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Ecosistemi narrativi. Dal fumetto alle serie TV

Narrazioni seriali, ecosistemi biologici, user experience design: un filo rosso lega questi fenomeni apparentemente lontani e ne permette la lettura secondo un paradigma congiunto. Lo racconta il libro appena uscito ‘Ecosistemi narrativi. Dal fumetto alle serie TV’.

Ecosistemi, narrazione, esperienza

Cosa lega un libro sugli ecosistemi narrativi all’architettura dell’informazione e allo user experience design più in generale? Anzitutto, oggi tutto è potenzialmente un medium, e quindi un abilitatore narrativo (l’espressione è di Giulio Lughi), un raccoglitore e generatore di storie. Inoltre, ogni prodotto o device tende oggi a configurarsi come nodo di un sistema più ampio – Kuniawsky ha parlato per questo di “service avatar”; viviamo in un’economia in cui il valore si sposta dal prodotto al servizio all’esperienza; e ciò che distingue il servizio e l’esperienza dal prodotto è proprio la relazione – servizi ed esperienze sono sistemi di relazioni.

In questo senso, le narrazioni seriali si rivelano un punto di osservazione privilegiato di fenomeni molto più ampi: tutto il design sta subendo un’evoluzione in senso sistemico.

Il curatore del volume è Guglielmo Pescatore, docente di media studies all’Università di Bologna, da anni attivo con il suo gruppo nello studiare i fenomeni seriali e i media più in generale secondo un approccio nuovo, che integra fra l’altro lo studio dei sistemi complessi, l’architettura dell’informazione, il design dell’esperienza. A differenza di certi accademici, Pescatore è uno studioso che si sporca le mani, e che queste cose oltre a teorizzarle le applica anche sul campo.

Ecosistemi narrativi

Ecosistemi biologici e impredicibilità

Che cosa succede quando una narrazione dura anni o decenni? O si espande in una molteplicità di spazi mediali, dando luogo a una pletora di oggetti testuali? […]

Autori e autrici hanno perciò affrontato le narrazioni estese in una prospettiva che fa riferimento a un paradigma comune, quello degli ecosistemi narrativi. Tale prospettiva permette soprattutto di leggere i processi produttivi delle narrazioni anche in funzione del loro posizionamento in una serie di sistemi interconnessi, le cui interazioni avvengono in parziale analogia con i sistemi biologici.

In altre parole, le strutture narrative estese si comportano come ecosistemi, con dinamiche evolutive proprie, solo in parte controllate dalla produzione, che difficilmente possono essere comprese in una prospettiva testuale tradizionale. Sono piuttosto strutture relativamente autosufficienti, vaste e pervasive, che esplorano tutti gli strati della produzione culturale e materiale coinvolgendo dispositivi e forme culturali diversificati e molteplici (Introduzione, pp. 11-12).

-ing the thing: esperienzializzare beni e servizi

Nel mio capitolo Ecosistemi ed economia dell’esperienza, ho spiegato come la logica ecosistemica sia quella che permette a un prodotto di evolvere verso il servizio e ancor più verso l’esperienza. La correlazione fra beni e servizi è una delle strategie chiave che consente di esperienzializzare un prodotto.

Delle varie strategie per esperienzializzare un prodotto, quella oggi più sfruttata trasversalmente ai vari settori di mercato consiste nell’orchestrare un artefatto all’interno di un ecosistema più ampio di dispositivi, canali e processi, rendendolo anello di una rete capace di prolungare e differenziare la nostra interazione con esso. Si tratta di una strategia che porta a riconfigurare un artefatto isolato e dai confini ben definiti come un ecosistema aperto e dinamico (Cap. 4, p. 83).

Il processo di esperienzializzazione sfrutta cioè la correlazione in chiave sistemica per prolungare e differenziare nel tempo e nello spazio l’interazione con un artefatto: -ing the thing, secondo il motto coniato da Pine e Gilmore.

Per approfondire

  1. Indice del libro
  2. Le serie tv come esperienza – dossier di Nòva sul tema