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Architettura della comunicazione. Progettare i nuovi ecosistemi dell’informazione

La progettazione funzionale risponde al cambio di paradigma imposto dalla convergenza fisico-digitale: dal singolo item – sito, app ecc. – all’ecosistema di relazioni in cui è inserito. È questo il cuore del libro di Federico Badaloni, Architettura della comunicazione.

Architettura della comunicazione

Frammento, quadro, insieme

“Questo è il cuore di una storia. Una storia narrata mille anni fa. Forse qualcuno di voi riconoscerà una figura umana, ma pochissimi potranno intuire già da qui l’orrore, l’angoscia e la speranza che questa storia sarà capace di farvi vivere”. Con questa sorta di rebus per il lettore comincia il libro di Federico Badaloni. Quindi, uno zoom all’indietro ci rivela che la storia di cui si parla è il particolare di un quadro più ampio: un altorilievo raffigurante il giudizio universale. Al centro, una bilancia sorretta da un angelo e da un demone, e su uno dei piatti un uomo che prega. Ancora uno zoom all’indietro ci rivela che l’opera è a sua volta parte di un insieme molto più vasto e complesso: il portale della cattedrale di Notre Dame.

Il valore delle relazioni è il senso di questo rebus che l’Autore ci propone.

Il valore delle relazioni

Questo libro ci invita ad allargare la prospettiva, guardare alle relazioni fra il “pezzo” e la costruzione che lo contiene, architettare l’informazione senza perdere di vista le complesse vie attraverso le quali viene pubblicata, riprodotta, commentata, e reinterpretata.

Etimologicamente, complesso significa intrecciato. “Digitale è reale” – sosteneva il Summit di architettura dell’informazione del 2013, organizzato proprio da Federico Badaloni insieme a Cristina Lavazza. L’intreccio, cruciale, in cui oggi ci troviamo ogni qual volta interagiamo con informazioni è un groviglio inestricabile di strade che conducono ovunque e in nessun luogo, senza alcuna distinzione tra ciò che è fisico e ciò che è digitale e tra quello che è in qualche modo importante o rilevante e quello che non lo è. Questo groviglio è un’opportunità, a patto di comprendere la portata del cambiamento in atto e modificare il nostro approccio: diversamente da quanto facevamo solo vent’anni fa, ora “abbiamo connesso i luoghi, gli oggetti e gli esseri viventi”, ed “è agendo sulle relazioni che modifichiamo ciò che chiamiamo realtà” (p. 12). “Architettura delle relazioni” era il titolo di un altro Summit di architettura dell’informazione, quello del 2014, guidato ancora dal duo Badaloni Lavazza.

Oltre il sito web

Che implicazioni ha tutto questo per chi progetta? La moltiplicazione qualitativa e quantitativa delle connessioni rende il sito web, la app, il dispositivo oggetti sempre più fluidi: è necessario quindi spostare il fuoco della progettazione dal singolo oggetto all’ecosistema, che è appunto una relazione di oggetti.

Ecco perché il libro di Federico Badaloni non vuole insegnarci a fare siti web, o l’ultima app per smartwatch o smartglass (o non solo questo); ci insegna molto di più: a progettare ecosistemi informativi, a capire come dare forma al mondo attraverso la rete.

La progettazione funzionale

Oltre che un saggio che pone domande profonde, il libro è anche un manuale che prova a fornire risposte. La progettazione funzionale è la risposta alla sfida di progettare contenuti ubiqui, predisposti a passare da un contesto all’altro mantenendo al contempo integro il loro significato.

L’approccio funzionale alla progettazione è infatti una garanzia di tenuta strutturale del significato nei diversi contesti, poiché è proprio la funzione di un elemento ciò che deve rimanere costante, mentre il modo nel quale questa funzione è svolta sarà di volta in volta reso aderente alle caratteristiche dei diversi contesti tecnologici, sociali o individuali.

Non progettare la propria identità digitale in modo pervasivo, è oggi un comportamento autolesionista. Quando siti, applicazioni, filiali o negozi fisici, pubblicazioni su carta, si configurano come luoghi isolati e impermeabili gli uni dagli altri, essi diventano rifrazioni disomogenee dell’identità di un brand.

Rilasciati nel nuovo ecosistema fisico-digitale, i contenuti che non possono connettersi ad altri contenuti o essere diffusi attraverso gli ambienti del reale, sono condannati a rimanere ai margini del flusso di condivisione della conoscenza. A essi saranno preferiti contenuti trasportabili, condivisibili, riutilizzabili, interoperabili, adattabili.

Noi percepiamo ciò che è “relazione” come “esperienza”, e per questa esperienza siamo disposti a pagare tanto quanto siamo disposti a pagare un bene materiale (pp. 141-142).

Altre recensioni

Estratti del libro

Indice

L’indice e un’anteprima dei contenuti sono consultabili nella scheda del libro nel sito dell’editore.