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Vertigine della lista

In base a quale criterio suddividiamo un insieme di oggetti in classi? O in base a quale lista di caratteristiche definiamo un’entità? Il nuovo libro di Umberto Eco sceglie un taglio originalissimo per esplorare i problemi ancestrali di ogni classificazione.

Gli oggetti in serie e le serie in genere esercitano da sempre su di me un fascino irresistibile. Ecco perché il nuovo libro di Umberto Eco, Vertigine della lista, mi ha subito catturato. E fornito quasi intellettuale conforto alla mia insana mania: perché dedicare un intero volume alle liste?

Al di là delle personali passioni (anche Eco confessa la sua inclinazione all’enumerazione), la lista costituisce indiscutibilmente la prima forma di organizzazione e classificazione. Richiamando da vicino il modo più spontaneo con cui organizziamo i documenti sul nostro tavolo da lavoro: quello mediante pile (o pile cabinet, come lo chiama Donald Norman giocando sull’inglese file cabinet = archivio).

Ma il libro di Eco è di particolare interesse perché si sofferma sul lato oscuro delle liste, quelle che sfuggono al controllo fino a scivolare nell’enumerazione caotica, apparentemente violando ogni regola di ordine (tanto per restare in tema di mania). In effetti, il cuore di questa ricerca riguarda uno dei problemi ancestrali di ogni classificazione.

Il sogno di ogni filosofia e ogni scienza sin dalle origini greche è stato quello di conoscere e definire le cose per essenza, e sin da Aristotele la definizione per essenza è stata quella capace di definire una data cosa come individuo di una data specie e questa a sua volta come elemento di un dato genere.

[…] Se ci pensiamo bene questo è lo stesso procedimento che segue la tassonomia moderna quando definisce la tigre o l’ornitorinco. Naturalmente il sistema delle classi e sottoclassi è più complicato, per cui la tigre apparterrebbe alla specie Felis Tigris, del genere Felis, famiglia dei Felidi, subordine dei Fissipedi, ordine dei Carnivori, sottoclasse dei Placentalia, classe dei Mammiferi; e l’ornitorinco apparterrebbe a una famiglia di mammiferi monotremi.

Ma, dalla sua scoperta in avanti, prima di definire l’ornitorinco come mammifero monotremo ci sono voluti ottant’anni, nel corso dei quali si è dovuto decidere come e dove classificarlo, e sino a quel momento esso è restato, inquietantemente, qualcosa di grande come una talpa, con occhi piccoli, le zampe anteriori che presentavano quattro artigli ed erano unite da una membrana, più grande di quella che univa gli artigli delle zampe posteriori, la coda, il becco di un’anatra, le zampe con cui nuotava e che usava anche per scavarsi la tana, la capacità di far uova e quella di nutrire i propri piccoli col latte delle sue mammelle.

[…] D’altra parte se un bambino chiede alla mamma che cosa e come sia una tigre, la mamma difficilmente risponderebbe che è un mammifero dei placentalia o un carnivoro fissipede, ma direbbe piuttosto che è una bestia feroce che sembra un gatto ma è più grosso, è agilissima, gialla e striata di nero, vive nella giungla, all’occorrenza è mangiatrice d’uomini, e così via.

[…] La realtà è che noi non diamo, se non raramente, definizioni per essenza, ma più sovente per lista di proprietà. Ed ecco che pertanto tutti gli elenchi che definiscono qualcosa attraverso una serie non finita di proprietà, anche se apparentemente vertiginosi, sembrano approssimarsi maggiormente al modo in cui nella vita quotidiana (e non nei dipartimenti scientifici) definiamo e riconosciamo le cose (pp. 217-221, grassetto mio).

Implicazioni per l’architettura dell’informazione

Il libro di Eco offre importanti lezioni per l’architettura dell’informazione.

Information design

Il libro è fra l’altro anche un bell’esempio di information design, con una elegante architettura millefoglie. Da leggere per intero se si è onnivori, oppure da spizzicare qua e là, o ancora da consultare come una sorta di enciclopedia (ogni capitolo funziona piuttosto bene anche autonomamente). Anche lo stile è adeguato ai diversi appetiti, e adatto tanto all’esperto quanto al novizio; tanto al filosofo o al semiologo quanto all’architetto dell’informazione – con uno stile essenziale e poco accademico a metà fra saggio e romanzo.

Ogni capitolo è così composto:

  1. una sintetica ma efficacissima introduzione al tema
  2. un ricco apparato iconografico sull’argomento
  3. un’antologia di testi letterari.

Un libro – almeno da prendere in mano in libreria – per chiunque a qualunque titolo lavori nel settore della gestione dell’informazione.

Per approfondire

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Sulla carta