorsa stessa e la possibilità di aggregare ad essa altre risorse semanticamente correlate (mediante similarità di tag). Sia il papà della classificazione a faccette (Ranganathan) sia i suoi eredi (il Classification Reasearch Group) si sono posti tempo addietro un quesito simile: come individuare le faccette di una collezione? Esiste un metodo per evitare di ricominciare ogni volta da zero?</p>
<p>Per questo escogitarono uno schema generale &#8212; una sorta di canovaccio o prototipo &#8212; per derivare di volta in volta le faccette specifiche di un sistema:</p>
<ul>
<li>lo <a title="La Colon classification: Struttura, radici filosofiche e diffusione" href="http://www.aib.it/aib/contr/lavazza1.htm">schema generale di Ranganathan</a> è costutuito da 5 categorie fondamentali (sintetizzate nell&#8217;acronimo PMEST, dalle iniziali di ciascuna categoria)</li>
<li>lo <a title="Categorie standard della Classificazione bibliografica Bliss" href="http://www.aib.it/aib/contr/broughton1.htm#2.3">schema generale del Classification Reasearch Group</a> ne prevede 13.</li>
</ul>
<p>La mia proposta è usare uno di questi schemi come guida per attribuire i tag a una risorsa. Prendiamo ad es. quello di Ranganathan, e usiamolo come falsariga per ricavare i tag da attribuire a quest&#8217;articolo.</p>
<ul>
<li>Personalità &#8212; vale a dire l&#8217;oggetto di cui si parla: <em>Siti web</em></li>
<li>Materia &#8212; aspetti materiali o proprietà dell&#8217;oggetto: <em>Architettura dell&#8217;informazione, <em>Trovabilità,</em> <em>Faccette, Tag</em><br />
</em></li>
<li>Energia &#8212; processi o azioni che interessano l&#8217;oggetto: <em>Classificazione</em></li>
<li>Spazio: non rilevante</li>
<li>Tempo: non rilevante.</li>
</ul>
<p>Grosso modo sono i metadati con cui quest&#8217;articolo è indicizzato, con alcuni distinguo: il tag <em>Siti web</em> è assente (ma forse andrebbe introdotto visto che esistono i tag <em>Musei, Punto vendita</em>, <em>Retail</em>); <em>Classificazione</em> e <em>Architettura dell&#8217;informazione web</em> sono categorie, dove la seconda accorpa aspetti della personalità (<em>web</em>) e della materia (<em>architettura dell&#8217;informazione</em>).</p>
<h2>Strategie 2: schemi a faccette per estrarre e visualizzare i tag</h2>
<p>Lo stesso schema generale (di Ranganathan o del CRG) potrebbe essere impiegato per estrarre e visualizzare i tag da una lista piatta (o comunque poco strutturata) e disordinata. Potrei in questo modo visualizzare solo i tag più pertinenti o rilevanti per gli obiettivi del momento (lasciando gli altri nell&#8217;ombra) e farlo secondo un ordine più conveniente (e intellegibile) rispetto al più comune elenco o alla nuvola di tag (tag cloud).</p>
<p>Prendiamo ancora ad esempio <a href="http://lucarosati.it/blog">i tag e le categorie di questo blog</a> e proviamo a riordinarli secondo lo schema generale di Ranganathan, con qualche adattamento.</p>
<ul>
<li>Personalità &#8212; gli oggetti di cui si parla in questo blog: <em>Musei, Punti vendita, Siti web </em>ecc<em>.<br />
</em></li>
<li>Materia &#8212; aree d&#8217;indagine, proprietà: <em>Architettura dell&#8217;informazione, Usabilità, User experience </em>ecc.</li>
<li>Energia &#8212; processi o azioni che interessano l&#8217;oggetto: <em>Analisi, Classificazione, Design partecipativo </em>ecc.<em><br />
</em></li>
<li>Spazio: non rilevante</li>
<li>Tempo: non rilevante.</li>
</ul>
<p>Ciascuna faccetta potrebbe essere resa come un menu a parte, scegliendo ovviamente come titolo un&#8217;etichetta più esplicativa rispetto alle originali: ad es. <em>Oggetto, Settore d&#8217;indagine, Attività&#8230;</em></p>
<p>Probabilmente, per un&#8217;analisi e differenziazione più precisa dei vari concetti (tag e categorie), sarebbe più opportuno ricorrere in questo caso allo schema del CRG, che isolando un numero maggiore di categorie fondamentali permette una distinzione più raffinata.</p>
<h2>Per approfondire</h2>
<ol class="references">
<li>Badaloni, F. <a title="Snodi - articoli sul tagging" href="http://federicobadaloni.blog.kataweb.it/snodi/00tag/tag">Tag</a>. Raccolta di articoli sul tema del tagging. <em>Snodi</em>.</li>
<li>Belam, M.; Martin, P. <a href="http://www.guardian.co.uk/info/developer-blog+series/tags-are-magic">Tags are magic &#8211; Part 1-4</a>. <em>Developer Blog &#8211; The Guardian</em>.</li>
<li>Johnson, T. <a href="http://idratherbewriting.com/2011/12/26/using-tags-to-increase-findability/">Using Tags to Increase Findability</a>. <em>I&#8217;d Rather Be Writing</em>.</li>
<li>Quintarelli et al. <a href="http://www.facetag.org/">FaceTag: Integrating bottom-up and top-down classification in a social tagging system</a>.</li>
</ol>
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		<title>Ecosistemi e design sistemico</title>
		<link>http://lucarosati.it/blog/ecosistemi</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 00:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura dell'informazione pervasiva]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura dell'informazione web]]></category>
		<category><![CDATA[Casi studio]]></category>
		<category><![CDATA[Cross-channel]]></category>
		<category><![CDATA[Cross-media]]></category>
		<category><![CDATA[Ecosistemi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecologie, ecosistemi sono parole sempre più ricorrenti, in molti ambiti, per descrivere la complessità crescente dello scenario attuale. Che cosa significa per la progettazione pensare in termini sistemici?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ovvero, che ripercussioni ha l&#8217;intreccio fra media eterogenei, fra mondo fisico e mondo digitale nell&#8217;architettura dell&#8217;informazione, nella user experience e nel design più in generale?</p>
<p>Vista l&#8217;importanza crescente di questo tema, e lo spazio che gli ho dedicato in questo stesso blog, ho deciso di raccogliere qui il materiale più rappresentativo (vecchio e nuovo) su ecosistema e design sistemico.</p>
<div class="references">
<h2>Articoli</h2>
<ol>
<li>Badaloni, F. 2010. <a href="http://trovabile.org/articoli/architettura-informazione-giornalismo">Architettura dell’informazione giornalismo e cross-medialità. Dal giornale-cattedrale all’universo liquido</a>. <em>Trovabile</em>, 15 novembre.</li>
<li>Badaloni, F. 2011. <a href="http://federicobadaloni.blog.kataweb.it/snodi/001428/come-abbiamo-progettato-il-sito-di-le-scienze.html" rel="bookmark">Come abbiamo progettato il sito di Le Scienze</a>. <em>Snodi</em>, 30 dicembre.</li>
<li>Media Mutations 3. 2011. <a title="Opens internal link in current window" href="http://mediamutations.org/home/mm3/">Ecosistemi narrativi: spazi, strumenti, modelli</a>. Università di Bologna, 24-25 maggio.</li>
<li>Rosati, L. 2011. <a href="http://www.slideshare.net/lucarosati/architettura-informazione-pervasiva">Ecosistemi. Dalla Flatlandia alla Spacelandia: Progettare ecosistemi</a>. Handout di seminari tenuti nel corso del 2011 su architettura dell&#8217;informazione pervasiva e design sistemico.</li>
<li><a title="Articoli del blog con tag Ecosistemi" href="http://lucarosati.it/blog/tag/ecosistemi">Tag: Ecosistemi</a>. Tutti gli articoli di questo blog sul tema.</li>
</ol>
<h2>Libri</h2>
<ol>
<li>Guenther, M. In prep. <a title="Sito del libro" href="http://www.intersectionbook.com/">Intersection: How Enterprise Design Bridges the Gap Between Business, Technology and People</a>. Morgan Kaufmann.</li>
<li>Maistrello, S. 2011. <a title="Scheda nel sito dell'editore " href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850314157/scheda">Io editore tu Rete: Grammatica essenziale per chi produce contenuti</a>. Apogeo.</li>
<li>Resmini, A.; Rosati, L. 2011. <a href="http://pervasiveia.com/">Pervasive Information Architecture: Designing Cross-Channel User Experiences</a>. Morgan Kaufmann.</li>
</ol>
</div>
<h2>Un po&#8217; di teoria</h2>
<p>Si parla spesso in questa cornice di un&#8217;evoluzione dall&#8217;artefatto al <strong>servizio</strong> &#8212; e mai come ora il termine &#8220;service design&#8221; abbonda nei blog e nelle conferenze di settore; ecco, il servizio è per definizione qualcosa di <strong>distribuito, fluido, non predicibile</strong> interamente.</p>
<blockquote><p>Service design can be both tangible and intangible. It can involve artifacts and other things including communication, environment and behaviours.</p>
<p>Several authors [...] though, emphasize that, unlike products, which are created and &#8220;exist&#8221; before being purchased and used, service come to existence at the same moment they are being provided and used. While a designer can prescribe the exact configuration of a product, s/he cannot prescribe in the same way the result of the interaction between customers and service providers, nor can s/he prescribe the form and characteristics of any emotional value produced by the service (Wikipedia, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Service_design">Service Design</a>).</p></blockquote>
<p>Allo stesso modo si parla di un&#8217;evoluzione dal singolo item all&#8217;insieme (l&#8217;ecosistema, appunto), dal prodotto all&#8217;<strong>esperienza</strong>; e l&#8217;esperienza è (per definizione) un processo che evolve nel tempo e nello spazio. E che condivide quindi col servizio lo stesso carattere di <strong>fluidità e impredicibilità</strong> (o parziale predicibilità).</p>
<h2>In pratica</h2>
<p>Cosa tutto ciò significhi concretamente per un progetto (web ma non solo) lo spiega bene Federico Badaloni &#8212; citando i casi di Repubblica.it e Le Scienze web:</p>
<blockquote><p>Lo scopo dell&#8217;operazione su Le Scienze era quello di <strong>ripensare l&#8217;ecosistema informativo della testata</strong>, fino a quel momento coincidente con la rivista cartacea [...] In altre parole, il nostro desiderio era quello di costruire un flusso continuo di esperienza dell&#8217;informazione fra la carta, l&#8217;archivio storico della rivista e il web. Un flusso in grado di generare valore in ogni passaggio: condivisione e collaborazione rispetto ai contenuti, aumento degli utenti del sito, aumento dei lettori e degli abbonati alla rivista (Badaloni, <a href="http://federicobadaloni.blog.kataweb.it/snodi/001428/come-abbiamo-progettato-il-sito-di-le-scienze.html" rel="bookmark">Come abbiamo progettato il sito di Le Scienze</a>).</p></blockquote>
<p>Significa, in sostanza, abbracciare una logica sistemica (<a title="voce Wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Systems_thinking">systems thinking</a>).</p>
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		<title>Pervasive Information Architecture: presentazione del libro</title>
		<link>http://lucarosati.it/blog/pervasive-information-architecture</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 21:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura dell'informazione pervasiva]]></category>
		<category><![CDATA[Conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Cross-channel]]></category>
		<category><![CDATA[Cross-media]]></category>
		<category><![CDATA[Ecosistemi]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[La presentazione del libro «Pervasive Information Architecture: Designing Cross-Channel User Experiences» è l'occasione per riflettere sull'intreccio fra architettura dell'informazione, ubiquitous computing, cross-medialità / cross-canalità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<ol class="references">
<li><a title="Architettura dell'informazione pervasiva" href="http://www.slideshare.net/lucarosati/architettura-informazione-pervasiva-10622454">Slide su Slideshare</a> (solo slide), <a title="Architettura dell'informazione pervasiva" href="http://itunes.apple.com/itunes-u/seminari-di-informatica-umanistica/id426146844">slide su iTunes U</a> (con audio)</li>
<li><a title="Architettura dell'informazione pervasiva: Ecosistemi" href="http://www.slideshare.net/lucarosati/architettura-informazione-pervasiva">Handout</a> &#8211; sintesi dei temi principali del libro</li>
<li><a title="Euristiche per l’architettura dell’informazione (pervasiva)" href="http://lucarosati.it/blog/euristiche-architettura-informazione">Euristiche</a> contenute nel libro</li>
</ol>
<h2>Perché</h2>
<p><a title="Scarica la locandina" href="http://lucarosati.it/cms/wp-content/uploads/2011/11/pervasive.pdf"><img class="alignleft size-medium wp-image-3672" src="http://lucarosati.it/cms/wp-content/uploads/2011/11/pervasive-300x427.jpg" alt="" width="300" height="427" /></a></p>
<p>Lo scenario attuale vede una compenetrazione sempre più fitta fra media e ambienti eterogenei. Narrazioni e prodotti migrano da un medium all&#8217;altro, contaminano il cinema con i videogame, la carta stampata con i social network, il design con la fiction. Gli stessi confini tra mondo fisico e mondo digitale si assottigliano fino a scomparire.</p>
<p><a title="La cross-medialità e il remix delle esperienze" href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/16/la-cross-medialita-e-il-remix-delle-esperienze">Cross-medialità</a>, ubiquitous computing e internet degli oggetti hanno importanti ripercussioni sul design e la comunicazione. Oggi qualunque prodotto o servizio è sempre più un <a title="Molto più di un prodotto: un’intera esperienza" href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/10/26/molto-piu-di-un-prodotto-unintera-esperienza">ecosistema</a>, un flusso, un dialogo che abbraccia molteplici sfere. Anche il pubblico si trasforma: da utente finale a intermediario capace di influenzare il processo stesso di design.</p>
<p>Ne sono un esempio le serie come <em>Lost </em>(con tutte le loro estensioni extra-televisive), l&#8217;applicazione delle dinamiche del gioco a prodotti e servizi quotidiani (<em>gamification</em>), i nuovi dispositivi mobili basati sull&#8217;ecosistema dispositivo-computer-applicazioni.</p>
<h2>Chi</h2>
<p>Sono intervenuti:</p>
<ul>
<li>Federico Badaloni, gruppo Repubblica L&#8217;Espresso (responsabile architettura dell&#8217;informazione) sul <a title="Architettura dell’informazione giornalismo e cross-medialità. Dal giornale-cattedrale all’universo liquido" href="http://trovabile.org/articoli/architettura-informazione-giornalismo">rapporto fra architettura dell&#8217;informazione pervasiva e giornalismo</a></li>
<li>Gianni Bellisario e Chiara Ferrigno, Rai (direzione palinsesto), sul <a title="User Experience e televisione del futuro" href="http://www.iasummit.it/2010/papers/ferrigno-bellisario.pdf">palinsesto cross-mediale</a></li>
<li>Francesca Fabbri e Roberto Cobianchi, Mimulus, su <a title="Realtà aumentata e network geolocalizzati. Arricchire l’esperienza utente integrando atomi e bit" href="http://www.bettersoftware.it/conference/talks/realta-aumentata-e-network-geolocalizzati-arricchire-lesperienza-utente-integrando-atomi-e-bit">architettura dell&#8217;informazione pervasiva e geolocalizzazione</a></li>
<li>Guglielmo Pescatore e Veronica Innocenti, Università di Bologna, su <a title="Architettura dell'informazione del serial televisivo" href="http://www.iasummit.it/2011/architettura-dell-informazione-del-serial-televisivo/">architettura dell&#8217;informazione e serial televisivo</a></li>
<li>il team dello <a title="Pagina Linkedin del club" href="http://www.linkedin.com/groups/Rome-UX-Book-Club-2376365">UX book club di Roma</a>.</li>
</ul>
<p>Un ringraziamento particolare a chi ha reso possibile questi incontri:</p>
<p>Luciano Perondi (ISIA Urbino), Antonio Catolfi e Dianella Gambini (Università per Stranieri di Perugia), Maria Simi ed Enrica Salvatori (Università di Pisa), Cristiano Siri (UX book club di Roma), Guglielmo Pescatore e Veronica Innocenti (Università di Bologna).</p>
<h2>Dove e quando</h2>
<ol>
<li>Urbino, 6 aprile, ISIA &#8211; ciclo di conferenze <a href="http://www.isiaurbino.net/home/?p=2390">Disponibile di carattere &#8211; grafiche ed editorie in trasformazione</a></li>
<li>Perugia, 16 novembre, Università per Stranieri di Perugia</li>
<li>Pisa, 7 dicembre, Università di Pisa &#8211; ciclo di <a title="Pagina iTunes dei seminari" href="http://itunes.apple.com/itunes-u/seminari-di-informatica-umanistica/id426146844">Seminari di cultura digitale</a></li>
<li>Roma, 12 dicembre, Roma, UX book club</li>
<li>Bologna, 15 dicembre, Università di Bologna, Dams</li>
</ol>
<h2>Il libro</h2>
<p><a title="Sito web del libro" href="http://pervasiveia.com/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3675" src="http://lucarosati.it/cms/wp-content/uploads/2011/11/pervasive-information-architecture-300x370.jpg" alt="Pervasive Information Architecture: Designing Cross-Channel User Experiences" width="300" height="370" /></a></p>
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		<title>Euristiche per l&#8217;architettura dell&#8217;informazione (pervasiva)</title>
		<link>http://lucarosati.it/blog/euristiche-architettura-informazione</link>
		<comments>http://lucarosati.it/blog/euristiche-architettura-informazione#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 23:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura dell'informazione pervasiva]]></category>
		<category><![CDATA[Cross-channel]]></category>
		<category><![CDATA[Ecosistemi]]></category>
		<category><![CDATA[Euristiche]]></category>
		<category><![CDATA[Metodi]]></category>

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		<description><![CDATA[La particolarità di queste linee guida è la loro trasversalità: vale a dire che possono essere applicate non solo ai siti web, ma anche al design di servizi e luoghi (come punti vendita, musei, ospedali), o a ecosistemi che vedano l’impiego combinato di più canali. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono quindi euristiche per un&#8217;<a title="Apple, IKEA e l’architettura dell’informazione pervasiva" href="http://lucarosati.it/blog/apple-ikea-ai-pervasiva">architettura dell&#8217;informazione pervasiva</a>, intesa come progettazione di qualunque spazio informativo condiviso (e non solo di ambienti web). I fenomeni della <a title="Cross-channel, Cross-media, Multi-channel: Where's the Difference" href="http://pervasiveia.com/blog/cross-channel-definition">cross-medialità e cross-canalità</a>, e quelli dell&#8217;ubiquitous computing e dell&#8217;internet degli oggetti rendono infatti sempre più urgente e necessario un <strong>approccio pervasivo</strong> (cioè integrato) alla progettazione e all’analisi dei sistemi informativi.</p>
<p>Queste linee guida sono state elaborate da me e Andrea Resmini attraverso l&#8217;esperienza sul campo, spinti dalla necessità di avere uno <strong>strumento sia di analisi sia di progettazione</strong> applicabile a qualunque contesto, fisico digitale o misto.</p>
<p>Esplorate in modo approfondito nei libri <a title="Architettura dell’informazione: Trovabiltà dagli oggetti quotidiani al Web" href="http://lucarosati.it/blog/architettura-informazione-trovabilita">Architettura dell’informazione: Trovabiltà dagli oggetti quotidiani al Web</a> e <a title="Pervasive Information Architecture Designing Cross-Channel User Experiences" href="http://pervasiveia.com/">Pervasive Information Architecture: Designing Cross-Channel User Experiences</a>, le proponiamo qui in una versione distillata: slide e slidecast (slide + audio) di <strong>corsi e seminari</strong>. Arricchite magari da quel giusto affinamento che il tempo (che le separa dai libri) può dare.</p>
<div class="references">
<p>Panoramica: <a href="http://www.slideshare.net/lucarosati/architettura-informazione-linee-guida">Architettura dell’informazione: linee guida</a> (comprende solo alcune euristiche)</p>
<ol>
<li><a title="The Art and Craft of Being Elsewhere" href="http://www.slideshare.net/resmini/the-art-and-craft-of-being-elsewhere">Place-making</a> – <a href="http://lucarosati.it/blog/tag/place-making">Place-making: esempi e casi studio</a></li>
<li><a href="http://www.slideshare.net/lucarosati/coerenza">Coerenza</a> (Consistency) – <a href="http://lucarosati.it/blog/tag/coerenza">Coerenza: esempi e casi studio</a></li>
<li><a href="http://www.slideshare.net/lucarosati/flessibilita">Flessibilità</a> (Resilience) – <a title="Articoli sulla Flessibilità" href="http://lucarosati.it/blog/tag/flessibilita">Flessibilità: esempi e casi studio</a></li>
<li><a title="La felicità è una scelta facile: Progettare menu interfacce e sistemi stress-free" href="http://www.slideshare.net/lucarosati/scelta-choosability">Scelta</a> (Reduction) – <a href="http://lucarosati.it/blog/tag/scelta">Scelta: esempi e casi studio</a></li>
<li>Correlazione (già contenuta in parte nella panoramica) – <a href="http://lucarosati.it/blog/tag/correlazione">Correlazione: esempi e casi studio</a>.</li>
</ol>
</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Scelta e architettura dell&#8217;informazione: linee guida</title>
		<link>http://lucarosati.it/blog/scelta-architettura-informazione</link>
		<comments>http://lucarosati.it/blog/scelta-architettura-informazione#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 22:03:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura dell'informazione pervasiva]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura dell'informazione web]]></category>
		<category><![CDATA[Euristiche]]></category>
		<category><![CDATA[Legge di Hick]]></category>
		<category><![CDATA[Scelta]]></category>

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		<description><![CDATA[In che modo l'architettura dell'informazione può agevolare la scelta in un menu, nei risultati di una pagina di ricerca, in un catalogo o uno scaffale?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/9775510" width="425" height="355"></iframe></p>
<h2>In breve</h2>
<p>Molti studi dimostrano che il tempo e lo stress da scelta non dipendono tanto dal numero delle opzioni disponibili, ma soprattutto dal <strong>modo in cui le scelte sono organizzate</strong> e presentate. Il paradosso della scelta è quindi un problema di qualità più che di<strong> </strong>quantità che investe direttamente l&#8217;architettura dell&#8217;informazione.</p>
<p>Il mercato attuale, dominato dal modello della coda lunga, vede un aumento crescente della varietà di prodotti, servizi e informazioni disponibili, sia nel mondo fisico sia nel web. E se da una parte questa disponibilità è una ricchezza a cui difficilmente rinunceremmo, è anche vero che l&#8217;eccesso di scelta rischia di tramutarsi in stress; e lo stress, a sua volta, in non-scelta o mancato acquisto. È il cosiddetto <strong>paradosso della scelta</strong>.</p>
<h2>Linee guida (euristiche)</h2>
<p>L&#8217;intervento a Smau (Milano, 19 ottobre) con <a href="http://www.bussolon.it/">Stefano Bussolon</a> e <a href="http://andrearesmini.com/">Andrea Resmini</a> è stata l&#8217;occasione per fare una sintesi sul rapporto fra architettura dell&#8217;informazione e scelta e proporre alcune linee guida operative (o euristiche).</p>
<ol>
<li>Progettare per le diverse <a title="Un modello integrato di interazione uomo-informazione" href="http://trovabile.org/articoli/un-modello-integrato-di-interazione-uomo-informazione">strategie di information seeking</a>.<br />
Obiettivi, stati e contesti diversi determinano diverse strategie di ricerca dell&#8217;informazione. Molto spesso, le persone non sono chiaramente consapevoli di cosa hanno bisogno o non cercano direttamente o attivamente qualcosa. Non esiste quindi una risposta univoca al problema della scelta: occorre invece far sì che un sistema possa adattarsi agli eterogenei bisogni e modalità di ricerca dell&#8217;informazione. Tenendo presente che le persone sono pigre e nella maggioranza dei casi aspettano che sia l&#8217;informazione a raggiungere loro anziché viceversa.</li>
<li>Coerenza e ordine conveniente.<br />
Organizzare ed elencare le scelte secondo un ordine conveniente &#8212; utile cioè all&#8217;utilizzatore, ed evitando di mescolare più criteri logici contemporaneamente &#8212; è un modo per favorire la scelta. Sono diversi i modelli che suggeriscono questo approccio: fra questi, il principio della <a title="Ranganathan's Prolegomena to Library Classification" href="http://www.miskatonic.org/library/prolegomena.html">helpful sequence</a> di Ranganathan (Prolegomena to Library Classification, General Canons, 143).</li>
<li>Profumo dell&#8217;informazione.<br />
Questo concetto rimanda alla teoria dell&#8217;<a title="Information Foraging Theory: Adaptive Interaction with Information" href="http://www.amazon.com/dp/0195173325">information foraging</a>, e in particolare al lavoro di Peter Pirolli. Il <a title="Information foraging " href="http://en.wikipedia.org/wiki/Information_foraging#Information_scent">profumo dell&#8217;informazione</a> è la capacità di un&#8217;etichetta (categoria, voce di menu, link) di suggerire il contenuto che questa contiene &#8212; nel caso del web, ciò che si troverà cliccando su di essa.</li>
</ol>
<h2>From findability to choosability?</h2>
<p>Siamo tutti <strong>informavori</strong>. Ogni animale ha bisogno di informazioni per sopravvivere, ma raccogliere informazioni ha un costo &#8212; cognitivo, anzitutto &#8212; ci spiega l&#8217;information foraging. L&#8217;architettura dell’informazione, in questo senso, ha l&#8217;obiettivo di massimizzare la quantità e qualità dell&#8217;informazione e minimizzare il costo e lo sforzo per trovarla.</p>
<p>Tuttavia, trovare non basta. In effetti, l&#8217;obiettivo dell&#8217;architettura dell&#8217;informazione è aiutarci a <strong>trovare l&#8217;informazione giusta</strong>. Quella che risponde cioè ai nostri bisogni, e questo ha a che fare con la <strong>scelta</strong>. La stessa azione di cercare comporta continuamente delle scelte: cosa cercare, come, con quali strumenti? Fra l&#8217;altro, spesso, neppure siamo consapevoli di cosa abbiamo precisamente bisogno, o perché non sappiamo o non ricordiamo il nome dell&#8217;oggetto cercato, o perché non sappiamo dove cercarlo o con quali strumenti, o infine perché il nostro stesso bisogno è sfocato. Quindi trovabilità e scelta vanno sempre insieme: la <strong>findability</strong> presuppone e porta inevitabilmente con sé la <strong>choosability</strong>.</p>
<h2>Per un riepilogo sul tema</h2>
<p><a title="Articoli con tag Scelta" href="http://lucarosati.it/blog/tag/paradosso-scelta">Articoli sulla scelta</a> pubblicati via via in questo blog.</p>
<h2>Per approfondire</h2>
<ul>
<li>Ariely, D. 2010. <a href="http://www.amazon.com/dp/0061353248/">Predictably Irrational: The Hidden Forces That Shape Our Decisions</a>. Harper Perennial.</li>
<li>Iyengar, S. 2011. <a href="http://www.amazon.com/dp/0446504114/">The Art of Choosing</a>. Twelve.</li>
<li>Resmini &amp; Rosati. 2011. <a href="http://pervasiveia.com/">Pervasive Information Architecture: Designing Cross-Channel User Experiences</a>. Morgan Kaufmann. <em>Ch. 7. Reduction</em>.</li>
<li>Rosati, L. 2007. <a href="http://lucarosati.it/blog/architettura-informazione-trovabilita">Architettura dell’informazione: Trovabiltà dagli oggetti quotidiani al Web</a>. Apogeo. <em>Cap. 5. Quando il troppo stroppia. Il paradosso della scelta</em>.</li>
<li>Schwartz, B. 2005. <a href="http://www.amazon.com/dp/0060005696/">The Paradox of Choice: Why More Is Less</a>. Harper Perennial.</li>
</ul>
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		</item>
		<item>
		<title>Architettura dell&#8217;informazione della città</title>
		<link>http://lucarosati.it/blog/architettura-informazione-citta</link>
		<comments>http://lucarosati.it/blog/architettura-informazione-citta#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 17:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura dell'informazione pervasiva]]></category>
		<category><![CDATA[Citta]]></category>
		<category><![CDATA[Ecosistemi]]></category>
		<category><![CDATA[Flessibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi]]></category>

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		<description><![CDATA[Pervasive information architecture for the sentient city, l'intervento con Andrea Resmini al recente summit europeo di architettura dell'informazione è l'occasione per ripubblicare una versione aggiornata di quest'articolo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>a city processes information rather than merely moving it around<br />
– Coward &amp; Salingaros.</p></blockquote>
<h2>Pervasive information architecture for the sentient city</h2>
<p>Di architettura dell&#8217;informazione della città ho parlato, insieme ad Andrea Resmini, al recente Summit europeo di architettura dell&#8217;informazione &#8212; EuroIA. I nuovi spunti nati dall&#8217;intervento e dalle discussioni con i colleghi sono l&#8217;occasione per ripubblicare una versione aggiornata di quest&#8217;articolo. Anzitutto, ecco qualche link sulla presentazione.</p>
<ol class="references">
<li><a title="Pervasive information architecture for the sentient city" href="http://www.slideshare.net/resmini/pervasive-ia-for-the-sentient-city">Slide</a></li>
<li><a title="Pervasive information architecture for the sentient city" href="http://pervasiveia.com/blog/sentient-city">abstract</a></li>
<li><a href="http://www.currybet.net/cbet_blog/2011/09/euroia-andrea-luca.php">note di Martin Belam</a>.</li>
</ol>
<h2>La città come sistema complesso</h2>
<blockquote><p>Information networks provide a basis for understanding living cities [...] a city works less like an electronic computer, and more like the human brain. As a functionally complex system, it heuristically defines its own functionality by changing connections so as to optimize how components interact. [...] This analysis shifts the focus of understanding cities from their physical structure to the flow of information.</p></blockquote>
<p>Così, Coward e Salingaros scrivono nel loro articolo <a href="http://zeta.math.utsa.edu/~yxk833/InfoCities.html">The Information Architecture of Cities</a>, articolo del 2004 che si rivela tuttavia attualissimo.</p>
<p>La città è un sistema complesso fatto di <strong>nodi e connessioni</strong>, di <strong>atomi e bit</strong>: in questo senso la città elabora informazioni piuttosto che farle semplicemente circolare &#8212; &#8220;a city <em>processes</em> information rather than merely moving it around&#8221;, scrivono ancora Coward e Salingaros.</p>
<p>I concetti di sistema ed <strong>ecosistema</strong> in connessione con quelli di architettura dell&#8217;informazione sono al centro anche della riflessione di Milan Guenther, la cui presentazione <a href="http://www.slideshare.net/eda.c/architecting-information-as-the-enterprise-dna-euroia-2011">Architecting Information as the Enterprise DNA</a> ha immediatamente preceduto la nostra proprio a EuroIA 2011. Milan non ha parlato specificamente di città, ma la suo concetto di <em>enterprise</em> ha molte affinità con quello di ecosistema, e il suo approccio si applica altrettanto bene al contesto urbano.</p>
<h2>La città come testo, racconto, esperienza</h2>
<p>Se l&#8217;architettura dell&#8217;informazione non riguarda soltanto il web ma tutti gli <a title="Definizione di architettura dell'informazione secondo lo Information Architecture Institute" href="http://iainstitute.org/en/learn/resources/what_is_ia.php">spazi informativi condivisi</a>, allora anche la città può essere analizzata e progettata come un&#8217;architettura informativa. Leggere la città in questi termini permette appunto di focalizzarsi sull&#8217;idea di <strong>città come elaboratore di informazioni</strong>, esaltandone la dimensione relazionale e dinamica.</p>
<p>Come? Indagando i flussi di informazione che avvengono fra i nodi del grafo-città, quei &#8220;miliardi e miliardi di traiettorie&#8221; che per <a title="Dal design partecipativo all’oggetto partecipato. La forma del futuro di Bruce Sterling" href="../../blog/la-forma-del-futuro">Sterling</a> definiscono &#8220;le microstorie delle persone in relazione agli oggetti&#8221;. Rendere visibili queste microstorie significa comprendere le interazioni che avvengono nel tessuto urbano ai vari livelli di profondità.</p>
<h2>Flessibilità &#8211; Resilience: un tema chiave</h2>
<p>La flessibilità (<em>resilience</em>) è la capacità di un&#8217;architettura informativa di adattarsi a:</p>
<ol>
<li>differenti tipologie di pubblico</li>
<li>differenti obiettivi</li>
<li>differenti strategie di ricerca dell&#8217;informazione (<em>information seeking behaviors</em>).</li>
</ol>
<p>Se la città è un sistema di nodi e connessioni (<em>paths</em>), allora possiamo agire soprattutto su questi ultimi per rendere la città flessibile. In realtà, anche i nodi (edifici, piazze ecc.) si modificano nel tempo, ma molto più lentamente rispetto ai percorsi &#8212; ci spiega la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Shearing_layers">pace layering theory</a>.</p>
<p>E quindi l&#8217;idea è quella di monitorare, registrare e sfruttare le interazioni fra l&#8217;uomo e la città (i paths, appunto) per consentire alla città stessa di rispondere, modellarsi in tempo reale sulla base di queste sollecitazioni (adattando i paths medesimi, o rendendone disponibili di alternativi). Le microstorie delle persone in relazione agli oggetti di cui parla Sterling diventano così il sistema nervoso della <strong>smart city</strong>, ciò che effettivamente la rende senziente (<em>sentient</em>). I modi per raccogliere queste storie possono essere vari: dall&#8217;internet of things tramite RFId o altro tipo di sensori al GPS, dai social network georeferenziati all&#8217;<a title="Internet delle cose e social network georeferenziati" href="http://lucarosati.it/blog/geolocalizzazione">information shadow</a>.</p>
<p>Ciò non significa abbandonare ogni altro sistema di pianificazione dall&#8217;alto di tipo più tradizionale in favore di automatismi governati interamente da algoritmi. Significa invece bilanciare, correggere e integrare gli schemi progettati dall&#8217;alto (<strong>top-down</strong>) sulle logiche spontanee (<a title="Un articolo di Merholz sui desire paths o disire lines" href="http://www.adaptivepath.com/ideas/desire-lines-the-metaphor-that-keeps-on-giving">desire paths</a>) che emergono dal basso (<strong>bottom-up</strong>). Significa in una parola <strong>co-design e flessibilità</strong>: la città si adatta e si autoripara come un tessuto vivo; da read-only environment evolve in <strong>read-write environment</strong> (<a title="Il libro Remix di Lessig" href="http://remix.lessig.org/">Lessig</a>).</p>
<blockquote><p>We see our domain of operation as places where both the urban fabric as a whole, and discrete objects within it, have been endowed with the <strong>ability to gather, process, display</strong>, transmit, receive, store <strong>and take action on information</strong> (<a href="http://urbanscale.org/2011/03/21/beyond-the-smart-city-part-ii/">Urbanscale</a>).</p></blockquote>
<h2>Progetti</h2>
<ul>
<li>Il <a href="http://senseable.mit.edu/">SENSEable City Laboratory</a> del Massachusetts Institute of Technology è una delle iniziative di sentient city di più lungo corso: dal 2004 ad oggi ha prodotto molti progetti fra cui <a href="http://senseable.mit.edu/realtimerome/">Real Time Rome</a>, <a href="http://senseable.mit.edu/realtimecopenhagen/">Real Time Copenhagen</a>, <a href="http://senseable.mit.edu/livesingapore/">Live Singapore</a>.</li>
<li><a href="http://www.stanza.co.uk/">Stanza</a>, che si muove fra arte e urbanistica, &#8220;creates a visual artworks informed by critical analysis of city spaces&#8221;; fra i progetti che più mi piacciono c&#8217;è <a href="http://www.stanza.co.uk/sensity/">Sensity</a>.</li>
<li><a href="http://citycrawlers.eu/berlin/">City Crawlers</a> &#8220;is a project that tries to tell new stories about Berlin using information and data visualizations&#8221;.</li>
<li>Un progetto per il <a title="Slide della presentazione" href="http://www.slideshare.net/resmini/a-case-in-public-transport">sistema dei trasporti di Goteborg</a> è stato presentato da <a href="http://andrearesmini.com/">Andrea Resmini</a> allo ASIS&amp;T Information Architecture Summit di Denver (30 marzo &#8211; 3 aprile 2011).</li>
<li><a href="http://www.surfincity.it/">Surfin&#8217;City</a>, progetto degli italianissimi di <a href="http://www.mimulus.it/">Mimulus</a>, sfrutta il servizio di geolocalizzazione di network come Foursquare per costruire percorsi guidati all’interno di un’area geograficamente circoscritta, realizzare guide tematiche permanenti o itinerari di gioco.</li>
<li><a href="http://urbinowalkinprogress.wordpress.com/">Urbino Walk in Progress</a> è un progetto di ricerca e una mostra sviluppati dall&#8217;Isia di Urbino sotto la guida di <a href="http://www.molotro.com/">Luciano Perondi</a>; il focus è sulla rappresentazione e percezione della città e sul tema del wayfinding.</li>
</ul>
<p>Alla fine la lista dei progetti è più lunga di quanto pensassi. Ce ne sono certamente molti altri, difficile dar conto di tutti: qui ho cercato di indicare i più rappresentativi. Con l&#8217;intento di sottolineare anche la natura ibrida di queste iniziative, che spaziano dall&#8217;installazione artistica all&#8217;architettura in senso stretto, dall&#8217;urbanistica all&#8217;information design.</p>
<h2>Libri</h2>
<ul>
<li>Dekker et al. (forthcoming). <a href="http://citycrawlers.eu/berlin/the-book/">City Crawlers Berlin</a>.</li>
<li>Greenfield, A. (forthcoming). <a href="http://speedbird.wordpress.com/pre-order-the-city/">The City Is Here For You To Use</a>.</li>
<li>Guenther, M. (forthcoming). <a href="http://www.intersectionbook.com/">Intersection: How Enterprise Design Bridges the Gap Between Business, Technology and People</a>.</li>
<li>Khan et al. 2007-. <a href="http://www.situatedtechnologies.net/?q=node/75">Situated Technologies</a>.</li>
<li>McCullough, M. 2005. <a href="http://mitpress.mit.edu/catalog/item/default.asp?ttype=2&amp;tid=10716">Digital Ground</a>.</li>
<li>Mitchell, W.J. 1996. <a href="http://www.amazon.com/City-Bits-Space-Infobahn-Architecture/dp/0262631768/">City of Bits: Space, Place, and the Infobahn</a>.</li>
<li>Mitchell, W.J. 2004. <a href="http://www.amazon.com/Me-Cyborg-Self-Networked-City/dp/0262633132/">Me++ The Cyborg Self and the Networked City</a>.</li>
</ul>
<h2>Articoli e siti web</h2>
<ul>
<li>Coward &amp; Salingaros. 2004. <a href="http://zeta.math.utsa.edu/%7Eyxk833/InfoCities.html">The Information Architecture of Cities</a>.</li>
<li>Guenther, M. 2011. <a href="http://www.slideshare.net/eda.c/architecting-information-as-the-enterprise-dna-euroia-2011">Architecting Information as the Enterprise DNA</a>.</li>
<li>Institute For The Future. 2010a. <a href="http://www.iftf.org/inclusion">The Future of Cities, Information, and Inclusion.</a></li>
<li>Institute For The Future. 2010b. <a title="5. SR1292_IFTF2010TYF_CitiesInTransitionForecast.pdf" type="application/pdf; length=8847730" href="http://www.iftf.org/system/files/deliverable/5.%20SR1292_IFTF2010TYF_CitiesInTransitionForecast.pdf">Cities in Transition Forecast &amp; Scenarios</a>.</li>
<li>Monteverdi, A. 2010. <a href="http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1725">Ipersuperfici e mediafacciate</a>.</li>
<li>Salingaros, N. 2005. <a href="http://utsa.academia.edu/NikosSalingaros/Papers/106333/Towards_a_New_Urban_Philosophy">Towards a New Urban Philosophy</a>.</li>
<li>Scalzi e Scalzi. 2005. <a href="http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=93">Tra architettura e interaction design</a>.</li>
<li><a href="http://urbanscale.org/">Urbanscale</a>.</li>
<li><a href="http://www.urbanexperience.it/">Urban Experience</a>.</li>
</ul>
<h2>Video</h2>
<p><a href="http://www.ted.com/talks/carlo_ratti_architecture_that_senses_and_responds.html">Architecture that senses and responds</a>, Carlo Ratti, MIT SENSEable City Lab.</p>
<h2>Finale letterario</h2>
<blockquote><p>Il Gran Kan possiede un atlante in cui sono raccolte le mappe di tutte le città [...] Nelle ultime carte dell&#8217;atlante si diluivano reticoli senza principio né fine, città a forma di Los Angeles, a forma di Kyoto-Osaka, senza forma (Calvino, Le città invisibili).</p></blockquote>
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		<title>Cross-channel, cross-media, multi-channel: quale differenza?</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 03:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura dell'informazione pervasiva]]></category>
		<category><![CDATA[User experience]]></category>
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		<category><![CDATA[Cross-media]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche se usati spesso come sinonimi, questi termini designano in realtà fenomeni differenti: una differenza sottile ma cruciale anche per la user experience e l'architettura dell'informazione pervasiva.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il libro di Jenkins, <em>Cultura convergente</em>, il termine cross-media (o trans-media) e le sue varie declinazioni sono divenuti assai popolari anche fra i non addetti. Parallelamente, nell&#8217;ambito della user experience e dell&#8217;architettura dell&#8217;informazione si è cominciato a parlare sempre più di cross-canalità (cross-channel design). Quali sono le differenze?</p>
<p>E quali quelle fra cross-channel, cross-media da un lato, e multi-canalità (multi-channel) dall&#8217;altro?</p>
<p>Un articolo fa il punto su questi aspetti e propone alcune definizioni. In due varianti:</p>
<ol>
<li>breve: <a title="Cross-channel, Cross-media, Multi-channel: Where’s the Difference" href="http://pervasiveia.com/blog/cross-channel-definition">Cross-channel, Cross-media, Multi-channel: Where’s the Difference</a></li>
<li>(poco più) lunga: <a title="What is Cross-channel" href="http://andrearesmini.com/blog/what-is-cross-channel">What is Cross-channel</a>.</li>
</ol>
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