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Hegel e la Rete: Ovvero come superare la dicotomia fisico-virtuale

“La nuova internet riconcilia non solo la frattura tra reale e virtuale ma anche quella tra tecnologico e biologico. Diventa estensione del mondo integrandosi nella vita. Chissà perché la classifica delle ricerche internet effettuata ogni anno dagli Umani su Google si chiama proprio ZeitGeist, Spirito del Tempo” (Salvo Mizzi).

“Lo spirito del Tempo. Da Hegel al Web 2.0: Tra materiale e virtuale”.

Così recita il titolo dell’articolo di Salvo Mizzi nel numero odierno di Nòva 24 (l’inserto scientifico de Il Sole 24 Ore). Ne sono subito catturato e leggo. L’Autore (“pioniere della prima internet tv italiana, e oggi in Telecom Italia”) propone una lettura in chiave hegeliana delle attuali evoluzione della Rete, sostenendo che “la nuova internet diventa estensione del mondo integrandosi nella vita”.

Questo mi colpisce perché rafforza la mia idea di una progettazione di modelli trasversali o integrati di interazione uomo-informazione: in ultimo l’idea di una continuità dell’esperienza utente a cavallo tra fisico e digitale.

Materiale versus Virtuale. Questa coppia di opposti ipotetici ha sostituito da tempo la giustapposizione obsoleta tra Essere e Divenire, nel momento in cui è apparso sufficientemente chiaro che non si dava più l’essere (né tantomeno l’Essere), ma soltanto il Pop, che è il ciclo di riproduzione accelerato del divenire economico e spirituale. Si usa dire spesso che l’uso estremo delle tecnologie spinge la vita reale a convivere con quella virtuale. Ci si chiede se sia possibile gestire questa dicotomia. Ci si domanda anche, con gradi ambivalenti di angoscia, se le e-community innovano la convivenza o la deprimono. E ancora quali e quante opportunità offre alle organizzazioni il mondo virtuale, e se non esista un rischio di alienazione.

Si tratta di falsi problemi. Nell’era della vita digitale, diciamo noi, bisogna prendersi questa prima responsabilità: assumere una posizione compiutamente e felicemente hegeliana. E recitare con una certa convinzione il salmo: ciò che è virtuale è reale, e ciò che è reale è virtuale (Mizzi 2008).

Salvo Mizzi prosegue accostando la dialettica client-server a quella hegeliana servo-padrone.

Nella sua prima manifestazione, internet era ancora un paleoconcetto rudimentale la cui articolazione procedeva per mimesi della realtà […] Al negozio reale si affiancava un negozio virtuale […] Nella dialettica client-server prevaleva il client, così la diffusione del senso dipendeva largamente da singoli atti di volontà. Niente Long-tail per capirci. Nel frattempo, silenziosamente, le connessioni si sono trasformate in estensioni del soggetto e la potenza di calcolo degli oggetti, condivisa, ha generato una sintesi del tutto nuova, dando vita a una dialettica inedita. Il Web 2.0 potrebbe dunque essere definito, in prima battuta, come esito della prevalenza del server. Tra servo e padrone, alla fine, è il padrone (client) a essere meno libero perché deve la propria autonomia e la propria liberta al riconoscimento del proprio potere da parte del servo (server). […] Ma il cosiddetto Web 2.0 ha molto più a che fare con l’affermazione da parte dell’essere umano di una sorta di autocoscienza condivisa: tante unità pensanti mettono in comune prima il loro computing e subito dopo le loro esperienze per costituirsi come community.

E così conclude.

[…] la nuova internet riconcilia non solo la frattura tra reale e virtuale ma anche quella tra tecnologico e biologico […] La nuova internet diventa estensione del mondo integrandosi nella vita. Chissà perché la classifica delle ricerche internet effettuata ogni anno dagli Umani su Google si chiama proprio ZeitGeist, Spirito del Tempo (Mizzi 2008).

Mizzi, Salvo. 2008. Lo Spirito del Tempo: Da Hegel al Web 2.0: Tra materiale e virtuale. Nòva 24, 22 maggio, 9.